Alimentazione: la scienza boccia l'overdose di proteine. 'Diminuirle allunga la vita'

Alimentazione: la scienza boccia l’overdose di proteine. ‘Diminuirle allunga la vita’

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(EMBARGO ALLE 17) – Gli alimenti arricchiti di proteine sono diventati una presenza fissa nei supermercati. Da yogurt a pane, pasta, caffè e persino acqua, è ormai difficile trovare prodotti privi di etichette che dichiarano ‘fonte di proteine’ o ‘alto contenuto di proteine’. Con le nuove linee guida americane che raddoppiano le quantità consigliate di proteine giornaliere, la ‘mania delle proteine’ ha colpito anche l’Italia, tradizionalmente legata alla dieta mediterranea. Ma è veramente salutare seguire un regime ad alto contenuto proteico? Un team di ricerca guidato da Dudley Lamming dell’Università del Wisconsin-Madison ha investigato cosa accade con l’età se si riduce l’apporto proteico. Analizzando oltre 350 studi, hanno concluso che “assumere meno proteine potrebbe favorire la salute e, in certi casi, allungare la vita”, come riportato nella rivista ‘Cell Press Blue’. Non si tratta di compromettere l’apporto proteico necessario a mantenere la massa muscolare negli anziani, ma piuttosto di evitare l’eccesso di proteine superflue per chi conduce uno stile di vita sedentario.

“È evidente che le proteine supportano la crescita muscolare e la risposta all’esercizio negli individui attivi”, afferma Lamming, autore principale dello studio. “Tuttavia, visto che molte persone sono piuttosto sedentarie, è probabile che un eccesso di proteine possa avere effetti negativi sulla salute”, chiarisce il ricercatore.

Da tempo è noto che un apporto calorico ridotto può estendere la vita in diversi organismi e diminuire il rischio di malattie legate all’età, come il cancro. Tuttavia, mantenere una dieta ipocalorica risulta difficile per molti. Ricerche precedenti hanno dimostrato che ridurre l’apporto proteico può aumentare la longevità in mosche e roditori senza ridurre le calorie. Studi recenti hanno inoltre suggerito che limitare le proteine può ridurre peso e massa grassa, migliorando la glicemia a digiuno, anche se chi segue diete ipoproteiche tende a consumare più calorie. D’altra parte, alcuni studi indicano che un apporto proteico maggiore, combinato con l’esercizio fisico, può facilitare la perdita di peso e ridurre la perdita di massa muscolare legata all’età. Questa evidenza ha portato le autorità americane ad aggiornare le linee guida dietetiche, con raccomandazioni di 1,2-1,6 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo, quasi il doppio rispetto alle indicazioni precedenti. Di fronte a questa ‘invasione’ di proteine, gli studiosi guidati da Lamming hanno deciso di esaminare decenni di ricerche sulla restrizione proteica e l’invecchiamento.

Esaminando oltre 350 articoli, il gruppo di ricerca ha identificato i possibili meccanismi che spiegano come le diete a basso contenuto proteico possano migliorare la salute e promuovere la longevità. “Questi meccanismi – spiegano i ricercatori – indicano che la restrizione proteica rallenta l’invecchiamento migliorando il metabolismo, alterando la risposta cellulare ai nutrienti, riducendo i danni cellulari e preservando la funzionalità cellulare”.

“Uno dei principali attori di questo processo è un ormone chiamato fattore di crescita dei fibroblasti 21 (Fgf21), i cui livelli aumentano con un apporto proteico ridotto. L’Fgf21 può incrementare il dispendio energetico, migliorare il controllo glicemico e ridurre l’infiammazione. Studi condotti sui topi hanno dimostrato che gli animali con alti livelli di Fgf21 avevano una maggiore longevità, con benefici più marcati nei maschi. Anche negli esseri umani, una diminuzione dell’apporto proteico porta a un innalzamento dei livelli di Fgf21.” La revisione identifica inoltre diversi aminoacidi che sembrano influire su questi effetti, tra cui metionina, isoleucina e valina. Le ricerche suggeriscono che un apporto eccessivo di questi aminoacidi potrebbe attivare processi biologici associati a obesità, infiammazione e altre patologie legate all’età.

“Questi studi indicano che l’assunzione di proteine da parte di persone sedentarie potrebbe avere effetti negativi sulla salute, almeno a livello di popolazione,” avverte Lamming. “Sebbene alcune categorie, come le donne in gravidanza e alcuni anziani, necessitino di un maggiore apporto proteico, per la maggior parte degli adulti sedentari gli alimenti ricchi di proteine potrebbero non apportare i benefici sperati.” Lamming sottolinea che “gli atleti consumano spesso grandi quantità di proteine senza incorrere in malattie metaboliche”, ipotizzando che “l’esercizio fisico regolare possa difenderli dagli effetti negativi di una dieta alta in proteine.” Conclude affermando: “Le recenti linee guida invitano ad aumentare il consumo di proteine, ma raccomandano anche di esercitarsi di più. Probabilmente dobbiamo personalizzare le indicazioni sulle proteine non solo in base all’età, ma anche al livello di attività fisica degli individui.”

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