Scopriamo il Museo della Collegiata: Pillole di Storia di Empoli

Scopriamo il Museo della Collegiata: Pillole di Storia di Empoli

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Continua l’appuntamento con ‘Pillole di Storia di Empoli‘. Nello studio di Radio Lady, insieme alla conduttrice Irene Rossi, l’esperto di storia locale e collezionista Giovanni Guerri ha condotto gli ascoltatori in un affascinante viaggio di scoperta del Museo della Collegiata di Sant‘Andrea, vero simbolo della città di Empoli.

Questo museo è un’istituzione di eccellenza che ha recentemente riaperto dopo un meticoloso intervento di restauro. Un luogo ricco di memoria, come ha commentato Guerri: “Dal punto di vista dell’arte, quando il professor Vittorio Sgarbi visitò Empoli, definì il nostro museo come ‘il più significativo dei musei cosiddetti minori’. Certo, non possiamo competere con realtà come gli Uffizi o i Musei Vaticani, ma questa struttura custodisce oggetti e opere d’arte assolutamente unici”.

Ripercorrendo la storia del museo, Guerri ne fa risalire le origini a oltre un secolo e mezzo fa: “Possiamo parlare di una storia di quasi duecento anni. Nel 1859, il Ministero degli Affari Ecclesiastici decise di destinare circa cinquemila lire per il restauro delle opere nelle chiese, tra cui la Collegiata”. La prima galleria d’arte fu allestita nella Cappella di San Lorenzo, l’attuale sagrestia, raccogliendo manufatti preziosi del Trecento e Quattrocento, provenienti anche da Santo Stefano degli Agostiniani e da donazioni di illustri famiglie empolesi, tra cui i Del Vivo, i Romagnoli e i Bogani. Il primo curatore fu Vincenzo Lami, seguito da Guido Carocci, con la preziosa assistenza del canonico Gennaro Bucchi.

Il percorso espositivo ha subito significative trasformazioni nel corso del Novecento, fino a raggiungere la configurazione attuale: “Già dal 1936 era iniziato il trasferimento di alcune opere. La struttura attuale è stata realizzata su progetto dell’architetto Morozzi: include quattro sale al piano superiore e due al piano terra, unitamente a spazi del chiostro per esporre le terrecotte dei Della Robbia. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 30 novembre 1956, proprio nel giorno di Sant‘Andrea, patrono di Empoli” ha spiegato Guerri.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Empoli ha pagato un prezzo altissimo, ma la galleria è riuscita a mantenere il suo nucleo vitale: “Sfortunatamente, quando fu minato il campanile, la Collegiata subì il crollo totale del tetto, poi ricostruito e ornato dal soffitto affrescato dai maestri empolesi Sineo Gemignani e Virgilio Carmignani. La Cappella di San Lorenzo fortunatamente fu risparmiata e molte opere si salvarono grazie al loro temporaneo trasferimento presso la Soprintendenza a Firenze”.

A testimonianza dell’evoluzione del museo rimangono preziose pubblicazioni, guide storiche e riproduzioni anastatiche, raccolte con attenzione da Guerri: “Fin dalla fine dell’Ottocento, sono state stampate guide dedicate alla città e alle sue meraviglie, come ‘Empoli Artistica‘ del Giglioli nel 1906 oppure il volume di Gennaro Bucchi del 1916. Ho anche un carnet del Comune con lo stemma coronato dei tre popoli storici: Empoli, Monterappoli e Pontorme. Ma la prima vera testimonianza illustrata della visita la dobbiamo al professor Umberto Baldini. Curiosamente, già nel 1856, prima della ristrutturazione del museo, Carlo Lorenzini, autore di ‘Pinocchio‘, da giornalista e appassionato d’arte, descrisse le opere empolesi nella sua guida storico-umoristica ‘Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno‘, raccontando le tappe del viaggio lungo la strada ferrata Leopolda”.

L’esposizione offre una straordinaria collezione di ceramiche invetriate di grande valore, tra cui la celebre ‘Madonna degli Ebrei‘ dei Della Robbia e la loro ‘Madonna con il Figlio‘ circondata da fiori. Nel museo si trova il Dossale d‘Altare del XIV secolo con al centro la statua di San Sebastiano di Antonio Rossellino e le opere del Botticini, autore anche del Tabernacolo del Santissimo Sacramento, un’Annunciazione dello stesso Rossellino, due tavole del Cigoli, una tela di Jacopo Chimenti detto ‘L‘Empoli‘ e una ‘Deposizione‘. Non dimentichiamo capolavori di Lorenzo Monaco, Filippo Lippi, Mino da Fiesole, Tino di Camaino e la Fonte Battesimale situata nella prima sala.

“L’opera che amo di più è ‘La Pietà‘ attribuita a Masolino da Panicale“ – afferma Guerri -. Si tratta di un capolavoro di tale intensità che persino un grandissimo artista contemporaneo come Bill Viola ne è stato colpito, trovando ispirazione per creare produzioni video-artistiche che sono poi diventate famose in tutto il mondo”.

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