Aeroporto di Palermo: Battisti - Un Esempio di Resilienza e Sviluppo nel Mediterraneo

Aeroporto di Palermo: Battisti – Un Esempio di Resilienza e Sviluppo nel Mediterraneo

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Dopo aver condotto Ferrovie dello Stato in una delle fasi più significative della sua storia e dopo essersi unito al consiglio di amministrazione di Fincantieri, Battisti ha optato per guidare l’aeroporto ‘Falcone Borsellino’ di Palermo. Questa decisione nasce dalla convinzione che “chi ha lavorato a lungo nelle grandi infrastrutture di rete sa che il valore strategico di un asset non si misura solo in base alle dimensioni, ma alla capacità di influenzare il sistema Paese. Palermo, con il ‘Falcone Borsellino’, non è un aeroporto qualsiasi, è una porta del Mediterraneo, in un’epoca in cui il Mediterraneo è tornato al centro degli equilibri geopolitici globali. È la sfida infrastrutturale più stimolante, quella di costruire resilienza in un contesto di instabilità.”

Battisti evidenzia che “gli aeroporti stanno diventando entità diverse. Non sono più solo punti di transito, ma piattaforme strategiche per la resilienza del sistema Paese. In tempi instabili, chi garantisce continuità operativa, ha solidi rapporti industriali e sa negoziare con diversi vettori, primeggia. La competizione si gioca non solo sui volumi di traffico, ma sulla capacità di assorbire shock esterni. Questo è valido per Palermo e per ogni grande hub europeo.”

Riguardo alla crisi energetica e al rischio di interruzioni nei voli per mancanza di carburante, dichiara: Questo scenario è possibile, ma deve essere interpretato con attenzione. Non stiamo affrontando un problema tecnico immediato di mancanza fisica, ma una tensione strutturale nella filiera energetica globale che influisce sulla capacità operativa del sistema. Se dovessero verificarsi interruzioni prolungate, l’Europa avrebbe margini ristretti, dell’ordine di poche settimane, prima di entrare in una fase di vera crisi operativa. Il rischio maggiore è sbagliare diagnosi, pensando che sia solo una questione di prezzi, quando è un problema di sistema. Se la crisi in Medio Oriente dovesse persistere, assisteremo a una selezione naturale, con meno voli marginali e una maggiore concentrazione sugli hub più forti.”

Battisti rimarca che “abbiamo scelto di anticipare il cambiamento invece di subirlo. Stiamo incrementando la produzione di energia solare interna, puntando a 2 megawatt entro il 2030 e a coprire fino al 20% del fabbisogno energetico dello scalo. Parallelamente, stiamo lavorando all’infrastruttura per il carburante sostenibile per l’aviazione, all’elettrificazione delle operazioni di piazzale e alla sostenibilità dei mezzi di rampa. Non è un vincolo imposto, ma un fattore competitivo, perché chi raggiunge prima un sistema energetico più autonomo avrà anche maggiori possibilità di affrontare la prossima crisi.”

Il vantaggio dello scalo palermitano è quello di essere una porta naturale del Mediterraneo, ma comporta responsabilità maggiori. Per un territorio insulare, il trasporto aereo non è un’opzione, è una necessità; non può esserci continuità territoriale senza continuità aerea. Recentemente abbiamo sviluppato una strategia fondata su tre pilastri: resilienza operativa, diversificazione di rotte e vettori, e qualità dell’infrastruttura e dei servizi. Nei momenti di crisi, gli aeroporti vengono scelti non solo in base alla domanda, ma alla loro capacità di mantenere il sistema operante.”

I dati confermano che stiamo seguendo la giusta direzione. Nel 2025 – prosegue Battisti – abbiamo raggiunto un utile record, superando i 9,2 milioni di passeggeri, grazie soprattutto alla destagionalizzazione dei flussi turistici e a un aumento del traffico business. Anche il primo quadrimestre del 2026 ha seguito questa tendenza, con oltre 2,5 milioni di passeggeri, un incremento del 6,7% rispetto all’anno precedente. Il traffico internazionale rappresenta ora il 40% del totale, con la Francia diventata il nostro mercato estero principale. Sulla base di questi risultati, abbiamo aggiornato le nostre previsioni per tutto l’anno.”

Per l’estate 2026, l’offerta di voli è cresciuta significativamente. Quest’estate – spiega Battisti – collegheremo 30 Paesi con 108 destinazioni, attraverso rotte nazionali, internazionali e due intercontinentali, grazie a 37 compagnie aeree. Quattordici nuove destinazioni e tre nuovi vettori stanno debuttando. Questo è il risultato diretto della nostra strategia di diversificazione: più operatori, più rotte, minore dipendenza da un singolo mercato o partner commerciale. È la tipica ridondanza strategica richiesta in un sistema instabile.” L’attivazione della nuova area cargo, che è tre volte più grande di prima, “rappresenta un importante passaggio strategico che rafforza il nostro posizionamento in uno dei segmenti di maggiore crescita e valore aggiunto, la logistica aerea. Questa infrastruttura crea nuove opportunità di business per il territorio, favorendo l’e-commerce, l’agroalimentare di qualità e i traffici commerciali internazionali. Ancora una volta, è un tassello della stessa logica: diversificare le fonti di ricavo e ridurre la dipendenza da un’unica attività.”

