Prevenzione dei Rischi di Embolia Polmonare nella Chirurgia Estetica: Insights di Skerdi Faria - Agenzia di Stampa Italpress

Prevenzione dei Rischi di Embolia Polmonare nella Chirurgia Estetica: Insights di Skerdi Faria – Agenzia di Stampa Italpress

77 0

“L’embolia polmonare rappresenta un’improvvisa ostruzione di una o più arterie polmonari, di solito causata da un coagulo di sangue formatosi nel sistema venoso profondo, frequentemente nelle gambe, e che si sposta poi verso il polmone. È una complicazione temuta per la sua evoluzione rapida e imprevedibile, che può compromettere sia la funzione respiratoria che quella cardiovascolare. Per questo motivo, in chirurgia si seguono protocolli di valutazione del rischio e profilassi,” dichiara Faria.

“La chirurgia estetica – aggiunge – è a tutti gli effetti chirurgia, comportando implicazioni anestesiologiche, fisiologiche e tromboemboliche che richiedono un’attenta considerazione. I grandi database internazionali indicano che gli eventi tromboembolici, sebbene rari, non sono assenti, e il rischio tende ad aumentare con procedure combinate, interventi prolungati o in specifiche aree del corpo. Questa consapevolezza giustifica la necessità di protocolli rigorosi e di una selezione attenta dei pazienti.”

Ma quale è l’incidenza totale di eventi tromboembolici venosi nella chirurgia estetica? “Si aggira attorno allo 0,09%. Nelle procedure combinate aumenta a circa 0,20%, mentre scende a circa 0,04% nelle procedure singole – spiega Faria -. Gli interventi su viso e seno presentano tassi più bassi; sul corpo e nelle combinazioni chirurgiche il rischio cresce leggermente. Sebbene siano eventi rari, la loro significatività richiede protocolli rigorosi.” Tuttavia, un rischio ‘basso’ non implica mai ‘zero’. Senza considerare i fattori individuali del paziente – come BMI, fumo, terapia ormonale, storia familiare di trombosi, durata dell’intervento e mobilità post-operatoria – non è possibile trarre conclusioni specifiche su un singolo caso.”

Quali sono i fattori oftentimes responsabili di tali eventi nel periodo post-operatorio? “I fattori di rischio principali comprendono un BMI elevato, età avanzata, fumo, uso di contraccettivi o di terapie ormonali, storia familiare di trombosi, durata dell’intervento, immobilizzazione prolungata e procedure combinate o su aree del corpo a rischio. La presenza di uno o più di questi elementi rende fondamentale l’adozione di protocolli rigorosi di prevenzione e monitoraggio,” afferma Faria.

Il rischio – è importante sottolinearlo – non termina con l’uscita dalla sala operatoria… “Esattamente. La letteratura scientifica e le linee guida internazionali evidenziano che una porzione significativa di eventi tromboembolici può verificarsi anche dopo le dimissioni. Pertanto, la fase di educazione del paziente e un follow-up attento sono elementi chiave per garantire la sicurezza post-operatoria,” aggiunge il medico.

Un aspetto cruciale in questo contesto è la prevenzione: “Le principali misure meccaniche comprendono calze elastiche a compressione graduata e pompe pneumatiche intermittenti – precisa Faria -. Queste misure favoriscono il ritorno venoso e riducono il rischio di trombosi, soprattutto in procedure lunghe o nei pazienti a rischio, sempre seguendo protocolli rigorosi. La profilassi farmacologica è un importante strumento, ma deve essere gestita con equilibrio, bilanciando il rischio trombotico con quello emorragico. Le linee guida internazionali e i report scientifici sottolineano l’importanza di una stratificazione del rischio personalizzata: non esiste una soluzione universale, ogni decisione deve basarsi su una valutazione clinica precisa e individuale. Presso KEIT Day Hospital, la prevenzione degli eventi tromboembolici è centrale per la sicurezza dei pazienti. Attuiamo protocolli completi e aggiornati secondo standard europei: valutazione pre-operatoria del rischio individuale, utilizzo sistematico di calze compressive e pompe antitrombotiche, mobilizzazione precoce e, quando necessario, profilassi farmacologica. Su oltre 22.000 interventi, abbiamo registrato un solo caso sospetto, riconosciuto tempestivamente grazie all’ecodoppler e gestito con successo. Questo dimostra come una strategia strutturata e multidisciplinare possa ridurre significativamente le complicanze, anche nei contesti più complessi.”

– Nella foto Skerdi Faria (fonte KEIT) –

Desideri pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate partner? Contattaci all’indirizzo [email protected]

Fonte notizia

Related Post