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Record di caldo e siccità, Palagi (Spc): “La Regione rimandi l’apertura della caccia”

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Temperature record e siccità riaprono il dibattito sull’inizio della stagione venatoria in Toscana. Il consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi sostiene la petizione di 17 associazioni ambientaliste e animaliste per annullare le giornate di preapertura del 2 e 6 settembre e posticipare l’apertura generale della caccia al 1° ottobre, prevista attualmente per il 20 settembre.

“Siamo a sostegno dell’appello delle diciassette associazioni e chiediamo che Firenze contatti la Regione prima del 2 settembre”, dichiara Palagi, sollecitando l’intervento della sindaca e della Giunta prima dell’inizio della preapertura.

La Regione ha concesso le due giornate con la delibera di Giunta regionale n. 959 del 3 agosto 2026, autorizzando il prelievo di storni, piccioni e tortore dal collare dalle 6 alle 19. Una scelta che, secondo Palagi, non tiene adeguatamente conto delle condizioni climatiche rilevate durante l’estate.

Il riferimento è ai dati forniti da LaMMA, il quale attesta che il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il secondo più caldo in Toscana dal 1955, con una temperatura media di 25,6 gradi, superato solo dal 2003. A Firenze si sono registrati 27 giorni oltre i 36 gradi e 27 notti tropicali.

Palagi sottolinea che la stessa delibera regionale chiarisce il motivo della preapertura: “All’inizio di settembre, ci sono colture agricole vulnerabili a danni da parte delle specie in questione (come le oleoproteaginose in fase di maturazione)”. Tuttavia, nel documento, osserva il consigliere, “non c’è traccia di caldo e siccità”.

“Non è una questione tecnica, bensì di indicazione politica fornita dalla Giunta regionale”, sostiene Palagi, contestando l’assenza di riferimenti alle condizioni climatiche nella decisione di anticipare l’inizio dell’attività venatoria.

Il consigliere richiama anche il calendario venatorio 2026-2027, approvato con la delibera n. 679 dell’8 giugno. Il documento prevede, per la beccaccia, “appropriate precauzioni, come i limiti di prelievo giornaliero e stagionale e la sospensione immediata dell’attività venatoria in caso di avversità atmosferiche di particolare intensità”.

Il calendario stabilisce inoltre che il verificarsi di ondate di gelo o di “condizioni climatiche critiche per la specie” possa portare alla sospensione della caccia, comunicata tramite il sito della Regione e sul tesserino venatorio digitale.

“Esiste già quindi un meccanismo di sospensione climatica: vale quando la temperatura scende, non quando sale”, afferma Palagi. “È l’unico atto regionale in cui il clima ha un peso solo in una direzione”.

Per quanto riguarda la situazione idrica, l’Osservatorio dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale ha classificato la Toscana in una condizione di severità idrica media il 4 agosto, precisando che tutti gli usi risultavano garantiti, ma segnalando il rischio di arrivare all’autunno con riserve molto ridotte senza precipitazioni adeguate.

“Dopo quattro ondate di calore, con corsi d’acqua secondari in secca e animali concentrati su pochi punti d’acqua, aumentare le attività venatorie nella prima settimana di settembre non è una scelta neutra politicamente”, sostiene il consigliere.

Il 16 agosto, Italia Nostra e altre associazioni hanno scritto ai 257 Comuni toscani richiedendo l’applicazione dell’articolo 33, comma 5, della legge regionale 3 del 1994, che consente alla Giunta regionale di vietare l’esercizio venatorio in specifiche aree per “sopravvenute particolari condizioni stagionali e climatiche”, anche su richiesta dei Comuni.

Tuttavia, per Firenze, l’applicazione di tale norma avrebbe un impatto limitato, poiché, secondo la cartografia venatoria regionale citata da Palagi, il 98,8% del territorio comunale è già escluso dalla caccia. Tra le aree protette ci sono la zona di protezione “Firenze”, estesa per 9.513 ettari lungo le rotte di migrazione degli uccelli, e la zona di ripopolamento e cattura “Settemerli”, situata sulle colline tra Marignolle, Campora, Soffiano e Galluzzo.

“Le colline di Firenze non sono un recinto e la protezione fornita dal Comune interagisce con il territorio circostante”, evidenzia Palagi. “Firenze ha un interesse diretto, non simbolico, inoltre rappresenta la Sindaca della Città Metropolitana”.

Il consigliere ricorda infine la mozione presentata il 20 luglio contro il disegno di legge nazionale riguardante la caccia A.C. 2984. Il documento impegna la sindaca e la Giunta a rappresentare la posizione del Consiglio comunale nelle sedi istituzionali, “a partire da ANCI, dalla Regione Toscana e dalla Città Metropolitana di Firenze”.

La mozione è stata assegnata alla Sesta Commissione, con termine per il parere fissato al 5 settembre, quindi dopo le prime due giornate di preapertura. Di conseguenza, la richiesta è di accelerare i tempi.

“Chiediamo un’immediata calendarizzazione”, conclude Palagi. Ma soprattutto, aggiunge, “chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di non attendere quel voto per intraprendere l’azione più semplice, ovvero scrivere alla Regione prima del 2 settembre, in quanto Comune capoluogo e avendo un ruolo nella Città Metropolitana, per richiedere l’annullamento delle preaperture e il rinvio dell’apertura generale.”

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