Persistono numerosi pregiudizi riguardo all’obesità e all’adolescenza. L’eccesso di peso nei giovani è spesso considerato esclusivamente legato a dieta e attività fisica. In realtà, è una condizione complessa che coinvolge genetica, ambiente, metabolismo, fattori psicologici e sociali, tra gli altri. Negli ultimi anni, il contesto in cui vivono gli adolescenti è diventato sempre più favorevole all’obesità, alimentato dalla disponibilità di cibi ultra-processati, bevande zuccherate e da uno stile di vita sedentario. Questo cambiamento è alla base della prima ‘linea guida’ per la gestione del sovrappeso e dell’obesità resistente al trattamento comportamentale negli adolescenti (12-18 anni), redatta dal Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Le indicazioni stabiliscono che l’eccesso di peso deve essere sempre affrontato, utilizzando tutti gli strumenti disponibili: dall’alimentazione all’attività fisica, fino a terapie farmacologiche e chirurgiche, quando necessario.
“La vera innovazione non consiste solo nell’apertura verso le terapie farmacologiche, ma nel riconoscere l’obesità come una malattia cronica, progressiva e complessa che richiede percorsi personalizzati e un approccio multidisciplinare”, afferma Marco Cappa, endocrinologo e responsabile dell’Unità di ricerca Terapie innovative per l’endocrinologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù Irccs di Roma e membro dell’Associazione medici endocrinologi (Ame), che ha coordinato il tavolo di lavoro.
L’obesità incrementa il rischio di diverse complicanze, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e problemi osteoarticolari, oltre ad influire negativamente sulla salute mentale e sulla qualità della vita. Secondo stime internazionali, i costi globali dell’obesità potrebbero raggiungere circa 4.000 miliardi di dollari, equivalenti a quasi il 3% del PIL mondiale, includendo sia le spese sanitarie che l’impatto sulla produttività economica. Gli esperti non la considerano un problema estetico, ma una malattia cronica.
Secondo i dati più recenti della Who European Childhood Obesity Surveillance Initiative (Cosi) 2022-2024, che ha coinvolto circa 470.000 bambini tra i 6 e i 9 anni in 37 Paesi europei, circa 4,4 milioni di bambini sotto i 5 anni nella Regione europea dell’Oms soffrono già di sovrappeso o obesità. Nella fascia di età 10-19 anni, il sovrappeso e l’obesità colpiscono rispettivamente il 7,1% e il 24,9% della popolazione. Il fenomeno si sta diffondendo anche nei Paesi a basso e medio reddito: secondo la World Obesity Federation, entro il 2030 potrebbero esserci circa 254 milioni di bambini e adolescenti obesi nel mondo. La nuova linea guida risponde alla necessità di fornire ai professionisti sanitari uno strumento condiviso per affrontare una patologia sempre più prevalente e complessa, garantendo uniformità nel trattamento e superando le differenze regionali. Il documento è stato promosso da Ame, con il contributo delle principali società scientifiche italiane che si occupano di obesità in adolescenza, coinvolgendo specialisti e rappresentanti dei pazienti, al fine di formulare raccomandazioni scientificamente solide e praticabili. “Nella gestione delle patologie croniche che iniziano fin dalla prima infanzia – spiega Irene Samperi, endocrinologa della Commissione Linee guida Ame – è cruciale disporre di indicazioni basate sulle migliori evidenze scientifiche, che supportino i clinici e garantiscano pari accesso alle cure”.
La creazione della linea guida ha seguito un rigoroso approccio metodologico: l’analisi delle evidenze scientifiche è stata condotta dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, mentre l’analisi economica e il suo impatto sul sistema sanitario sono stati curati da Altems – Alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università Cattolica. Le linee guida nazionali sono un importante riferimento anche in relazione alla responsabilità professionale sanitaria prevista dalla legge Gelli-Bianco. Un elemento innovativo consiste nell’includere, per la prima volta in una linea guida nazionale, la dimensione della salute planetaria (Planetary Health). “Abbiamo ritenuto fondamentale considerare l’impatto delle raccomandazioni sul pianeta. Sebbene l’approccio sia ancora sperimentale e le ricerche limitate, rappresenta una prospettiva inevitabile per la medicina del futuro”, chiarisce Samperi.
Il tema è connesso al Planetary Health Check 2025, un rapporto internazionale che monitora la salute del pianeta e il superamento dei suoi confini, evidenziando come i cambiamenti ambientali e l’inquinamento possano diventare sfide crescenti per la salute umana. “La salute del pianeta e quella delle persone sono sempre più interconnesse”, aggiunge Cappa. “Per questo motivo, dobbiamo affrontare l’obesità con una visione One Health. La sfida – conclude Cappa – è superare definitivamente lo stigma e riconoscere che l’obesità adolescenziale è una malattia che necessita di prevenzione, diagnosi precoce e cure appropriate. Quando non risponde ai cambiamenti nello stile di vita, dobbiamo fornire ai ragazzi tutti gli strumenti terapeutici disponibili.”
