Questa scelta è stata presa a seguito di un’indagine condotta dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, che avrebbe evidenziato pratiche di dumping sui prezzi da parte di alcune aziende produttrici di pasta italiane. Ai dazi del 15% imposti a agosto da Trump, si aggiungerebbe, a partire dal 1° gennaio 2026, un ulteriore dazio del 91,74% sulle importazioni di pasta dall’Italia, secondo quanto rilevato dal Dipartimento.
“È una decisione ingiusta e allarmante. Il mercato statunitense è cruciale per le nostre produzioni, specialmente per la pasta, che è molto apprezzata dai consumatori americani per la sua qualità e buon gusto riconosciuti in tutto il mondo.” “Un provvedimento come questo – conclude Giansanti – avrebbe effetti negativi su tutta la filiera del grano e della pasta, penalizzando le aziende, i lavoratori e i consumatori. L’industria agroalimentare italiana ha sempre operato con onestà sui mercati internazionali, e siamo fiduciosi che potremo, insieme al nostro governo, evitare questa ipotesi di dazio eccessivo”.
