Ecco la Pep contro il Covid: cos'è e come funziona

Ecco la Pep contro il Covid: cos’è e come funziona

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26 settembre 2026 | 00.23

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Arriva la Pep contro il Covid. Di recente, la Commissione europea ha dato il via libera a ensitrelvir (Zokovea*) per la profilassi post-esposizione al Covid-19, destinato ad adulti e adolescenti a partire dai 12 anni. È la prima terapia antivirale orale autorizzata in Europa per la Pep nel Covid, una pillola da assumere dopo essere stati a contatto con persone infette dal virus Sars-CoV-2. Questo farmaco “costituisce una nuova opzione tra le misure disponibili per affrontare le future emergenze sanitarie legate al Covid-19”, ha dichiarato Shionogi & Co. Ltd in occasione dell’annuncio della decisione di Bruxelles. “Insieme ai vaccini, alla diagnostica e al monitoraggio, i farmaci antivirali rappresentano un elemento complementare essenziale a supporto della salute pubblica“, ha aggiunto l’azienda in una nota.

Lo studio di fase 3 Scorpio-Pep – un trial globale multicentrico, randomizzato e in doppio cieco – ha esaminato l’efficacia di ensitrelvir in individui che convivono con persone malate di Covid. “Nella popolazione oggetto di analisi primaria – ha riportato Shionogi – il trattamento con ensitrelvir è iniziato entro 72 ore dall’insorgere dei sintomi nel familiare affetto da Covid-19. Il farmaco ha ridotto significativamente, del 67%, il rischio di sviluppare Covid-19 sintomatico fino al decimo giorno rispetto al placebo”. Lo studio ha coinvolto oltre 2.300 adulti e adolescenti sopra i 12 anni ed è “il primo e unico studio di fase 3 su un antivirale orale che dimostra l’efficacia della profilassi post-esposizione al Covid-19”. Su queste evidenze si basa la decisione dell’Unione Europea.

Bassetti: “Svolta nell’uso degli antivirali”

Cosa ne pensano gli esperti? Secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, citato nella nota di Shionogi, “questa approvazione rappresenta un passo fondamentale nel ruolo degli antivirali orali per il Covid: si passa dal trattamento dei pazienti con infezioni già confermate alla possibilità di intervenire tempestivamente dopo un’esposizione nota al virus, con l’obiettivo di prevenire la malattia sintomatica. Insieme alla vaccinazione, introduce una nuova strategia di prevenzione, ampliando le risorse disponibili per proteggere le persone a rischio”, ha dichiarato lo specialista, professore di Malattie infettive all’Università di Genova e direttore della Clinica di Malattie infettive dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, oltre a essere presidente della Società Italiana di Terapia Anti-Infettiva (SITA).

Pregliasco: “Non sostituisce il vaccino”

“Nel principale studio” su ensitrelvir, “il Covid sintomatico è emerso in circa il 3% delle persone trattate, rispetto al 9% di chi ha ricevuto placebo: un risultato che offre una nuova prospettiva nella gestione dell’infezione”, ha commentato il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano. “Si tratta di un passo interessante – osserva – poiché introduce un nuovo strato nella strategia di prevenzione. Fino ad ora ci siamo concentrati sui vaccini prima dell’esposizione e sugli antivirali per chi era già malato. Ora si apre una finestra intermedia: possiamo intervenire subito dopo un contatto per ridurre la probabilità che l’infezione diventi sintomatica. Tuttavia, questa novità non deve essere interpretata come un’alternativa alla vaccinazione. Non è una pillola che rende inutile il vaccino. Sono strumenti distinti e complementari,” chiarisce il past president di Anpas e vicepresidente di Samaritan International.

La vaccinazione anti-Covid, continua Pregliasco, “rimane fondamentale, soprattutto per minimizzare il rischio di forme gravi nelle persone più vulnerabili e anziane. La profilassi post-esposizione potrebbe costituire invece una valida opzione in situazioni specifiche, specialmente quando è nota un’esposizione al virus. Un contesto potenziale di utilizzo è rappresentato dalle famiglie in cui vivono persone fragili, anziane o immunodepresse, o in altre circostanze in cui si desidera abbattere rapidamente il rischio di sviluppare malattia sintomatica dopo un contatto documentato. Tuttavia, non si tratta di un farmaco da utilizzare in modo autonomo,” puntualizza il medico. “È essenziale evitare l’idea della ‘pillola del giorno dopo’ per il Covid da assumere senza una valutazione medica“, ammonisce. “Il Covid – conclude Pregliasco – non è scomparso e continuerà a circolare, ma oggi abbiamo molte più opportunità per ridurre il suo impatto. L’obiettivo non deve essere quello di tornare alla logica dell’emergenza, ma di usare in modo intelligente vaccini, diagnosi, antivirali e nuove strategie preventive. La sfida ora consiste nel identificare con precisione chi può trarre reale beneficio dalla profilassi post-esposizione.”

Per Huw Tippett, CEO di Shionogi Europe, “l’approvazione di ensitrelvir da parte della Commissione europea rappresenta un importante traguardo normativo per Shionogi e conferma la solidità delle evidenze cliniche a supporto dell’utilizzo di ensitrelvir nella profilassi post-esposizione al Covid-19. Shionogi rimane impegnata nella ricerca e nello sviluppo di farmaci innovativi per le malattie infettive e, attraverso l’innovazione scientifica, nel sostenere la preparazione alle emergenze sanitarie pubbliche”. Al di fuori dell’Unione Europea, ensitrelvir – commercializzato come Xocova* in Giappone e negli Stati Uniti – è stato approvato in Giappone anche per il trattamento del Covid-19 ed è autorizzato per la profilassi post-esposizione in adulti e adolescenti di età pari o superiore a 12 anni sia in Giappone che negli Stati Uniti.

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