La professoressa Anna Anguissola, docente di Archeologia Classica presso l’Università di Pisa, è fra i curatori insieme a Salvatore Settis e Chiara Ballestrazzi della mostra “Global Antiquity”, inaugurata il 30 luglio scorso alla Fondazione Prada di Milano. Allestita da Rem Koolhaas e AMO/OMA, l’esposizione rimarrà aperta nella sede milanese della Fondazione dal 5 novembre 2026 al 1° marzo 2027.
“Global Antiquity” riunisce oltre 150 opere provenienti da musei e collezioni internazionali, per illustrare le relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che tra il 700 a.C. e il 1000 d.C. hanno legato il Mediterraneo e l’Asia. Statue, rilievi, monete, tessuti, gioielli e oggetti di uso quotidiano ricreano una rete di scambi che attraversava continenti e mari, rivelando un mondo antico riccamente interconnesso.
Il percorso espositivo affronta temi quali globalità e ibridazione culturale, dimostrando come l’incontro tra popoli e tradizioni abbia dato vita a nuove espressioni artistiche e culturali. L’allestimento, concepito attorno ai principi di convergenza, simmetria e intersezione, guida il visitatore attraverso opere provenienti da alcune delle istituzioni museali più importanti al mondo, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il British Museum di Londra, il Louvre, i Musei Vaticani e il Parco Archeologico di Pompei.
Seguendo “Serial Classic” (2015) e “Recycling Beauty” (2022), “Global Antiquity” rappresenta la terza collaborazione di Anna Anguissola con la Fondazione Prada, continuando un percorso di ricerca che interpreta il patrimonio antico come uno strumento per comprendere il presente.
“Il compito dell’archeologo è quello di ricostruire paesaggi, reti di contatti, articolazioni e trasformazioni delle società umane attraverso i resti di cultura materiale che il tempo ha preservato – spiega Anguissola – Partecipare a un progetto così complesso mi ha portato a riflettere su come tradurre in un racconto accessibile i grandi scenari storici che la ricerca archeologica ricrea a partire da tracce frammentarie, seguendo lo stesso metodo che cerchiamo di trasmettere ai nostri studenti. All’Università di Pisa, il dialogo tra archeologi che studiano epoche e culture diverse, dalla preistoria all’età contemporanea, offre il contesto ideale per discutere i grandi temi al centro della mostra, come globalità e identità”.
Fonte: Università di Pisa – Ufficio stampa
