Vendemmia 2026: il caldo estremo anticipa la raccolta. Attesa di uva di qualità, ma si teme il maltempo: "Basta un giorno per rovinare tutto".

Vendemmia 2026: il caldo estremo anticipa la raccolta. Attesa di uva di qualità, ma si teme il maltempo: “Basta un giorno per rovinare tutto”.

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Grappoli più piccoli e con una maggiore concentrazione di zuccheri, elementi che fanno sperare in una qualità elevate della vendemmia. Questa è una delle impressioni nel settore vitivinicolo in Toscana, dove, dopo mesi caratterizzati da abbondanti piogge in inverno e primavera e un caldo intenso negli ultimi mesi, la maturazione delle uve ha subito un’accelerazione. Gli acini risultano più piccoli e, almeno per ora, gli agricoltori stimano una vendemmia di buona qualità, anche se con una produzione inferiore rispetto all’anno scorso.

È essenziale però mantenere un approccio prudente: “In agricoltura, la situazione può cambiare drasticamente in un attimo“, afferma Gianluca Gasparri, comproprietario con Gabriele Gasparri dell’azienda agricola Santa Lucia e Paletro a Gambassi Terme. Sono bastate due ore di pioggia intensa, il 12 agosto, per compromettere mesi di lavoro. I prossimi giorni saranno cruciali: l’andamento delle temperature e delle precipitazioni determinerà il risultato finale della vendemmia.

Le alte temperature hanno accelerato la maturazione delle uve, e la vendemmia di quest’anno sarà anticipata di circa dieci giorni, secondo le prime previsioni degli agricoltori: “Negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici, le vendemmie tendono a essere sempre più anticipate, poiché le temperature estive continuano a salire e le piante accelerano la fase di maturazione,” spiega Gianluca Gasparri. “Quest’anno in particolare, le temperature molto alte e il sole intenso hanno contribuito a un aumento veloce della concentrazione di zuccheri nei grappoli. Il processo di maturazione è stato accelerato.”

Tuttavia, una maturazione più rapida non implica necessariamente una produzione maggiore. Nonostante, come spiega Gasparri, “la vendemmia attualmente si profila buona in termini di qualità“, la quantità sarà leggermente inferiore rispetto allo scorso anno: “Con tanta luce e poca acqua, i chicchi sono più piccoli – specifica -: possono essere di alta qualità, ma pesano meno e quindi, a livello quantitativo, avremo sicuramente qualcosa in meno.”

Questo è il risultato dello stress idrico che le piante hanno dovuto sostenere durante il periodo di forte siccità. La vite infatti tende a conservarsi acqua per la propria sopravvivenza, riducendo l’acqua destinata al grappolo. Gli acini quindi rimangono piccoli, ma possono avere una maggiore concentrazione di zuccheri: “Quando la pianta raggiunge una condizione estrema, preferisce non dare più acqua al prodotto, ma trattenerla per sé, salvaguardando la propria sopravvivenza,” racconta Mattia Campagnucci, dell’azienda agricola Valleprima di Ortimino, nel territorio di Montespertoli. Anche qui la previsione è di una produzione inferiore. Campagnucci ipotizza una riduzione del 15-20%, pur sottolineando che è ancora prematuro fare una stima definitiva.

Scendendo sulle colline pisane, Leonardo Beconcini, presidente dell’associazione Vignaioli San Miniato, invita a considerare l’annata in base alle caratteristiche specifiche dei territori. Nel pisano, spiega, i terreni e le riserve idriche accumulate durante l’inverno hanno aiutato le viti a superare il lungo periodo di caldo: “Abbiamo avuto un inverno straordinario, caratterizzato da abbondanti piogge, e quindi le falde acquifere sono state ricaricate. È vero che abbiamo avuto temperature fino a 38-39 gradi per otto-nove settimane, ma nelle nostre colline ci sono riserve d’acqua nel sottosuolo.”

Per questo motivo, secondo Beconcini, l’annata “sarà una vendemmia splendida“. Nonostante l’invaiatura sia avvenuta dieci giorni prima, Beconcini ritiene che la quantità di uva attualmente sulle piante e le riserve d’acqua nel terreno possano aver contribuito a mantenere un buon equilibrio.

