Con 21,72 milioni di visitatori, la Sardegna si posiziona al decimo posto tra le regioni italiane, avvicinandosi a Puglia (22,68 milioni), Sicilia (23,35 milioni) e Campania (24,04 milioni), ma restando lontana dai dati di Toscana (55,48 milioni) e Veneto (74,16 milioni).
“Questi dati evidenziano la forza straordinaria della domanda turistica per la Sardegna. Tuttavia, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un potenziale da scoprire ulteriormente”, afferma Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna. “Non possiamo limitarci a ricevere più visitatori nei periodi di alta richiesta. La vera sfida consiste nel creare opportunità di viaggio in grado di attrarre diversi segmenti di domanda in altri momenti dell’anno, oltre che in aree e contesti che attualmente contribuiscono poco alla crescita di questo importante settore”. L’impatto economico del turismo è significativo: nel 2024, il valore aggiunto diretto e indiretto della filiera turistica sarda ammontava a circa 6,8 miliardi di euro, rappresentando il 19% del valore aggiunto totale della regione.
Il settore turistico in Sardegna è ancora altamente concentrato, sia temporalmente che geograficamente: il 93,3% dei 467 mila posti letto registrati si trova nei 71 comuni costieri, con solo il 4,1% delle presenze turistiche attribuibili all’entroterra. Anche all’interno delle aree costiere, la concentrazione è molto marcata: i dieci comuni più visitati raccolgono oltre la metà dei pernottamenti sull’Isola, e il 50,4% delle presenze è nel Nord Sardegna. Inoltre, la stagione turistica si dimostra breve: nel 2025, solo il 4% delle presenze annue si è registrato tra novembre e marzo. Questo divario è evidente anche nei collegamenti aerei: a Cagliari, le rotte programmate passano dalle 109 dell’estate 2026 alle 38 dell’inverno 2026-27, anche se si registra un miglioramento rispetto alle 33 dell’inverno precedente e un incremento del 17% dei posti disponibili, oltre a un aumento del 18% dei voli invernali nello scalo di Elmas.
Nel Nord Sardegna, le rotte estive servono 89 destinazioni da Olbia e 48 collegamenti da Alghero, ma molte non sono attive durante i mesi invernali: Volotea offre solo cinque collegamenti da Olbia attivi per l’intero inverno, mentre Ryanair ha annunciato riduzioni delle sue operazioni invernali su entrambi gli scali del nord Sardegna. “Il tema dell’accessibilità nei mesi non estivi” – prosegue Andrea Porcu – “è sia una condizione che un possibile esito dello sviluppo di un prodotto turistico attrattivo per tutto l’anno. Nelle zone interne, siamo ancora lontani dalla creazione di una filiera turistica sufficientemente ampia da generare ricchezza e occupazione per l’intero anno e da saturare eventuali incrementi nei voli”. I dati sui flussi e la loro distribuzione geografica dimostrano che gli eventi enogastronomici locali hanno un valore indiscutibile per le comunità e possono offrire, ai turisti già presenti sull’Isola, un’alternativa al sole e mare. Tuttavia, da soli non possono ancora definirsi un prodotto turistico continuativo e in grado di generare una domanda autonoma.
È necessaria la creazione di prodotti turistici di alta qualità, ben definibili e prenotabili: siti archeologici e culturali realmente aperti tutto l’anno, esperienze ambientali ed enogastronomiche più strutturate, turismo congressuale dove esistono le strutture adeguate. Le aziende del settore alberghiero stanno contribuendo con significativi investimenti nelle strutture e nel personale, ma è fondamentale potenziare le infrastrutture e i trasporti interni: un’isola difficilmente accessibile attira pochi visitatori, mentre pochi turisti non incentivano a migliorare l’accessibilità. Tutti i sardi, a cominciare dalle istituzioni, devono impegnarsi per interrompere questo circolo vizioso e fornire ai visitatori motivazioni per visitare la Sardegna e agevolazioni per farlo. Solo in questo modo, il potenziale turistico dell’Isola potrà trasformarsi in uno sviluppo sostenibile, a beneficio di tutta la comunità. Un interessante dato emerge dal confronto tra i flussi turistici e la demografia: in Sardegna si registrano 13,9 presenze annue per residente, rispetto a una media italiana di 9,1. La nostra isola si posiziona così al quinto posto, dopo Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto e Toscana per questo indicatore. Siamo lontani dai fenomeni di overtourism che si riscontrano invece in altre regioni o in città italiane più conosciute.
Confindustria Sardegna afferma che “i dati emersi dal Report, riguardo alla concentrazione dei flussi turistici nei primi 10 comuni costieri, indicano l’opportunità di implementare politiche di sviluppo del settore più articolate e coraggiose, promuovendo iniziative di investimento anche nei piccoli comuni, siano essi costieri o dell’entroterra, come è stato fatto in altre regioni del sud Italia”.
– foto IPA Agency –
