Cinque giovani della provincia di Arezzo, tutti al di sotto dei 18 anni e alcuni di appena 14 anni, sono stati posti sotto indagine a seguito di un’inchiesta condotta dalla Procura per i minorenni di Firenze riguardante una rete di estrema destra operante online. Ai ragazzi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini: sono accusati, a diversi livelli, di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Le indagini, realizzate dalla Digos di Arezzo e coordinate dalla Procura minorile fiorentina, sono iniziate a marzo 2025 a seguito delle scritte apparse sui muri del parcheggio “Dalla Chiesa” di San Giovanni Valdarno. Frasi del tipo “White Power”, “Italia agli italiani” e “Nuova Italia” avevano destato preoccupazione e l’episodio era stato denunciato pubblicamente dalla sindaca Valentina Vadi.
Da quelle scritte, gli investigatori hanno gradualmente ampliato i loro accertamenti, ricostruendo l’esistenza di un circuito di adolescenti, attivo principalmente sui social media e caratterizzato, secondo gli inquirenti, da riferimenti all’ideologia nazista, fascista e suprematista. La rete avrebbe avuto collegamenti anche oltre i confini della Toscana. Inoltre, per l’accusa, alcuni dei ragazzi non si sarebbero limitati a condividere materiale estremista, ma avrebbero direttamente partecipato alla propaganda e alla diffusione di contenuti razzisti e suprematisti.
Una svolta nelle inchieste era giunta il 31 luglio 2025, quando la Digos aveva condotto 22 perquisizioni in varie città italiane, quattro delle quali in Toscana. Gli accertamenti avevano coinvolto anche due minorenni della provincia di Arezzo, di 14 e 17 anni, un quindicenne di Firenze e un altro minore residente a Livorno.
Durante le perquisizioni erano stati sequestrati o acquisiti manuali e documenti di matrice suprematista e nazionalsocialista, riproduzioni di armi senza tappo rosso, abbigliamento militare, passamontagna e materiale per il soft air. Tra quanto rinvenuto figurava anche una divisa delle SS.
A fornire ulteriori prove all’inchiesta è stata soprattutto l’analisi dei dispositivi elettronici e delle comunicazioni. Una nuova serie di accertamenti, svolta nel febbraio 2026, ha permesso alla polizia di acquisire numerose chat, fotografie, video e altri contenuti digitali. Materiale che, secondo la Digos, ha consentito di ricostruire i vari ruoli dei giovani all’interno del gruppo e di stabilire le responsabilità imputate ai cinque minorenni.
La Procura per i minorenni ora dovrà decidere come procedere e nei confronti dei cinque ragazzi potrebbe essere avanzata la richiesta di rinvio a giudizio.
