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La targa dedicata a don Milani affronta il Tribunale di Lucca

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La targa situata ai piedi della statua di don Lorenzo Milani è ora al centro di una disputa legale presso il Tribunale di Lucca. A richiederne la rimozione sono Flavia Milani Comparetti, nipote del priore di Barbiana, e la Fondazione Don Milani, che hanno avviato un ricorso cautelare contro l’iscrizione eretta a Vagli Sotto (Lucca).

Questa situazione ha generato polemiche e reazioni particolarmente forti, soprattutto tra gli ex allievi di don Milani: alcuni di loro hanno firmato il ricorso, contestando il testo della targa e il modo in cui viene presentata la frase attribuita al sacerdote. L’incisione recita: “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi“.

Come riporta il Corriere Fiorentino, nel ricorso – presentato, tra gli altri, dall’avvocato e giurista Piero Ichino, che ha avuto una lunga amicizia con il priore – viene messa in discussione l’idea che la frase possa rappresentare in modo autentico il pensiero e l’eredità di don Milani. Secondo i ricorrenti, l’iscrizione non può essere considerata “come una sintesi, neppure approssimativa, neppure parziale” del suo pensiero e del suo insegnamento. Anche se si dimostrasse che don Milani abbia effettivamente pronunciato tali parole – circostanza che i promotori del ricorso contestano – la frase, sostengono, non potrebbe essere presentata come rappresentativa o emblematica della sua eredità culturale e spirituale.

La citazione sarebbe tratta dai libri su don Milani scritti da Alessandro Mazzerelli, ex attivista socialista ed ex esponente del centrodestra, che il 31 luglio 1966 incontrò realmente il sacerdote a Barbiana. Un’altra interpretazione del legame tra don Milani e il Partito comunista emerge anche dal ricordo di Oliviero Toscani, fotografo del priore di Barbiana, nel volume “Il segreto di don Milani“, pubblicato da Piemme nel 2002: Toscani racconta una frase che lo colpì particolarmente: “Forse noi preti non dovremmo andare d’accordo con i comunisti ma i comunisti sono gli unici che mi capiscono“.

Il ricorso si concentra quindi su questa contrapposizione tra le varie testimonianze e sulla possibilità di attribuire alla frase un significato rappresentativo del pensiero di don Milani. La richiesta principale è la rimozione della targa; in subordine, nel caso in cui il giudice non accolga questa istanza, i ricorrenti chiedono che l’iscrizione venga quantomeno oscurata. Ora la decisione spetta al Tribunale di Lucca, chiamato a esprimersi in tempi brevi sulla richiesta di misure cautelari.

Ad accrescere la tensione del dibattito è il contesto in cui la statua è stata inaugurata e benedetta: l’iniziativa è stata organizzata dalla Fiamma Tricolore di Vagli, un partito politico di estrema destra, elemento che ha ulteriormente alimentato le contestazioni, viste le storiche opposizioni tra don Milani e il mondo neofascista – che nel 1966, sessant’anni fa, è stato tra i più accesi avversari del sacerdote dopo la pubblicazione della sua lettera ai cappellani militari contro la guerra. Non è l’unica questione controversa proveniente da Vagli Sotto negli ultimi giorni: c’è anche la contestata decisione del sindaco Mario Puglia di erigere una targa in memoria di Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin Aleksandr Dugin.

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