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Parità di genere e inclusione: abbattere i pregiudizi è anche una questione culturale.

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Intervenire sulla cultura e sulla formazione per contrastare gli stereotipi e promuovere un cambiamento positivo. Il primo passo per raggiungere questo obiettivo è diventare consapevoli dei comportamenti che possono risultare esclusivi.

Si discute di parità di genere e inclusività nell’accesso e nei servizi lavorativi a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione. Questo appuntamento segna la conclusione di un percorso di formazione dedicato a mille dipendenti di Arti, l’agenzia toscana per i servizi all’impiego, avviato un anno e mezzo fa, condotto con il supporto dell’Università di Siena e finanziato con risorse del Fondo sociale europeo.

Limitare e rendere diseguali le opportunità di accesso a un lavoro non è solo un problema di chi subisce discriminazione, ma riguarda tutta la comunità. È una questione di diritti che può avere anche ripercussioni economiche. Se all’interno delle selezioni non si considerano esclusivamente atteggiamenti e abilità, tali storture possono rallentare lo sviluppo. Quante volte, ad esempio, nel corso di un colloquio viene chiesto a una donna se è sposata o se ha intenzione di avere figli? Quante volte ci si trova di fronte a un candidato perfetto per un ruolo, ma non corrisponde al genere richiesto dal datore di lavoro, o va contro il criterio geografico, di etnia o di abilità diverse? Si tratta di pregiudizi da sconfiggere.

“La Toscana desidera essere un modello nella promozione di politiche inclusive e nel sostegno delle politiche attive per la parità e l’uguaglianza di genere”, sottolinea il presidente della Regione Eugenio Giani. “Per questo motivo, lavoriamo da anni a interventi sistematici”. Intervenire nel welfare e nei servizi per l’infanzia, come i nidi, è un esempio concreto: la loro assenza può costringere uno dei neo-genitori, più frequentemente le donne, a dimettersi o a non rientrare al lavoro. Intervenire nella formazione e sensibilizzazione rappresenta un ulteriore fronte, consapevoli che la parità di genere e l’inclusione non dipendono solo dalle normative, ma sono il risultato di un atteggiamento culturale. Talvolta si tratta anche di parole, le quali portano un peso e delle marcature significative.

“Stiamo quindi lavorando sulle buone pratiche”, racconta l’assessore al lavoro, Alberto Lenzi, “e tra queste è importante il modo in cui ci si approccia alle persone che cercano aiuto presso il Centro per l’impiego. È necessario avere il giusto approccio, la giusta cura e sensibilità per orientare un disoccupato o un non occupato nella ricerca di un lavoro. Spesso, il modo di fare fa la differenza ed è un’esperienza, realizzata grazie all’università, che andrebbe esportata a livello europeo.”

Le discriminazioni, come indicano i rappresentanti di Arti, non sono sempre intenzionali: possono derivare da comportamenti inconsci e involontari. È proprio in questi ambiti che è necessario intervenire.

I dati sulla parità di genere rivelano che la Toscana è in una posizione migliore rispetto ad altre regioni e che significativi progressi, più marcati rispetto ad altre aree, sono stati compiuti negli ultimi anni. Tuttavia, il gap persiste. In Toscana, l’occupazione maschile è al 78,1%, mentre quella femminile è al 63,7% (rispetto al 53,8% nazionale e al 71,30% europeo).

“Ciò significa che c’è ancora molto da fare e noi proseguiremo”, concludono Giani e Lenzi, con un forte impegno nel promuovere politiche sempre più accoglienti e lontane da qualsiasi forma di discriminazione.

Fonte: Regione Toscana

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