Le mie avventure nel curriculum: Risate con Umberto Veronesi

Le mie avventure nel curriculum: Risate con Umberto Veronesi

149 0

Non ha mai rinnegato quell’episodio. Anche dopo aver indossato il camice, ha sempre ritenuto che quelle esperienze non sminuivano la sua “professionalità” e la necessità di concentrarsi su ciò che doveva fare. Per lui, essere stato uno degli autori della ‘beffa del secolo’, come è stata definita, “non è un peso del passato, anzi. Ho sempre incluso lo scherzo delle ‘false teste di Modì’ nel mio curriculum fin dall’inizio”, racconta Pier Francesco Ferrucci.
Il ‘bad boy’ che è entrato nella storia con i suoi amici per la più grande ‘fake news’ involontaria della storia dell’arte è cresciuto. Oggi, è un rinomato oncoimmunologo e presidente del Comitato scientifico della Fondazione Grazia Focacci, con cui è impegnato in diverse iniziative, inclusa quella presentata al Pirellone a Milano: martedì 1 aprile – giorno non scelto a caso, in concomitanza con il ‘Pesce d’aprile’, una celebrazione goliardica – si svolgerà allo Sporting Club di Monza ‘La beffa del secolo. Le teste di Modì tra scienza e beneficenza’, una serata dedicata alla prevenzione, alla ricerca e al supporto per pazienti oncologici e le loro famiglie, prendendo spunto dalle storiche false teste di Modigliani.

Quella burla epica, di cui ancora si discute, “è parte della mia vita – racconta Ferrucci, oggi parte del gruppo MultiMedica – e ritenevo che in qualche modo rappresentasse il mio percorso. Nel tempo ho compreso che poteva servire a unire persone con interessi e background diversi, focalizzate su tematiche più rilevanti e nobili”, come la ricerca sul cancro e l’accessibilità delle nuove terapie per i pazienti. Qual è stata la reazione di chi leggeva quella riga nel suo curriculum? “È sempre stata divertente”, confida a margine all’Adnkronos Salute. “Quando sono stato assunto all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ad esempio, Umberto Veronesi mi ha chiamato e abbiamo riso molto su questo. A un certo punto, visto il numero di richieste dei giornalisti che riceveva, mi ha detto, con un sorriso ironico: ‘La segretaria è mia, non posso costringerla a rispondere a tutti quelli che vogliono sapere di te’. Era davvero un mito”, sorride.

La burla delle false teste di Modì è nata nell’estate del 1984. “A Livorno, la mia città natale, è stata organizzata una mostra di sculture, principalmente di Modigliani. Si era diffusa la leggenda che alcune teste fossero state gettate nel canale che circonda la città. In realtà, pochi credevano davvero di poter trovare qualcosa. Livorno era stata colpita duramente durante la guerra e quei canali erano stati ripuliti più volte nel Dopoguerra; se Modigliani avesse gettato delle sculture, non si sarebbe saputo dove fossero finite”. Tuttavia, “questa storia ha suscitato grande interesse. Noi, che avevamo appena finito il liceo e iniziato l’università (Ferrucci era iscritto a Medicina, ndr), pensammo di realizzare qualcosa di simile a quelle sculture. Non avremmo mai immaginato che la nostra ‘opera’ potesse essere scambiata per autentica”.

Il resto è storia: “Pensavamo di finire sui giornali il giorno dopo, invece le cose sono andate diversamente. Abbiamo partecipato a uno speciale della Rai che ha raggiunto 14 milioni di spettatori, come se fossimo alla finale dei Mondiali di calcio”, ride. La saga delle false teste ha avuto così tanto impatto che Ferrucci ha perso un anno e mezzo di università. “Fummo anche selezionati tra i giovani artisti europei per una tournée a Barcellona e Parigi. Poi, tornai alla mia carriera professionale, che mi ha portato a Milano e mi ha indirizzato verso la ricerca scientifica”, spiega.

