Inclusione significa comprendere gli altri.

Inclusione significa comprendere gli altri.

100 0

La danza è sempre stata il suo “rifugio”, un linguaggio per comunicare con il mondo, sin da piccola, al di là di qualsiasi ostacolo. Oggi, però, è diventata la sua professione. Red Fryk Hey, il cui vero nome è Federica Giusto, è una ballerina e coreografa specializzata in hip-hop. Il suo percorso include un fumetto di cui è protagonista, un film danzato (‘The mind with red wings’) e una tournée in tutta Italia, con spettacoli e panel-show. La sua storia racconta di una giovane donna che ha scoperto di essere autistica da adulta e, in un’intervista con Adnkronos Salute, parla del significato dell’inclusione authentica per le persone nello spettro autistico. Domenica 18 maggio, parteciperà all’EduFest 2025, un evento dedicato a bambini, famiglie, insegnanti e professionisti del settore educativo, in programma a Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo. L’argomento principale sarà ‘Equilibri’, per considerare l’educazione e la scuola come spazi aperti, dove le domande sono importanti tanto quanto le risposte, e le differenze diventano risorse.

La diversità e le sfide legate all’inclusione delle persone con disabilità sono il fulcro del messaggio di Red Fryk Hey. “Ho scoperto di essere autistica a 31 anni, ed è stata una riscoperta di me stessa” – racconta – “Ho compreso molte cose su di me e ho trovato risposte, il che ha segnato un cambiamento positivo nella mia vita. Ho deciso di impegnarmi in informazione e attivismo, sono una persona autistica che ha voce – non tutte le persone autistiche parlano – e ho sentito il bisogno di far capire meglio le mie esperienze, soprattutto per chi non sa di essere nello spettro autistico. Spesso si avverte depressione o ansia, perché non si comprende come funziona la propria mente. Per me, la consapevolezza ha portato benessere; può essere cruciale anche per altre persone e le loro famiglie”.

Il percorso di consapevolezza di Red è iniziato a scuola: “Mi sentivo sbagliata perché il mio cervello percepiva la realtà in un modo diverso. Provavo emozioni intense e avevo reazioni forti, che portavano anche alla dissociazione tra giudizio e vergogna”, ricorda. La chiave per il suo benessere è stata la comprensione di sé. “Come dirò durante il talk all’EduFest, oggi si crede che l’inclusione significhi far partecipare la persona con disabilità nei modi in cui vivono gli altri, ma non è così. L’inclusione è riconoscere e rispettare i bisogni individuali e garantire che ognuno occupi il posto che gli spetta, anche se spesso viene escluso”.

Red Fryk Hey ricorda i momenti della sua infanzia: “Durante le pause a scuola, dovevo stare in corridoio, ma per me era difficile a causa del caos. Chiedevo di restare in aula, ma la risposta era sempre: ‘No, non c’è nessuno a controllarti.’ Una persona autistica come me, dopo aver affrontato stimoli in aula, non può reggere anche il rumore e gli odori. Per i miei insegnanti, includermi significava non lasciarmi da sola, ma ho capito che non è inclusione restare forzatamente in un luogo che provoca malessere. A scuola ho avuto molte difficoltà; spesso non riuscivo a capire tutto quello che veniva detto e avevo bisogno dei miei tempi. Mi dicevano che ero lenta, che non ero capace, perché non ero come gli altri, e ho iniziato a soffrire di depressione da giovane, senza sapere di essere nello spettro autistico”.

“Acquisire consapevolezza su come funziona la propria mente – prosegue – permette di rivolgersi a uno psicoterapeuta specializzato, che può aiutare a trattare la depressione nelle menti autistiche, chiaramente diverse da quelle neurotipiche. Anche se ora sto meglio, la depressione è parte della mia vita e devo affrontarla ogni giorno”. È stata la danza a trasformare la vita di Red, offrendole un’identità positiva al di là degli stigma e del bullismo. “Dico sempre che è stata la danza a scegliere me, perché ho ballato fin da piccola, camminando e danzando inconsapevolmente. La danza mi ha sempre fatto stare bene. È il mio spazio sicuro. Ricordo momenti in cui, isolandomi, stavo bene. Gli altri giocavano, e talvolta mi veniva chiesto di ballare, anche per prendere in giro, cosa che non capivo. Per me era importante esprimermi, al di là delle mie difficoltà. Crescendo, ho studiato danza e ora è la mia professione che mi rende felice e libera. Attraverso la danza, “faccio conoscere come noi funzioniamo”.

Fonte notizia

Related Post