Empoli, la 'Call for Ideas' si conclude anticipatamente: FdI commenta "Il centro storico non si rilancia con iniziative improvvisate"

Empoli, la ‘Call for Ideas’ si conclude anticipatamente: FdI commenta “Il centro storico non si rilancia con iniziative improvvisate”

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Fratelli d’Italia Empoli si esprime in merito alla chiusura anticipata della ‘call for ideas‘ riguardante il progetto Apri Empoli, ritenuta causata dalla scarsa partecipazione dei proprietari degli immobili sfitti e dal numero ridotto di proposte ricevute. Nella comunicazione, il partito evidenzia come l’esito del bando metta in luce le sfide del centro storico e la necessità di un approccio più globale per il rilancio del Giro d’Empoli, comprendente azioni strutturali su commercio, accessibilità, sicurezza e valorizzazione urbana.

La chiusura anticipata della “call for ideas” del progetto Apri Empoli rappresenta un problema amministrativo significativo. È il segnale politico più chiaro di una difficoltà che Fratelli d’Italia Empoli denuncia da tempo: il centro storico non può essere rilanciato mediante iniziative sporadiche, bando stilati senza un concreto coinvolgimento o operazioni temporanee che non toccano le vere cause della crisi commerciale.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la “call for ideas” è stata chiusa prematuramente a causa della mancata adesione dei proprietari degli immobili sfitti. Senza disponibilità di fondi, non è stato possibile assegnare gli spazi alle nuove attività; dal lato imprenditoriale, è stato presentato soltanto un progetto, destinato a ricevere esito negativo. In sostanza, l’iniziativa lanciata per riattivare una parte del Giro d’Empoli ha avuto esiti deludenti.

Questo dato è ancora più significativo considerando che Apri Empoli non è un’iniziativa recente. Già nel 2025, l’amministrazione aveva introdotto il progetto come un metodo per “ripopolare” gli spazi sfitti del Giro tramite riuso temporaneo e rigenerazione commerciale. Il Comune si era impegnato a supportare lavori di manutenzione ordinaria, pulizia, allaccio e pagamento delle utenze, per poi rendere disponibili gli spazi per attività imprenditoriali, commerciali, artigianali e culturali.

Tuttavia, i risultati sono stati molto al di sotto delle aspettative. Dopo mesi, il precedente percorso ha portato all’assegnazione di un solo immobile in via Lavagnini, con un comodato gratuito per tre mesi, dopo lavori di ripristino dilatati e un investimento pubblico di 9 mila euro per la manutenzione ordinaria e per le utenze. Sebbene l’iniziativa possa sembrare apprezzabile in un singolo caso, non può essere considerata una vera inversione di rotta.

La realtà è che il problema del centro storico di Empoli non è emerso con l’ultimo bando e non può essere risolto attraverso un altro avviso pubblico. La stampa locale ha già messo in evidenza, nei mesi scorsi, l’inevitabile perdita di vitalità del Giro d’Empoli: spazi vuoti, cartelli “affittasi” e “vendesi”, attività storiche in difficoltà, affitti elevati, cambiamenti nelle abitudini di acquisto, concorrenza dell’e-commerce e calo dell’attrattività commerciale. Nelle principali vie del centro, come via del Papa, via Ridolfi, via Roma e via Spartaco Lavagnini, la situazione era già evidente: troppe saracinesche chiuse e scarsi segnali di un progetto unitario.

Riteniamo quindi ingiusto attribuire il fallimento del bando solo ai proprietari degli immobili. Se i proprietari non aderiscono, se le imprese non presentano progetti, se le nuove attività non trovano vantaggioso insediarsi nel Giro, il problema non è unicamente burocratico. È una questione di fiducia, di prospettiva e di sostenibilità economica. Nessun bando avrà successo se il contesto urbano in cui dovrebbe inserirsi non è percepito come attrattivo, sicuro, affollato, riconoscibile e in grado di generare reddito.

