Quando ci imbattiamo nel nome latino di una pianta o di un animale, tendiamo a pensare che esso rappresenti una specie ben definita e stabile. Ma non è sempre così. In biologia, infatti, una specie è un’ipotesi scientifica basata sulle conoscenze attuali, che può essere confermata, modificata o persino smentita con l’emergere di nuove evidenze. Tuttavia, il nome latino non comunica nulla di tutto ciò.
Per affrontare questa problematica, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa ha creato il Turrill’s Omega Index (TOI), il primo indice standardizzato che consente di valutare quanto sia solida la classificazione di una specie. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista Biology, è stata realizzata da Lorenzo Peruzzi, Jacopo Franzoni e Antonio Giacò dell’Università di Pisa.
L’indice considera tutte le informazioni principali utilizzate per differenziare una specie da un’altra: dalle caratteristiche morfologiche alle analisi genetiche, fino all’isolamento riproduttivo e alla distribuzione geografica ed ecologica. Combinando questi dati, il TOI fornisce un valore che rappresenta la solidità delle evidenze scientifiche a sostegno della classificazione di una o più popolazioni come specie distinte.
“Sebbene lo studio presenti casi relativi a piante della flora italiana, il nuovo indice è stato progettato per essere facilmente applicabile a qualsiasi gruppo di organismi, dagli animali ai funghi, ogni volta che sia necessario valutare la solidità della classificazione di una specie,” afferma il Professor Lorenzo Peruzzi, del Dipartimento di Biologia.
Ad esempio, tra i casi esaminati, il croco dell’Isola d’Elba (Crocus ilvensis) ha ricevuto il punteggio massimo previsto dal nuovo indice: la sua distinzione dalle specie affini è supportata da informazioni morfologiche, chimiche, genetiche, citogenetiche e geografiche che sono concordi. Diversamente, per lo sparviere dell’Elba (Hieracium elbanum), una pianta erbacea endemica dell’isola Toscana, le evidenze scientifiche attualmente disponibili sono insufficienti per confermare se si tratti effettivamente di una specie distinta.
“Il nostro obiettivo è rendere più trasparente la qualità delle conoscenze scientifiche su cui si basa la classificazione di una specie,” conclude Peruzzi. “Questo nuovo indice potrà essere utile anche a ecologi, biologi e enti che si occupano di conservazione, per indirizzare priorità e risorse nella salvaguardia della biodiversità e delle specie a rischio. In tempi di risorse economiche e umane limitate, che purtroppo non consentono di conservare tutto, è più saggio, a parità di altri fattori di rischio, concentrarsi sulla conservazione di specie ben supportate da evidenze tassonomiche. Attualmente, è in corso un progetto pilota del Gruppo per la Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, che mira ad applicare il nuovo indice a tutte le piante endemiche di alcune aree geografiche italiane di grande importanza biogeografica e conservazionistica, al fine di testare l’utilità del TOI come strumento per stabilire priorità di conservazione.”
Fonte: Università di Pisa – ufficio stampa
