“È importante sottolineare che le farmacie operano nell’ambito commerciale grazie a un’autorizzazione comunale, senza possedere l’autorizzazione regionale per attività sanitarie, come richiesto per le strutture sanitarie. Inoltre, non soddisfano i 420 requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi previsti per le strutture sanitarie, e mancano di attrezzature adeguate, spazi idonei e personale medico qualificato,” afferma Giorlandino.
“Se queste informazioni fondamentali fossero state comunicate in modo corretto, il cittadino colpito da un malore non si sarebbe recato in farmacia per eseguire un elettrocardiogramma, dove non sono addestrati a effettuare rianimazioni cardiache, ma sarebbe andato in una vera struttura sanitaria: una delle 27.000 presenti sul territorio, come ambulatori, poliambulatori, ospedali o cliniche private attrezzate, dove il personale medico avrebbe immediatamente gestito la situazione, intervenendo con adrenalina in caso di asistolia o un farmaco antiaritmico in caso di aritmia, evitando di attendere l’esito dell’elettrocardiogramma,” aggiunge.
“Anche se l’esito sarebbe potuto essere negativo, almeno il paziente avrebbe ricevuto assistenza medica invece di un prodotto da vendere. Pertanto, l’ U.A.P si rivolge al Governo e al Ministero della Salute: chiediamo chiarezza nelle informazioni e l’assicurazione che chi svolge attività sanitaria possieda i requisiti richiesti dalla legislazione in vigore, come recentemente affermato dalla sentenza del TAR Sicilia, per mantenere il diritto alla salute tutelato dall’art. 32 e prevenire la commercializzazione della sanità a beneficio delle Lobby,” conclude Giorlandino.
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