Uno studio ha scrutinato più di 2.700 testate di canyon sottomarini, che si trovano nelle zone superficiali e vicine alle coste, utilizzando un modello di apprendimento automatico. Questo modello integra informazioni su dati batimetrici, sismicità strumentale, deformazioni della crosta terrestre e tassi di deformazione ottenuti tramite geodesia satellitare. I risultati indicano che l’attività tettonica e la prossimità alle foci fluviali sono i principali fattori che influenzano il ritiro e l’evoluzione di queste strutture paesaggistiche sottomarine.
La ricerca dimostra che i canyon sono sistemi dinamici, suscettibili tanto ai processi geologici profondi quanto alle dinamiche sedimentarie costiere, presentando importanti implicazioni per comprendere i rischi naturali nelle regioni costiere italiane e mediterranee.
“Questo progetto è stato possibile grazie all’accesso a numerosi dataset pubblici a livello Europeo e Nazionale, molti dei quali forniti dall’INGV, comprendenti dati satellitari e batimetrici – afferma Salvatore Stramondo, Direttore del Dipartimento Terremoti dell’INGV -. L’Italia è una delle poche nazioni a offrire gratuitamente un volume così elevato di dati geofisici e geomorfologici, permettendo un’analisi più accurata dei fenomeni che modellano i margini costieri e una migliore valutazione del rischio naturale”.
Secondo gli autori, l’interazione tra sismicità regionale e l’apporto di sedimenti dai fiumi crea condizioni di instabilità gravitativa nei versanti sottomarini, influenzando nel tempo la spostamento delle testate dei canyon verso la costa.
“I canyon sottomarini rappresentano autentiche vie preferenziali per il trasporto dei sedimenti verso il mare profondo”, sottolinea Nicolò Parrino, Ricercatore dell’INGV. “In questo studio, abbiamo applicato tecniche moderne di analisi basate sull’intelligenza artificiale per identificare i fattori che ne influenzano l’evoluzione, il che contribuisce a ricostruire l’interazione tra processi tettonici, dinamiche costiere e cambiamenti del paesaggio marino”.
“L’Italia è circondata da margini continentali sismicamente attivi e possessore di oltre 8000 km di coste, molte delle quali sono soggette a vari processi di origine sismica, che possono avere un impatto sui fondali e sulle coste” conclude Pierfrancesco Burrato, Primo Ricercatore INGV. “Queste informazioni sono vitali per proteggere le infrastrutture e pianificare adeguatamente la gestione del territorio costiero in aree ad alto rischio”.
I nuovi dati forniscono la base per ricerche più approfondite sull’evoluzione dei fondali e sulla sicurezza dei margini costieri, rafforzando le strategie di monitoraggio e prevenzione.
– fotografia a cura di IPA Agency –
