Il progetto MUVIN Verona mira a diventare il centro nazionale per la cultura del vino.

Il progetto MUVIN Verona mira a diventare il centro nazionale per la cultura del vino.

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“L’enoturismo in Italia vale circa 3 miliardi di euro e rappresenta un elemento importante del sistema turistico, che contribuisce per circa il 13% al PIL nazionale, che si aggira intorno ai 240 miliardi di euro. Questa attività produce vantaggi sostanziali: da un lato, permette alle cantine di potenziare le vendite dirette, spesso focalizzate su prodotti di alta qualità; dall’altro, promuove una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici, valorizzando percorsi come le strade del vino e coinvolgendo aree al di fuori dei principali centri interessati dall’overtourism”, ha dichiarato il ministro del turismo Gianmarco Mazzi.

“Considero le cantine come autentici luoghi di benessere – ha aggiunto il Ministro – In questo senso, l’enoturismo si colloca non solo nel contesto del turismo culturale, ma anche nel settore del turismo wellness, poiché facilita e promuove relazioni interpersonali. In un’ottica provocatoria, potremmo suggerire di distinguere l’enoturismo da quello enogastronomico in generale, riconoscendone la sua specificità sia esperienziale che relazionale.”

Roberta Garibaldi, docente e esperta in turismo ed enoturismo, nonché Presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, ha proposto un decalogo di azioni per valorizzare il patrimonio a livello internazionale, rafforzando al contempo il Sistema Italia. “Per esprimere la grande potenzialità culturale del nostro Sistema Vino – ha affermato Garibaldiè fondamentale supportare la creazione di musei nazionali dedicati alle eccellenze italiane. È essenziale inoltre stimolare l’innovazione e la digitalizzazione della comunicazione di settore.”

Diego Begalli – Presidente della Fondazione MUVIN e già Prorettore dell’Università di Verona – ha messo in evidenza l’importanza di istituire a Verona un centro nazionale della cultura del vino, quale punto di riferimento per la promozione, la ricerca e la divulgazione del patrimonio enologico sia italiano che internazionale. “Il settore vitivinicolo sta attraversando una profonda trasformazione, a causa di cambiamenti nei consumi, nelle percezioni sociali e negli equilibri di mercato mai visti negli ultimi decenni – ha spiegato BegalliIn questo contesto, è strategico riposizionare il Sistema Vino Italia, valorizzando la sua dimensione culturale e il suo potenziale enoturistico. Da questa necessità nasce il progetto di un centro nazionale della cultura del vino: un hub di nuova generazione dove si incrociano esperienze immersive, ricerca e formazione, aziende e turismo. Questo progetto mira a sostenere e collegare le realtà esistenti, dalle cantine ai musei aziendali, fino ai consorzi di tutela. Un ponte tra vino, cultura e innovazione, in grado di valorizzare l’identità produttiva e turistica del nostro Paese e, nel contempo, di rafforzare il posizionamento competitivo delle nostre aziende”.

Il meeting al Vinitaly si è svolto in continuità con il Terzo Convegno Internazionale sul Vino, che si è tenuto a Venezia il 24 ottobre, richiamando l’attenzione su un tema strategico come la creazione del MUVIN, che colmerebbe un vuoto nel panorama nazionale, allineandosi alle esperienze internazionali più avanzate, come la Citée du Vin di Bordeaux. Il confronto ha coinvolto alcuni tra i più autorevoli rappresentanti del settore: Albiera Antinori (Marchesi Antinori), Piero Mastroberardino (Mastroberardino), Alessia Pasotti (Masi) e Luca Giavi (Consorzio di tutela Prosecco DOC), che hanno condiviso riflessioni sull’opportunità e sull’importanza di tale progetto sia per il territorio veronese che per l’intero sistema vitivinicolo-culturale italiano.

“È un bene che si crei un nuovo hub dedicato al valore culturale del vino, in quanto elemento fondamentale per rafforzare la rete tra produttori, aziende e istituzioni” – ha dichiarato Piero Mastroberardino“I grandi modelli internazionali devono fungere da ispirazioni, ma anche come punti di riferimento per identificare ciò che non funziona e potrebbe essere migliorato nella progettazione del primo museo di questo tipo in Italia”. “Non vediamo competizione, ma sinergia tra il progetto Muvin e le iniziative delle singole aziende” – ha affermato Alessia Pasotti, in rappresentanza del Gruppo Masi – “Ci aspettiamo che un hub internazionale come quello progettato dalla Fondazione porti valore ai produttori”. “Questo progetto sarà un inizio, non una conclusione, per la cultura del vino italiano” – ha sottolineato Luca Giavi, Consorzio di tutela Prosecco DOC – “Creerà legami con i territori e dovrà rappresentare tutte le nostre filiere. I campanilismi, in un momento di grande difficoltà del settore, devono essere superati, mirando alla realizzazione di un centro nazionale come obiettivo primario e unificante”. “Grazie al recente riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio UNESCO, il nostro vino ha oggi uno straordinario strumento di marketing e visibilità” – ha concluso Albiera Antinori, Marchesi Antinori – “Un museo sulla cultura del vino aprirà nuove strade per raccontare questo nostro valore”. Il panel si è svolto nell’ambito del format “Vinitaly Tourism”, che è una novità dell’edizione 2026, contribuendo ad ampliare il dibattito sulle sfide future dell’enoturismo. Il programma della giornata è proseguito con le sessioni “Il futuro dell’enoturismo: sostenibilità e innovazione nelle strade del vino”, con il coinvolgimento di esperienze territoriali italiane e internazionali, e “Dalla ricerca alle esperienze. Le città del vino per l’enoturismo”, focalizzato sul ruolo delle reti e delle istituzioni nella valorizzazione integrata dei territori.

– foto ufficio stampa Capitale Cultura Group –

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