Anche la presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani conferma una situazione positiva dal punto di vista qualitativo, sebbene preveda un calo quantitativo. “A livello quantitativo, ci aspettiamo una diminuzione rispetto alla vendemmia precedente, mentre qualitativamente registriamo uve sane e belle, che ci fanno ben sperare in produzioni di vini di alta qualità – spiega -. Non siamo ancora in grado di fornire una valutazione organolettica precisa poiché le prossime settimane saranno fondamentali: a seconda dell’andamento di precipitazioni e temperature, la valutazione dell’annata potrà variare significativamente.”

Al momento, alcune varietà internazionali di uva precoce sono già in fase di raccolta o si stanno preparando a farlo. Per le uve autoctone, destinate ai grandi vini toscani, bisognerà attendere ancora: “Al momento, ci aspettiamo un anticipo di circa una settimana,” spiega Gasparri. “Per il Sangiovese, la raccolta avverrà a fine mese o al massimo nei primi giorni di settembre. Gli ultimi giorni saranno decisivi per la qualità del prodotto.”

Le varietà più precoci, comunemente destinate alla produzione di vini bianchi freschi, rosati e basi spumante, entreranno per prime in cantina. Tra queste rientrano Chardonnay, Pinot nero e altre varietà internazionali, che raggiungono prima il giusto equilibrio tra zuccheri e acidità, rendendole quindi pronte per la raccolta prima delle varietà a maturazione più tardiva.

In Toscana, la raccolta procederà poi con le varietà autoctone e, in seguito, con il Sangiovese.

Dopo settimane di caldo e siccità, anche la pioggia può diventare un fattore determinante per i vigneti. Tuttavia, è fondamentale considerare la sua intensità: se una pioggia moderata può risultare benefica per le piante nel superare lo stress idrico, un fenomeno intenso rischia di causare nuovi danni. Come spiega Gasparri, “un giorno o due di pioggia non farebbero male, purché non diventi eccessiva. In questo momento, per l’uva da vino, un’ora o due di acqua sono solo positive e migliorano la qualità del prodotto. Se invece dovesse iniziare a piovere in modo intenso e persistente, allora potrebbe diventare dannosa.”

Ed è proprio quello che è avvenuto ieri in alcune zone dell’Empolese Valdelsa e del Fiorentino, dove un violento nubifragio, accompagnato da forti venti e grandine, ha causato danni a piante e edifici. Anche sulle colline montespertolesi, il maltempo ha lasciato i suoi segni, con alberi caduti e disagi alla viabilità. Nei vigneti, già provati dalla siccità, dalla grandine e dai danni causati da animali selvatici, la pioggia del 12 agosto si aggiunge a un contesto già complicato, che potrebbe aver aumentato lo stress idrico della pianta. Tuttavia, secondo l’agricoltore, “la situazione per le colture è ambivalente: se da una parte la pioggia è stata benefica, dall’altra un assorbimento eccessivo d’acqua sta ingrossando gli acini fino a spaccarne la buccia, aumentando notevolmente il rischio di proliferazione batterica e marcescenza rapida dell’uva”.

A San Miniato, la pioggia recente non ha causato danni e, per i vigneti più giovani, potrebbe addirittura essere un aiuto dopo settimane di calore. Leonardo Beconcini avvisa però di non generalizzare la situazione, poiché i temporali estivi possono avere effetti molto diversi anche a breve distanza. “A San Miniato, tutto è a posto. Fortunatamente non ci sono stati danni e questa pioggia, soprattutto per i vigneti più giovani, è molto gradita,” racconta. Il vero pericolo, sottolinea, rimane la grandine, che può colpire aree molto specifiche e causare danni ingenti ai vigneti: “Il temporale estivo può portare grandine e questo è un grande pericolo per il vigneto. Dove colpisce, provoca gravi danni, e può essere limitato a zone molto piccole.”

