Salutequità: Necessario un Nuovo Piano Sanitario Nazionale per Contrastare le Disuguaglianze

Salutequità: Necessario un Nuovo Piano Sanitario Nazionale per Contrastare le Disuguaglianze

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Il Rapporto presentato al 3° Summit di Salutequità offre un’analisi dettagliata riguardante le problematiche sanitarie in Italia, unendo le informazioni discusse in precedenti edizioni su temi come le leve per l’equità e la sostenibilità. “Il nostro report mette in luce un panorama complesso e disarticolato della programmazione sanitaria in Italia” – ha affermato Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – evidenziando disuguaglianze regionali, sociali ed economiche che ostacolano l’equità e l’accesso tempestivo ai servizi sanitari. L’assenza di un nuovo Piano Sanitario Nazionale, l’ultimo risale a venti anni fa, risulta allarmante, specialmente considerando che è un obbligo di legge. La scarsa coesione tra i Piani sanitari regionali indica una mancanza di visione strategica e coordinamento tra le istituzioni governative del SSN. La necessità di un nuovo Piano è stata sottolineata negli ultimi due Atti di Indirizzo del Ministro della Salute, per gli anni 2024 e 2025”.

“Tuttavia, finora non è stato pubblicato alcun testo o inviato alla Conferenza delle Regioni. Ma redigere un documento non basta” – ha aggiunto – “Chi sarà responsabile della sua approvazione e con quali scadenze? Il Parlamento o il Governo assieme alle Regioni? Si garantirà il coinvolgimento di tutti gli stakeholder, inclusi pazienti e cittadini? Sarà vincolato a risorse specifiche per la sua attuazione e a un cronoprogramma chiaro? Sarà oggetto di un monitoraggio rigoroso? Sarà un Piano sociale e sanitario o solo sanitario? Investire 142 miliardi di euro nel 2026 senza una visione chiara del SSN e una cooperazione reale tra Stato e Regioni costituirebbe un’opportunità sprecata per modernizzare il nostro Servizio Sanitario Pubblico”, ha concluso Aceti.

Un’analisi sui Piani Sanitari delle Regioni e Province Autonome condotta da Salutequità mostra che: 10 Regioni hanno un piano sanitario integrato sociosanitario; 16 Regioni possiedono un Piano Sanitario o Sociosanitario approvato precedentemente alla pandemia; 4 Regioni sono attualmente in fase di aggiornamento: Basilicata e Piemonte stanno completando l’approvazione del loro nuovo piano regionale. L’Umbria sta lavorando all’aggiornamento del piano sanitario regionale. L’Emilia-Romagna ha avviato un percorso partecipativo per elaborare il nuovo piano sociale e sanitario regionale; Abruzzo e Puglia stanno sviluppando programmi operativi regionali (POR) 2025-2027; Calabria e Molise si concentrano sui piani 2022-2025 e 2023-2025 rispettivamente; Molise sta preparando un nuovo POR per il 2025-2027 (in consultazione pubblica); il Friuli-Venezia Giulia si distingue per l’aggiornamento annuale della pianificazione sociosanitaria, mentre la PA di Trento ha realizzato un piano decennale con approccio partecipativo, che include indicatori per il monitoraggio e la rendicontazione pubblica.

Ad oggi, il Piano Sanitario Nazionale, previsto dalla legge, è bloccato al periodo 2006-2008. Il Patto per la Salute 2019-2021 è stato prorogato “sine die” per legge. In attesa presso la Conferenza Stato-Regioni ci sono anche il nuovo Piano Nazionale di Governo Liste d’Attesa 2025-2027 e il nuovo Piano pandemico 2025-2029. Il Ministero della Salute ha richiesto la proroga del Piano Nazionale Prevenzione 2020-2025, ma tale richiesta non è stata accolta. Le Regioni hanno invece cercato un’accordo per avviare discussioni sulla redazione di un nuovo piano prima della scadenza. La proroga del Piano Nazionale per il contrasto all’Antibiotico resistenza 2022-2025 è stata estesa fino al 31 dicembre 2026. Dallo scorso anno, i piani oncologici nazionali e le malattie hanno ricevuto un aggiornamento dopo un intervallo di sette anni, mentre il Piano Nazionale per la Cronicità ha ricevuto attenzione dopo nove anni, sebbene con varie osservazioni e dubbi da parte della Conferenza delle Regioni riguardo ai finanziamenti e alla trasparenza nella gestione delle patologie.