La questione politica è questa: il Comune ha cercato di intervenire sugli effetti piuttosto che sulle cause. Ha tentato di riaprire temporaneamente alcuni spazi, ma non ha creato una politica solida per il commercio urbano nel corso degli anni. Ha affrontato la crisi solo quando era già evidente, senza prevenire i segnali chiari. Troppo spesso ha delegato la ripresa del centro a eventi, iniziative sporadiche e comunicazione, senza trattare la domanda cruciale: quale identità commerciale, culturale e urbana dovrebbe avere il centro storico di Empoli nei prossimi dieci anni? Un fondo gratuito per breve tempo può essere utile per una sperimentazione, ma non può costituire da solo un’impresa. Un’attività economica necessita di flussi, servizi, accessibilità, sicurezza, parcheggi, decoro, residenzialità, regole chiare, costi sostenibili e un contesto urbano coerente. Se manca tutto questo, il fondo gratuito diventa solo una parentesi, non una strategia.

Il nuovo regolamento sul commercio nel centro storico, approvato nei mesi scorsi, conferma indirettamente il ritardo dell’amministrazione. Se oggi si ritiene necessario limitare attività ritenute incompatibili con il Giro d’Empoli, introdurre obblighi di decoro anche per gli spazi sfitti e proteggere l’identità commerciale del centro, significa che per troppo tempo si è trascurato di preservare tale identità. Il Comune ha presentato il regolamento come un cambiamento, ma per Fratelli d’Italia Empoli rappresenta soprattutto la certificazione di una lunga sottovalutazione del problema.

Non si tratta di polemica sterile. È tempo di affrontare la realtà. Il Giro d’Empoli è stato, per decenni, un luogo riconoscibile, vivace, parte integrante della storia commerciale e sociale della città. Oggi, in alcune aree, sembra sempre più distante dalla sua originale identità: meno botteghe, meno continuità commerciale, meno presidio sociale e minor capacità di attrarre famiglie, giovani, professionisti e visitatori. Questa trasformazione non è avvenuta per caso; è il frutto di anni di scelte mancate, politiche deboli, interventi tardivi e di una visione amministrativa che ha frequentemente confuso attività temporanee con un vero rilancio strutturale.

Fratelli d’Italia Empoli ritiene necessaria una vera “Patto per il Centro”, non un bando isolato. È fondamentale una strategia che coinvolga proprietari, commercianti, associazioni di categoria, residenti, professionisti, forze dell’ordine, operatori culturali e amministrazione comunale. Serve una mappatura aggiornata degli immobili sfitti, delle opportunità di affitto, delle attività cessate e nuove aperture, dei flussi pedonali e delle criticità in termini di sicurezza e decoro. È necessaria la definizione di obiettivi misurabili e tempi certi, non solo dichiarazioni di intenti.

È fondamentale lavorare su strumenti concreti: incentivi mirati per chi affitta a canoni sostenibili, collaborazione con i proprietari, politiche di accessibilità e sosta, presidio urbano, qualità degli eventi, promozione coordinata, protezione delle attività storiche, incentivazione di artigianato qualificato, servizi di prossimità, funzioni culturali realmente integrate e non improvvisate. Soprattutto, è necessaria un’amministrazione capace di stabilire quale centro storico desidera costruire, e non solo di rispondere quando l’ennesima saracinesca si abbassa.

Il fallimento della nuova “call for ideas” deve essere considerato un serio campanello d’allarme. Non basta affermare che il Comune non perderà risorse. Una città perde molto di più quando il suo centro non prospera: perde identità, relazioni, sicurezza, economia di prossimità e qualità della vita.

Per Fratelli d’Italia Empoli, la questione Apri Empoli dimostra che il tempo degli annunci è finito.

Dopo anni di amministrazioni di centrosinistra e giunte PD che hanno assistito, più che governato, al progressivo indebolimento del Giro, oggi è necessario avere il coraggio di cambiare approccio. Il centro storico non ha bisogno di soluzioni temporanee. Ha bisogno di visione. E quella visione, fino ad ora, è mancata.”

Fonte: Coordinamento Fratelli d’Italia Empoli

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