Esistono situazioni in cui i sintomi neurologici si manifestano in modo chiaro, ma gli esami diagnostici non evidenziano lesioni. In tali casi, la diagnosi può diventare intricata e richiede un approccio alternativo per affrontare il problema. Questo è stato il tema centrale del convegno “Disturbi neurologici funzionali e malattie neurologiche: nuovi approcci diagnostici e terapeutici”, tenutosi recentemente presso il polo Santa Marta dell’Università di Verona. Un momento di confronto utile per discutere su diagnosi e gestione dei disturbi neurologici funzionali.
All’incontro hanno preso parte esperti provenienti da diversi settori, incluso il team dell’Ausl Toscana centro con le neurologhe Sara Giannoni, Elisabetta Bertini e Patrizia Piersanti, la psicologa Giuditta Martelli, il fisiatra Raffaele Petralli, lo psichiatra Ottone Baccaredda Boy, il direttore della Neurologia del San Giuseppe di Empoli Leonello Guidi, e Massimo Cincotta, direttore della Neurologia di Firenze, supportati dal direttore del Dipartimento specialistiche mediche Pasquale Palumbo. Il loro intervento si è focalizzato sulla gestione di questi disturbi nei reparti di emergenza e di degenza, condividendo l’esperienza di un gruppo aziendale operante in modo integrato.
I disturbi neurologici funzionali si presentano con sintomi come debolezza, tremori, difficoltà di movimento o crisi non epilettiche. Questi disturbi non derivano da lesioni del sistema nervoso, bensì da un funzionamento alterato dei circuiti cerebrali. Negli ultimi anni, la ricerca ha contribuito a una comprensione più approfondita di queste condizioni, aiutando anche a ridurre lo stigma ad esse associato.
Dal confronto è emerso un punto fondamentale: oggi la diagnosi non si basa più esclusivamente sull’esclusione di altre patologie, ma è supportata da segni clinici specifici. Questo cambiamento ha effetti tangibili, soprattutto nelle emergenze, dove una rapida identificazione del problema può prevenire percorsi diagnosticativi inadeguati.
«L’esperienza che proviene dai reparti di emergenza e ricovero del nostro ospedale – affermano i professionisti del gruppo – evidenzia quanto sia cruciale una diagnosi tempestiva e accurata dei disturbi neurologici funzionali per orientare immediatamente il percorso di cura».
«La cooperazione tra competenze neurologiche, psicologiche e riabilitative consente di elaborare interventi mirati e più efficaci, riducendo il rischio di trattamenti non idonei e migliorando la qualità di vita dei pazienti», concludono.
Il modello sviluppato a Empoli si basa su questo lavoro condiviso. Neurologi, psicologi, fisiatri e altri specialisti, come la psichiatra Elisa Cianelli e la logopedista Gaia Conti, collaborano per una gestione alla persona che integri tutti gli aspetti. Questo approccio si colloca in un contesto più ampio, in cui è sempre più comune la coesistenza tra disturbi neurologici funzionali e altre patologie, come Parkinson, sclerosi multipla o esiti di ictus, con importanti ripercussioni sulla diagnosi e sull’organizzazione dei percorsi assistenziali.
Il convegno si è concluso con una raccomandazione chiara: è necessario sviluppare percorsi strutturati e condivisi. In questa direzione, l’esperienza dell’Ausl Toscana centro offre un valido contributo, fondato sul lavoro quotidiano e su un approccio di équipe che mira a fornire risposte più rapide ed appropriate ai pazienti.
Fonte: Azienda USL Toscana Centro – Ufficio stampa
