“La convinzione che lo sport sia dannoso non è corretta; tuttavia, il rischio di infortuni aumenta con un livello di competitività e prestazioni più elevato. Gli sport di contatto e quelli che coinvolgono una palla espongono sicuramente le mani a diversi tipi di trauma: ad esempio, i pugili sono generalmente più protetti rispetto a cestisti, pallavolisti o tennisti, poiché questi ultimi usano le mani e i polsi in modi che li rendono vulnerabili a patologie traumatiche e da sovraccarico. È innegabile che tennis e padel abbiano visto una crescita esplosiva grazie a Sinner, ma ciò ha portato anche a un aumento di infortuni da sovraccarico come tendiniti e infiammazioni, soprattutto tra coloro che si cimentano nello sport senza una preparazione adeguata, ispirandosi a lui”, ha dichiarato Giorgio Pivato, responsabile dell’unità operativa di Chirurgia della mano del Gruppo Humanitas, nel corso di un’intervista con Marco Klinger per Medicina Top, un format televisivo dell’agenzia di stampa Italpress.
In caso di trattamenti in ritardo o inadeguati, continua, “il rischio principale, oltre alle fratture, è la rigidità. Gli atleti come cestisti e pallavolisti possono spesso affrontare il problema del dito insaccato, causato da lussazioni o coinvolgimento dell’apparato legamentoso: se non trattato correttamente, gli infortuni possono consolidarsi con tessuto cicatriziale che limita la mobilità; invece, un recupero tempestivo consente di evitare esiti sfavorevoli. Quando un dito ‘esce’, si rompono tutti i legamenti e la capsula: senza un intervento adeguato vi è il rischio di rimanere con un dito rigido”.
Pivato analizza poi la differenza tra gli infortuni alle mani per i praticanti sportivi amatoriali e quelli professionisti: “Le lesioni più comuni per gli sport invernali sono legate al legamento collaterale, mentre per gli sport di contatto si tratta di fratture delle falangi. Ma nel caso dei professionisti, ogni infortunio ha un peso significativo, perché conoscono le problematiche legate al loro sport; i dilettanti, invece, tendono a infortunarsi per cause più leggere, come errori di allenamento o inattività”.
Infine, Pivato mette in evidenza quello che potrebbe essere l’infortunio più significativo alla mano del 2026: “Ho avuto modo di confrontarmi con il team medico di Alcaraz. Il suo infortunio è verosimilmente legato a una condizione infiammatoria, associata a una lesione parziale del legamento fibrocartilagine triangolare. Durante il rovescio, quando la mano è in posizione prona, questo legamento può subire stress. Esistono anche predisposizioni congenite: Sinner ha caratteristiche fisiche che gli permettono di eseguire certi movimenti senza ricorrere a questo tipo di infortuni, mentre l’ulna umana è generalmente più instabile e non può essere forzata, altrimenti si manifestano varie problematiche”.
In conclusione, Pivato ribadisce le differenze tra pazienti normali e atleti professionisti, dove i primi “mostrano una maggiore tolleranza al dolore rispetto ai professionisti, che ricevono supporto da team medici e riabilitativi, aiutandoli a perfezionare i loro movimenti e prevenire sovraccarichi. Questi aspetti possono essere allenati; con il corretto riscaldamento e defaticamento, si possono evitare molti infortuni da sovraccarico. La biologia è la stessa per tutti e gli atleti non sono supereroi: Sofia Goggia ha gareggiato il giorno dopo aver subito una frattura, e Marc Marquez ha dovuto affrontare complicazioni mentre si allenava. È fondamentale rispettare la biologia e avere consapevolezza del supporto professionale di cui dispongono questi atleti, che hanno esigenze funzionali diverse dalle nostre. È importante raggiungere il limite del fastidio senza mai oltrepassare quello del dolore e imparare a non fare tutto da soli. Questo vale anche per i musicisti; se si ha accesso a preparatori competenti, si possono evitare infortuni grazie a un’adeguata preparazione”.
– foto tratta da video Medicina Top –
