Le temperature elevate colpiscono anche le altitudini: le Alpi stanno diventando sempre più calde e vulnerabili, con i ghiacciai che si sciolgono a ritmi allarmanti. In tutto l’arco alpino, le anomalie termiche stanno aumentando, oscillando tra +2°C e +4°C rispetto alle medie climatiche del periodo 1991-2020 (fonte Copernicus). Si registrano anche periodi di siccità e un arrivo anticipato del caldo estremo, iniziato già dalla metà di maggio. Dalla fine di giugno, lo zero termico in quota è frequentemente rimasto tra 4.800 e oltre 5.000 metri, causando una fusione precoce della neve e aggravando le condizioni dei ghiacciai e delle cime alpine. Tra i più colpiti ci sono il Monte Bianco, la Marmolada e l’Adamello, costantemente monitorati.
A lanciare l’allerta è stata la Carovana dei ghiacciai di Legambiente, che ha organizzato un flash mob sull’Adamello durante il fine settimana, in collaborazione con il Cai (Club Alpino Italiano), Cipra Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) e la Fondazione Glaciologica Italiana. Queste organizzazioni, assieme a oltre 90 sigle di Ong ed enti di ricerca europei, hanno presentato un’azione comune e il ‘Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse’, promuovendo la prima piattaforma politico-culturale italiana dedicata ai ghiacciai, emergenze ambientali e il futuro delle montagne, intitolata ‘Governare le Alpi che cambiano’.
Arrivata alla sua settima edizione, la Carovana dei ghiacciai 2026 è una campagna internazionale di Legambiente, che si svolgerà dal 17 agosto al 3 settembre, per monitorare i ghiacciai alpini in Italia e all’estero, in collaborazione con la Fondazione Glaciologica Italiana e Cipra Italia. Nel 2026, il partner principale sarà Comfort Zone, accompagnato da Frosta Italia.
IL FLASH MOB – A quota 3000, nel fine settimana scorso, un gruppo compatto di persone ha formato una rappresentazione di un ghiacciaio a passo Presena, sotto la guida di Legambiente. Successivamente, il gruppo ha iniziato a disperdersi, simboleggiando così la sofferenza del ghiacciaio sempre più minacciato dalla crisi climatica, rivelando la terra nuda lasciata al suo passaggio. Contestualmente, una rappresentanza del Collettivo Lattea ha realizzato una performance di danza contemporanea legata al progetto Moraine, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, per esprimere il grido dei ghiacciai in ritirata e riflettere sulla trasformazione della relazione tra esseri umani e montagna, richiamando a una responsabilità collettiva.
I TRE CASI SIMBOLO – Sulla cima del Monte Bianco (4.805 m), il 18 giugno è stata registrata una temperatura di circa +0,8 °C, mentre il 24 giugno la temperatura media oraria ha toccato circa +2°C. Anche la Marmolada ha vissuto condizioni climatiche eccezionali, con temperature sopra lo zero sia il 16 giugno che successivamente, raggiungendo picchi vicini ai +5°C. “Queste condizioni – avverte Legambiente – hanno portato a una rapida fusione della neve residua e alla accelerazione del processo di ablazione del ghiacciaio”.
Le temperature elevate rendono il ghiacciaio dell’Adamello sempre più sottile e fragile. Dal 1990, la velocità di ritiro della fronte del ghiacciaio Adamello-Mandrone è aumentata significativamente (760 m fra il 1997 e il 2025), con un’ulteriore accelerazione negli ultimi dieci anni (550 metri in appena 10 anni) e 265 metri nel triennio 2023-2025. Anche se le annate 2024-2025 hanno visto accumuli invernali favorevoli, si sono chiuse con un bilancio di massa moderatamente negativo (circa un metro di acqua equivalente persa). Inoltre, dalla Piccola Età Glaciale, il ghiacciaio ha perso il 50% della sua superficie, con la lingua principale che si è ritirata di 2,8 km. Ricerche condotte da Sat, Muse, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo hanno mostrato una significativa riduzione dell’accumulo nevoso primaverile, in alcune aree fino a circa la metà rispetto alle medie stagionali.
“Dalla recente frana di un segmento del ghiacciaio dell’Ortles alla cascata d’acqua che scorre dalla vetta del Cervino (4478 m), passando per l’Adamello (3.539 m), la crisi climatica è sempre più evidente anche in alta quota – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali, ed è fondamentale supportare le comunità montane. Da Adamello rinnoviamo la richiesta al governo di destinare urgentemente le risorse necessarie per il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, insieme a politiche locali decisive. Inoltre, è necessaria una governance europea per i ghiacciai, beni comuni da proteggere, e un monitoraggio costante delle aree montane, sempre più vulnerabili a causa della crisi climatica”.
“Riconoscere i ghiacciai come beni comuni – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – significa considerarli patrimoni collettivi essenziali per l’equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità, la regolazione delle risorse idriche, la biodiversità, il paesaggio e i diritti delle generazioni future. È essenziale che le aree glaciali e proglaciali non siano governate secondo logiche di mercato, ma attraverso una gestione di responsabilità condivisa e orientata al bene comune. Con l’anteprima della Carovana dei ghiacciai 2026, chiediamo che vengano istituiti meccanismi di governance europea e che i ghiacciai siano riconosciuti come beni comuni da tutelare”.
“Il quadro dei ghiacciai italiani nel 2025 – dichiara Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana – conferma una tendenza preoccupante: quasi tutti i circa 900 ghiacciai alpini censiti dalla FCGI mostrano bilanci di massa negativi, con oltre il 90% avente una superficie inferiore a 0,5 km². L’Adamello, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, è l’esempio più evidente, con una perdita stimata di circa 12 milioni di metri cubi d’acqua nell’ultimo anno. Questi dati non sono un’anomalia, ma rappresentano un processo di regressione strutturale legato al cambiamento climatico in atto”.
“I cambiamenti climatici e i loro effetti sono sempre più evidenti per chi frequenta la montagna – commenta Maria Grazia Gavazza, presidente della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del Cai – La diminuzione delle masse glaciali e la degradazione del permafrost comportano un incremento dell’instabilità naturale. Molti ecosistemi si stanno spostando verso altitudini superiori. L’equilibrio dell’ambiente montano, a cui eravamo abituati, è in crisi e dobbiamo essere consapevoli di questo per adottare strategie di adattamento e modificare i nostri comportamenti. In questo senso, il Cai si è già impegnato da diversi anni in attività informative e in collaborazioni con università e istituti di ricerca”.
