Morti Rsa Firenze: Due indagati e perizie sui soccorsi

Morti Rsa Firenze: Due indagati e perizie sui soccorsi

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Gli sviluppi legali a seguito dell’intossicazione che ha interessato quattro strutture. Le perizie della Procura evidenziano criticità nella conservazione dei cibi e ritardi nei soccorsi.

Prosegue l’inchiesta della Procura di Firenze riguardante la tragedia verificatasi a febbraio 2025 nelle residenze sanitarie assistenziali gestite dal gruppo Sereni Orizzonti. L’epidemia gastroenterica scaturita dalla cena del 9 febbraio 2025 ha colpito 114 dei 173 ospiti complessivi in quattro strutture della provincia: Villa Desiderio a Settignano, Arcolaio a Firenze, Monsavano a Pelago e San Biagio a Dicomano. Il tragico bilancio ha visto tre vittime, di età 80, 88 e 89 anni, decedute nei giorni successivi al ricovero negli ospedali di Santa Maria Nuova e Ponte a Niccheri.

Indagini e reati contestati: la cucina di Pelago e il batterio Clostridium

Le indagini hanno visto l’iscrizione nel registro degli indagati di due figure: l’amministratore delegato e legale rappresentante di Sereni Orizzonti, e la direttrice della struttura Monsavano di Pelago, dove si trovava il centro di cottura centralizzato responsabile della preparazione dei pasti per tutte le strutture coinvolte. Le ipotesi di reato investigate dalla Procura includono omicidio colposo, lesioni colpose, crimini colposi contro la salute pubblica e commercio di sostanze alimentari nocive. Dalle analisi autoptiche e tossicologiche è emerso che l’intossicazione è stata provocata dal batterio Clostridium perfringens, la cui diffusione sarebbe avvenuta a causa dell’inosservanza delle norme di abbattimento e conservazione della carne durante la preparazione della cena.

Le perizie della Procura: presunti ritardi nei soccorsi ed emergenza RSA

Le recenti perizie presentate dai consulenti della Procura mettono in evidenza anche la gestione dell’emergenza nelle ore successive all’insorgere dei primi sintomi, contestando un ritardo nell’attivazione del personale medico e dei protocolli di soccorso esterni. Dai verbali emergono inoltre le dichiarazioni del personale in servizio: un’infermiera ha riconosciuto di non essere a conoscenza dei protocolli di emergenza, mentre altri operatori hanno affermato di aver contattato il 118 appena riconosciuta la gravità della situazione.

La linea difensiva: personale qualificato e condizioni delle vittime

La difesa della società controbatte alle accuse sostenendo che il personale impiegato fosse adeguato e qualificato per gestire l’emergenza. I legali dell’azienda evidenziano inoltre il mancato nesso causale diretto tra l’intossicazione e i decessi, sottolineando le patologie pregresse e l’età avanzata delle vittime, e non escludono che la presenza del batterio possa essere dovuta a una contaminazione esterna nella filiera dei fornitori.

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