La Serie D come "Facoltà per allenatori"

La Serie D come “Facoltà per allenatori”

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La Serie D si configura come una vera e propria “Università degli allenatori”: ottime notizie per il calcio italiano, la gavetta ha ancora il suo valore. Questo è ciò che emerge alla vigilia dell’inizio del Campionato di Serie B. Un dato salta subito all’occhio: 13 allenatori su 20 hanno avviato le loro carriere nella Serie D, il principale campionato dilettantistico. Una percentuale del 65% che comunica in modo eloquente il percorso che oggi conduce a una panchina professionale. Questa percentuale è idealmente ancora più alta se consideriamo anche Possanzini, che aveva accettato la panchina del Mantova in D prima del ripescaggio in C, o se valutiamo la lunga gavetta di mister Caserta come calciatore tra i dilettanti.
Il filo conduttore è chiaro: in un calcio sempre più competitivo, la gavetta non è soltanto un passaggio obbligato, ma un marchio distintivo. La D è il primo laboratorio tattico e gestionale, dove un tecnico impara a gestire ogni aspetto, accumulando competenze preziose per le categorie superiori.
Ciò che impressiona è la diversità di origini tecniche, umane e professionali degli allenatori formatisi in D. Ci sono ex calciatori di Serie A che hanno ripreso dai settori giovanili dei club dilettantistici, allenatori che hanno iniziato direttamente dalle prime squadre nei campionati regionali, mister che dopo un anno in D hanno fatto il salto nei professionisti, giovani innovativi, e decani pluridecorati che hanno ottenuto successi anche in C e B. La gavetta non è più solo sacrificio, ma anche competenza accumulata, un patrimonio decisivo nella gestione di piazze calde e obiettivi ambiziosi.
Raffaele Biancolino (Avellino) ha avviato la sua carriera su panchine di Promozione ed Eccellenza. Fabio Caserta (Juve Stabia) ha calcato le campi della D da giocatore. Antonio Calabro (Carrarese) ha trionfato nei dilettanti con Gallipoli e Virtus Francavilla. Anche Alberto Aquilani (Palermo) ha iniziato a allenare i ragazzi under 17 del Trastevere subito dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Michele Mignani (Cesena) ha trasformato le sorti dell’Olbia in D. Guido Pagliuca (Empoli) ha collezionato quasi dieci campionati nella quarta categoria, scrivendo pagine importanti per i club toscani. Il vero decano è Massimiliano Alvini (Frosinone), nella foto sopra, che ha vinto tutto ciò che c’era da vincere in Promozione, Eccellenza e Serie D con il Tuttocuoio. Davide Possanzini (Mantova) ha sfiorato la categoria nella stagione 2023/2024 accettando la panchina dei biancorossi prima del ripescaggio in C. Andrea Sottil (Modena), dopo anni da calciatore professionista, ha mosso i primi passi nel suo percorso da allenatore con i giovanissimi del club dilettantistico Lucento, per poi vivere un’esperienza significativa in D con il Siracusa.
Matteo Andreoletti (Padova) ha trascorso la prima parte della sua carriera in D dal 2016 al 2022. Vincenzo Vivarini (Pescara) è tornato nel suo Abruzzo, dove ha iniziato a allenare in Eccellenza e Serie D con Pro Vasto, Luco Canistro, Renato Curi Angolana e Chieti. Anche Massimo Donati (Sampdoria), abituato alle ribalte nazionali e internazionali con Milan, Atalanta e Nazionale, ha deciso di ricominciare la sua carriera in Serie D con le panchine di Sambenedettese e Legnago. Luca D’Angelo (Spezia), alla guida di club in C e B da quindici anni, ha avuto la sua prima esperienza come allenatore in D con il Rimini nella stagione 2010/2011. Fabio Castori (Sudtirol) incarna l’emblema del tecnico che ha fatto della gavetta il suo punto di forza; trent’anni di professionismo salendo gradino dopo gradino tutte le gerarchie del calcio. Storia completamente diversa quella di Andrea Chiappella (Virtus Entella), passato da calciatore ad allenatore sempre con la Giana Erminio in D, ora alla sua prima esperienza nella cadetteria.
FONTE: lnd.it

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