Donazione di sangue: l'Italia raggiunge l'autosufficienza, ma servono progressi sul plasma.

Donazione di sangue: l’Italia raggiunge l’autosufficienza, ma servono progressi sul plasma.

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“I temi principali sono due: la donazione di sangue e la donazione di plasma: siamo autosufficienti per la prima, mentre per la seconda e i suoi derivati no. Tuttavia, essere autosufficienti non significa sentirsi completamente al sicuro, poiché è una situazione da mantenere quotidianamente”, ha dichiarato Oscar Bianchi, presidente nazionale di Avis, in un’intervista con Marco Klinger per Medicina Top, un format televisivo di Italpress. In Italia, prosegue “esistono diversi modelli di donazione: in alcune regioni è prevalentemente associativo, mentre in altre, come la Lombardia, c’è un modello misto, in cui 2 donazioni su 3 vengono raccolte presso strutture ospedaliere e la restante attraverso unità associative; infine, in altre regioni come la Toscana, la donazione è esclusivamente pubblica, effettuata solo nelle strutture ospedaliere”.

Il compito di Avis, spiega Bianchi, è di facilitare “l’adesione alla donazione di sangue con i suoi 1,3 milioni di donatori su un totale di 1,6 milioni a livello nazionale: non escludiamo nessuno, anzi, vogliamo incoraggiare tutti coloro che desiderano donare. Se il gruppo sanguigno non è O, possiamo indirizzarli verso la donazione di plasma, che è essenziale per realizzare anche prodotti derivati. Offrire il proprio aiuto fa bene agli altri e a se stessi, in quanto il donatore è costantemente monitorato e sa di essere in buona salute, contribuendo così a una causa civica di prevenzione. Attualmente, circa il 30% dei nostri donatori ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni: oggi i giovani non si sentono pronti a gestire un’associazione di volontariato, ma se gli chiediamo di donare ogni tre mesi, accettano. Guardando alla popolazione italiana, solo il 3-4% partecipa alla donazione: dovremmo invitarli a riflettere se vogliono contribuire o meno.”

Un ulteriore aspetto sul quale si sofferma il presidente di Avis è quello delle tempistiche relative alle donazioni: per la donazione di sangue, chiarisce, “è consentita ogni 90 giorni, mentre la donazione di plasma può essere effettuata circa una volta al mese. Consigliamo ai donatori di alternare una donazione di sangue con due di plasma: questa potrebbe essere la frequenza ideale per un donatore attivo. In Italia, la media delle donazioni è di due all’anno, ovvero una ogni sei mesi. Durante i periodi critici, abbiamo implementato il sistema di prenotazione per le donazioni, consentendoci di adattare le operazioni in base alle necessità. Non possiamo permetterci che il sangue donato non venga utilizzato: il nostro obiettivo è gestire le donazioni affinché non vadano mai sprecate. Ciò è molto più complicato con il sangue, poiché una volta raccolto, può essere conservato per massimo 42 giorni; mentre per il plasma, la sacca può essere stoccata fino a 24 mesi. Diventare donatori di sangue è molto semplice: è necessario avere più di 18 anni, comunicare in italiano, pesare almeno 50 kg e avere uno stile di vita sano e regolare; il range è piuttosto ampio, basta solo volerlo.”

L’ultimo argomento su cui si concentra Bianchi riguarda la necessità di un cambiamento significativo nella gestione dei prodotti plasmaderivati a livello nazionale: “Il sistema italiano non è autosufficiente, poiché i farmaci ottenuti dalla donazione di plasma non sono sufficienti a curare i pazienti negli ospedali, per interventi e trapianti. Con una carenza di circa il 17%, il nostro obiettivo nazionale è ridurre la dipendenza dal mercato estero: gli Stati Uniti sono il principale produttore, con tutte le complessità che ciò comporta. Avis non è solo una questione di donazione di sangue, ma rappresenta uno stile di vita; è un modo di prendersi cura degli altri e di chi ha bisogno: ogni giorno in Italia, 1.800 persone riceveranno una sacca di sangue grazie al gesto di qualcuno che dona.”

– Foto tratta da Medicina Top –

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