Il suo passato è sempre presente. “Con i miei pazienti, a volte, è l’occasione per rompere il ghiaccio e trovare un modo di entrare in connessione. Io, ovviamente, rimango sul lato professionale, ma ci sono pazienti che riconoscono il collegamento; oggi, tra social e web, è facile, e mi pongono domande al riguardo. È un modo per facilitare il processo – sottolinea – Ne parlo con serenità, condividendo aspetti che mi hanno accompagnato dalla mia università a oggi. È una condizione da cui non si sfugge. Che lezione ho appreso? È stata significativa: dobbiamo essere sinceri, veri e trasparenti, e chi si comporta in modo coerente difficilmente viene strumentalizzato. Non l’ho mai vista come una cosa negativa”.

“Questa storia è semplice, ma ha avuto un impatto enorme sulla società per eventi casuali”, assicura. “Anche se in Toscana l’episodio è stato per lungo tempo un argomento di conversazione, ci sono stati tentativi di strumentalizzazione da diverse parti (politiche ed economiche), ai quali, per fortuna, non abbiamo mai ceduto. Eravamo solo ragazzi che volevano divertirsi. Ci sono stati anche altri eventi legati a questo scherzo, incluso il mio tentativo di partecipare a un concorso per un primariato a Firenze, che è stato ‘sabotato’ a causa di quello scherzo di 40 anni fa. Questo – sottolinea Ferrucci – dimostra che certe cose, pur apparendo superficiali, possono avere un impatto profondo. Ho cercato di sfruttare tale impatto per applicare le mie competenze al servizio degli altri. Per me, il servizio consiste nell’usare le ricerche fatte in laboratorio, ma anche nel supporto e nella clinica quotidiana”.

Oggi, sul fronte della ricerca, sostiene Ferrucci, “viviamo una vera rivoluzione grazie all’uso di farmaci immunologici e a target molecolare contro il cancro. Questa tecnologia, estremamente utile, è anche molto costosa e per renderla accessibile è necessario informare le persone, la società e le istituzioni, per superare gli ostacoli che rendono irrealizzabili tali progetti. Nel nostro piccolo, cerchiamo di facilitare queste sinergie. Sarebbe utile”, e ce n’è l’impegno, “creare un percorso politico che permetta di sviluppare un hub di riferimento, in modo da risparmiare risorse. In Lombardia abbiamo un’eccellente qualità, ma un po’ dispersa; se riuscissimo a focalizzarci sarebbe tutto molto più sostenibile”.

La serata del 1 aprile, nel frattempo, sarà dedicata al fundraising per sostenere la ricerca oncologica, un progetto promosso dalla Fondazione Grazia Focacci di Milano, attiva dal 2004 e trasformata in fondazione nel 2008, che ha già realizzato oltre 450 visite specialistiche e raccolto circa 400mila euro per borse di studio e progetti di ricerca in medicina molecolare. Sul palco, Ferrucci condividerà l’evento con Michele Ghelarducci, un altro dei ragazzi del 1984 autori dello scherzo, e ci sarà anche il comico Antonello Taurino, che ha dedicato una pièce teatrale alla beffa del secolo (‘Trovata una sega!’).

“Questo evento dimostra, ulteriormente, che il nostro territorio è in grado di fare rete e creare sinergie”, commenta il presidente del Consiglio regionale Federico Romani. “Questo progetto è il risultato di una collaborazione leale e aperta tra la Fondazione Grazia Focacci, lo Sporting Club di Monza e la consigliera regionale brianzola Martina Sassoli. “Abbiamo deciso di collegare la storia delle ‘false teste di Modì’ a una causa fondamentale”, evidenzia Sassoli (Lombardia Migliore) – la raccolta fondi per la ricerca oncologica. Proprio come nel mondo dell’arte è cruciale distinguere il vero dal falso, nella medicina la ricerca è l’unico strumento che ci permette di separare speranza e incertezza, possibilità da impossibilità di cura.”

Fonte notizia