Oggi, il silenzio viene interrotto da una ricerca pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, la rivista di riferimento nel campo della gastroenterologia. I professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini — tre generazioni di scienziati della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore — dimostrano che il microbiota intestinale non è solo legato alle malattie croniche: lo anticipa. Hanno identificato il cibo ultra-processato e i suoi additivi industriali come principali colpevoli nella silenziosa distruzione dell’ecosistema biologico umano.
Il microbiota intestinale — un insieme di 38 trilioni di microrganismi che abitano nel nostro intestino — è uno strumento diagnostico impareggiabile nella medicina. Non solo per rilevare la malattia esistente, ma perché è in grado di prevederla anni, a volte decenni, prima della sua manifestazione. Questo meccanismo si definisce metainfiammazione: uno stato infiammatorio cronico, silenzioso e invisibile agli esami standard, che danneggia progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso.
Quando il paziente si presenta con diabete, infarto o tumore, questo ‘fuoco biologico’ brucia già da un lungo periodo. “Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente. Ciò apre a possibilità concrete per una medicina proattiva, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la anticipiamo prima che si presenti,” afferma il prof. Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e professore ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore.
Gli alimenti ultra-processati — che già in molti Paesi costituiscono oltre la metà delle calorie consumate — nuocciono alla salute non solo per la loro composizione nutrizionale. Gli additivi industriali: emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti, alterano il microbiota attraverso meccanismi molecolari ben documentati. Il paradosso evidenziato dalla ricerca è scioccante: questi additivi sono stati approvati dai regolatori — EFSA in Europa, FDA negli Stati Uniti — senza mai valutare il loro impatto sull’ecosistema intestinale umano. I protocolli di sicurezza alimentare sono stati redatti prima che la scienza del microbiota fosse riconosciuta e non sono stati aggiornati. “Il loro impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non deve essere sottovalutato. Rappresenta un meccanismo patogenetico fondamentale.”
“Consentiamo la trasformazione industriale del microbiota umano a livello di popolazione senza valutarne le conseguenze. Questo deve finire,” sostiene il prof. Gianluca Ianiro, dirigente medico UOC CEMAD, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Il documento è firmato da tre generazioni della stessa scuola scientifica.
Il professor Giovanni Gasbarrini, 89 anni, Professore Emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e tra i fondatori della gastroenterologia europea moderna, offre una visione che abbraccia sei decenni di medicina: “Ho assistito alla nascita di questa disciplina. Quello che la scienza del microbiota sta rivelando oggi — che la salute è una proprietà dell’ecosistema, non solo dell’individuo — rappresenta la più profonda rivoluzione concettuale che ho conosciuto in sessant’anni di pratica clinica e ricerca. Non è un’ipotesi: è la realtà biologica che attendeva di essere misurata,” spiega il prof. Giovanni Gasbarrini — professore emerito di Medicina Interna, Università Cattolica del Sacro Cuore. La ricerca va oltre la denuncia.
Propone un invito all’azione strutturato in cinque punti: 1. Educazione — riformare l’alfabetizzazione nutrizionale integrando la scienza del microbioma a partire dalle scuole. 2. Agricoltura — ristrutturare i sussidi agricoli per promuovere la produzione di alimenti freschi e minimamente processati. 3. Sanità — introdurre la stewardship degli antibiotici con metriche di protezione del microbioma; avviare programmi strutturati per la deprescrizione degli inibitori di pompa protonica. 4. Economia — tassare gli additivi alimentari con potenziale disbiotico dimostrato; rimborsare i percorsi di prevenzione basati sul microbioma. 5. Ricerca — istituire linee di finanziamento pubblico dedicate alla prevenzione microbioma-malattie croniche, includendo coorti longitudinali e trial di intervento.
“Richiediamo che la valutazione di sicurezza degli additivi alimentari includa analisi standardizzate sul microbiota. Vogliamo che gli effetti delle combinazioni di additivi siano valutati in un contesto reale. Ed è necessario superare la separazione tra regolazione nutrizionale e sicurezza alimentare: non si può considerare sicuro un alimento esaminando solo i macronutrienti e ignorando il suo impatto sull’ecosistema intestinale,” aggiunge il prof. Antonio Gasbarrini.
“Il microbiota intestinale è il riflesso biologico più preciso che la medicina abbia mai avuto. Oggi ci restituisce un’immagine inquietante: milioni di morti prevenibili ogni anno, bambini il cui ecosistema intestinale è già compromesso prima di iniziare la scuola, e un quadro normativo che ha consentito tutto ciò senza mai valutare le conseguenze. In dieci anni di evidenze scientifiche consolidate, medicina e decisori non hanno ancora reagito. L’era della medicina ecologica deve cominciare ora — non per produrre nuova scienza, ma per salvare vite”, conclude.
