Garcea (CTI): Il Settore dei Viaggi d’Affari in Italia Deve Puntare sull’Internazionalizzazione

Garcea (CTI): Il Settore dei Viaggi d’Affari in Italia Deve Puntare sull’Internazionalizzazione

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In un contesto di mercato complicato, CTI si distingue con risultati positivi. Con un fatturato di 300 milioni di euro nel 2015, la società è salita a 640 milioni nel 2025 e opera in 9 Paesi. Questo trend favorevole si traduce in un incremento del +6,8% dei volumi e del +7,9% delle transazioni, supportato da un aumento del 27% dei clienti e un tasso di retention del 98%. L’analisi della clientela mostra una consapevolezza maggiore nella gestione delle spese e una continua frequenza nelle trasferte: il settore utilities rappresenta il 29%, seguito da trasporti e logistica con il 25%, e servizi con il 16%, evidenziando la capacità di CTI di affrontare esigenze specifiche e articolate. Secondo Giorgio Garcea “le aziende oggi viaggiano con maggiore consapevolezza: i top manager e i responsabili tecnici si spostano più spesso, mentre il middle management pianifica le trasferte con attenzione, ottimizzando i costi. La nostra sfida per il 2026 è di espandere ulteriormente la nostra presenza internazionale. Stiamo anche sviluppando servizi Premium e VIP Concierge per migliorare l’esperienza di viaggio e fornire soluzioni su misura per i business traveller”. Nel 2026, CTI prevede un incremento del travel value del 6%.

Un altro tema rilevante è il Duty of Care, con l’Osservatorio che indica come il 45% delle aziende abbia una consapevolezza parziale o assente, e solo il 45% delle aziende è a conoscenza di avere una travel policy conforme alle normative legali. “Proteggere i dipendenti in viaggio non è soltanto un dovere morale o legale, ma un investimento nella continuità operativa e nella reputazione aziendale” – sottolinea Garcea – “Il nostro approccio proattivo si propone di preparare le imprese ai rischi, offrendo soluzioni orientate alla mitigazione, andando oltre la gestione dell’emergenza. Dopo il Covid, le trasferte verso destinazioni con fattori di rischio sono aumentate del 36%: la consapevolezza e la prevenzione diventano prioritarie per tutti”.

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