Che ci sia poca acqua o che arrivi in abbondanza, per i produttori è ormai una questione con cui devono fare i conti ogni estate. Per questo motivo, secondo Gianluca Gasparri, è necessario incrementare la capacità di conservazione dell’acqua nel territorio, attraverso bacini da usare in caso di siccità: “Il tema dell’acqua è complesso e con Coldiretti stiamo ponendo attenzione su questo da tempo,” racconta. “Vorremmo ripristinare o realizzare nuovamente laghetti per avere in futuro la possibilità di effettuare, se necessario, irrigazione di soccorso.” L’idea, spiega Gasparri, è di utilizzare i bacini anche per regolare le acque durante le piogge più intense e allo stesso tempo avere riserve da utilizzare nei periodi di maggiore necessità.

Mattia Campagnucci guarda invece alla possibilità di intervenire sulle normative riguardanti il Chianti, consentendo l’irrigazione di soccorso nei periodi di massimo stress per la vite: “Non intendo irrigare ogni giorno, ma se fosse possibile irrigare una volta a settimana quando necessario, in particolare durante l’estate, sarebbe l’ideale.”

Intanto, a determinare il destino della vendemmia saranno soprattutto i prossimi giorni. Gli agricoltori sperano che le perturbazioni recenti possano far abbassare le temperature e favorire una maggiore escursione termica tra giorno e notte. “Temperature calde di giorno ma fresche di notte“, una condizione che, secondo Gasparri, potrebbe migliorare la maturazione dell’uva.

Ma fino alla raccolta, l’incertezza rimane. Leonardo Beconcini riassume il tutto con un’affermazione: “Basta un giorno per rovinare tutto. Incrociamo le dita.”

Il clima cambia, ma per chi lavora nel settore agricolo l’incertezza non riguarda solo le temperature e le precipitazioni. Leonardo Beconcini, presidente dei Vignaioli San Miniato, invita a esaminare le diverse annate senza cercare di anticipare troppo il futuro: “Dobbiamo essere sempre un po’ pronti ai cambiamenti e alle mutazioni,” spiega. Negli ultimi anni, racconta, i produttori hanno dovuto confrontarsi con condizioni molto variegate: dalle estati umide del 2023 e 2024, che avevano favorito attacchi di peronospora, il 2025 è stato leggermente più favorevole e il 2026 ha visto un’annata asciutta, con buone prospettive per grano e uva. Ai sensi di Beconcini, quindi, è difficile fare previsioni per l’annata successiva: “Noi che operiamo in agricoltura dobbiamo lavorare giorno per giorno, anno dopo anno, essendo sempre pronti a nuove annate. Non possiamo prevedere cosa accadrà il prossimo anno.”

Una difficoltà che si aggiunge a quelle economiche e che, a dire del produttore, influisce anche sul futuro stesso della professione agricola, che secondo Beconcini “è in via di estinzione.”

In questo contesto si colloca l’iniziativa della Regione Toscana. ARTEA ha autorizzato un anticipo di 60.982.524,85 euro sui contributi della Politica agricola comune per la campagna 2026, misura che interessa oltre 21.200 aziende agricole toscane. Gli anticipi possono raggiungere il 75% per gli aiuti diretti e l’85% per gli interventi di sviluppo rurale, grazie alla deroga europea. I pagamenti continueranno progressivamente fino al 30 novembre.

Garantire liquidità immediata alle nostre aziende agricole in piena estate, superando le tradizionali rigidità temporali burocratiche, significa difendere le nostre eccellenze, preservare i posti di lavoro e tutelare l’identità dei nostri territori. La Toscana continua a essere in prima linea nel fornire risposte rapide e concrete alle filiere produttive in un momento macroeconomico così difficile“, ha dichiarato il presidente della Regione Eugenio Giani.

Per l’assessore all’Agricoltura Leonardo Marras, l’anticipo serve a fornire “stabilità economica e certezza operativa a più di 21.000 imprese, permettendo loro di pianificare investimenti e affrontare le fluttuazioni dei costi di produzione. Questo sforzo congiunto tra uffici regionali e ARTEA dimostra che la semplificazione e la rapidità d’azione sono le vere leve per la competitività del sistema toscano.

Niccolò Banchi



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