Un tema cruciale del suo mandato è la privatizzazione di Gesap. “È la sfida più significativa che stiamo affrontando” – afferma Battisti – è già entrata nella fase operativa. L’assemblea dei soci, dove il Comune e la Città Metropolitana di Palermo possiedono il 72,8% e la Camera di Commercio di Palermo-Enna il 22,8%, ha dato mandato per avviare il processo di privatizzazione sostanziale della società. È stato pubblicato un bando europeo per la selezione dell’advisor finanziario che supporterà la valorizzazione e la cessione della quota di controllo, predisponendo lo schema di gara e assistendo la società fino al closing. La concessione per la gestione totale dello scalo scade nel 2049 e questo lungo orizzonte temporale rende l’asset particolarmente allettante per investitori industriali seri.”

Battisti sottolinea che la capitalizzazione è necessaria; non possiamo andare avanti solo con fondi pubblici. L’apertura del capitale, se guidata da un solido modello di governance, può trasformare un’infrastruttura in un acceleratore di sviluppo economico. Il nostro obiettivo è attrarre partner industriali globali capaci di portare competenze, tecnologia e capitali a lungo termine. Riteniamo che la privatizzazione non significhi necessariamente la fuoriuscita del pubblico; in un’ottica di sviluppo, la sinergia tra pubblico e privato è essenziale, anche a tutela dell’interesse collettivo, dell’occupazione, delle rotte sociali e degli standard di servizio.” Per accompagnare questo processo, “il piano industriale prevede investimenti fino a 250 milioni di euro entro il 2030, focalizzandosi sull’ampliamento del terminal, sulla sostenibilità energetica con fotovoltaico e sistemi di accumulo, sulla digitalizzazione dei processi e su infrastrutture pronti per i carburanti sostenibili. L’ambizione è quella di arrivare a un aeroporto connesso, sostenibile, digitalmente avanzato e ben integrato con il territorio; una porta strategica per il Mediterraneo e, spero, un modello di partnership pubblico-privata di successo per il Mezzogiorno.”

In collaborazione con Enac abbiamo firmato un contratto di programma che prevede 68 milioni di euro di investimenti fino al 2027. Queste risorse sono destinate a infrastrutture, sostenibilità e qualità dei servizi e costituiscono il quadro entro il quale continueremo a sviluppare lo scalo nei prossimi anni, dal potenziamento delle aree passeggeri agli interventi sul lato aeromobili.”

L’Europa, in questo contesto di instabilità geopolitica, risulta più vulnerabile rispetto ad altri Paesi. “È un tema cruciale – afferma -. L’Europa ha giustamente promosso la transizione energetica, ma senza costruire parallelamente una filiera industriale e di approvvigionamento sufficientemente autonoma. Questo ci espone oggi a uno shock esterno. Il rischio maggiore è sbagliare diagnosi, pensando che si tratti solo di un problema legato ai prezzi quando, in realtà, va affrontato in modo strutturale.”

Nel corso della sua carriera, Battisti ha accumulato esperienze in vari ambiti strettamente legati alle infrastrutture e alla mobilità: dalle ferrovie ai porti, pur se indirettamente tramite Fincantieri, fino agli aeroporti. Il filo conduttore – spiega – è la convinzione che le infrastrutture di trasporto, ferroviarie, marittime o aeree, debbano essere gestite con la stessa logica. Non più semplice gestione di flussi, ma presidio di sistemi complessi esposti a shock esterni, geopolitici, energetici e industriali. Che si tratti di un treno ad alta velocità, di una nave o di un aeroporto, il principio è lo stesso, la crescita odierna non può più essere lineare, deve essere gestita all’interno di un sistema instabile. È necessario diversificare i mercati e le relazioni e investire in infrastrutture resilienti.”

Nei prossimi mesi, per l’aeroporto di Palermo ci si aspetta una fase di trasformazione, non di crisi. Ci sarà maggiore selettività nelle rotte, attenzione alla struttura dei costi e rafforzamento degli hub strategici. Ma soprattutto, una nuova consapevolezza, che riguarda Palermo e l’intero sistema Paese: il trasporto aereo è un’infrastruttura critica e fondamentale per l’economia, non un servizio accessorio. Chi lo comprenderà per primo avrà un vantaggio competitivo duraturo.”

– Foto ufficio stampa Gesap –

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