L’Italia si caratterizza per un’aspettativa di vita crescente (il numero di centenari è aumentato del 30% negli ultimi dieci anni) e una popolazione sempre più multiculturale (una persona su dieci è straniera), ma anche per nuclei familiari in diminuzione. Si prevede che nel 2043, 10,7 milioni di persone vivranno sole, di cui 6,2 milioni saranno anziani. Oltre un quinto della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale, prevalentemente nel sud del Paese. L’Italia risulta ancora poco digitale, posizionandosi al ventiduesimo posto nei ranking dell’UE, con un divario rispetto a Spagna e Francia. Occupiamo il quinto posto al mondo per l’aspettativa di vita alla nascita (83,5 anni), ma solo 58,1 anni sono trascorsi in buone condizioni di salute, in calo rispetto al 2023. Le disuguaglianze regionali emergono chiaramente, con una speranza di vita differente di circa tre anni tra le aree più e meno longeve. Il tasso di mortalità è più elevato nel Mezzogiorno, in particolare per malattie cardiovascolari e diabete. Nel 2021, i tassi di mortalità evitabile erano superiori alla media nazionale in Campania, seguita da Molise, Sicilia, Puglia e Lazio.

Le principali cause di morte continuano a essere le malattie cardiovascolari e i tumori. La salute mentale è diventata una priorità crescente, con 7 milioni di persone affette da emicrania, 12 milioni da disturbi del sonno, 1,2 milioni con demenza, 800.000 con esiti di ictus e 400.000 con Parkinson. Alcune malattie non ricevono adeguata considerazione nella programmazione nazionale, generando disuguaglianze nei diritti sanitari e sociali. Il Parlamento sta tentando di affrontare queste problematiche mediante proposte di legge. La spesa sanitaria sostenuta dalle famiglie è aumentata di circa 9 miliardi di euro dal 2012 al 2024, raggiungendo un totale di 41,299 miliardi. Nel 2024, il 5% delle famiglie ha incontrato difficoltà nell’accesso a più di tre servizi essenziali, registrando differenze significative a livello regionale.

Un esempio di tali disparità si evidenzia nella cura oncologica: nonostante i progressi generali, Regioni come Calabria, Molise, Marche, Basilicata e Sardegna mostrano ancora carenze nel soddisfare le richieste dei pazienti. Sette Regioni non hanno integrato la rete oncologica con l’attività territoriale. Di conseguenza, Agenas ha proposto delle “Linee di indirizzo sull’integrazione ospedale-territorio in oncologia”, inviate alla Conferenza delle Regioni nel 2024, ma al momento sono in attesa. Per quanto riguarda gli screening oncologici, nel 2024 sono stati invitati 17,9 milioni di persone, ma solo 7,3 milioni hanno partecipato, con una copertura per il cancro al colon-retto lontana dal target raccomandato.

L’Italia si distingue per il suo alto tasso di donazione: 30,2 donatori per milione di persone, anche se con forti variazioni geografiche. Toscana, Emilia-Romagna e Veneto sono in testa, mentre Regioni come Molise e Campania mostrano tassi molto più bassi. Cresce anche la raccolta di plasma, che ha superato le 900 tonnellate, ma la domanda di immunoglobuline polivalenti è aumentata del 57% negli ultimi dieci anni, con il livello di autosufficienza attualmente fissato al 59%.

– foto tabella Salutequità –

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