Visti negati ai giovani musicisti palestinesi dal Libano: ma la musica continua

Visti negati ai giovani musicisti palestinesi dal Libano: ma la musica continua

28 0

L’associazione Prima Materia APS ha avviato presso la sua sede di Montespertoli un progetto educativo di carattere musicale e sociale destinato ai giovani della comunità, caratterizzato da uno scambio formativo tra pari (peer education) con la partecipazione di un gruppo di giovani musicisti dal Libano. Il programma formativo prevedeva la presenza di sette partecipanti, di cui cinque Palestinesi provenienti dai Campi Profughi in Libano. Questi giovani sono coinvolti attivamente nel progetto di cooperazione internazionale “Music and Resilience”, che Prima Materia porta avanti dal 2012 insieme all’ONG locale “Beit Atfal Assomoud”, con l’intento di rafforzare le risorse musicali delle comunità rifugiate e utilizzare la musica come strumento di trasformazione sociale. L’arrivo in Italia era programmato per il 19 luglio, ma cinque di loro hanno dovuto rinunciare alla partenza: a causa del loro status di rifugiati, non hanno potuto lasciare il Libano“.

La prima a ricevere questa notizia è stata una giovane pianista di diciassette anni proveniente dal campo profughi di Beddawi a Tripoli, che ha subito la negazione della possibilità di tornare in Libano se avesse viaggiato in Europa, a causa della sua nazionalità Siriano-Palestinese. Questo è avvenuto pochi giorni dopo aver contrastato con enorme impegno e sacrificio per ottenere il suo passaporto a metà giugno. Un giorno prima della partenza, altre tre ragazze, di cui due minorenni, hanno ricevuto un diniego di visto dall’Ambasciata italiana a Beirut, insieme al coordinatore locale del progetto“. Secondo l’associazione, i funzionari dell’Ambasciata, interpellati per spiegazioni, hanno motivato il rifiuto con “la provenienza delle giovani musiciste da un contesto caratterizzato da intensa povertà e instabilità economica. Il documento ufficiale di negazione vede esplicitati ‘dubbi’ sulle motivazioni delle viaggiatrici riguardo ‘l’intenzione di lasciare il territorio degli Stati Membri [area Schengen]’. La stessa motivazione è stata data al loro coordinatore, nonostante la sua nazionalità libanese e il contesto molto diverso da cui proviene. Solo due giovani, un ragazzo e una ragazza poco più che maggiorenni, hanno ottenuto il visto d’ingresso in Italia poiché la loro richiesta è stata presentata separatamente dal resto del gruppo. Entrambi hanno passaporti libanesi, sebbene la ragazza sia palestinese.

Senza entrare nel merito della decisione dell’Ufficio Visti, questo episodio solleva domande urgenti: come può essere pensata una cooperazione allo sviluppo con obiettivi solidaristici volti a migliorare le condizioni di vita dei beneficiari, quando sono le stesse condizioni a determinare un’esclusione sistematica? Sarebbe forse necessario orientare le politiche di cooperazione verso beneficiari provenienti da contesti più benestanti per evitare il rischio di un desiderio migratorio? E avrebbe senso in questo modo lo sforzo di migliorare le loro condizioni socio-economiche attraverso la cooperazione? Quali sono i confini normativi (e psicologici) che si nascondono tra la percezione del “pericolo migratorio” e un approccio “umanitario” che consente azioni di cooperazione allo sviluppo? Quanto di tutto ciò rivela un velato desiderio di “aiutarli a casa loro”, per allontanare ogni rischio di “ritrovarceli a casa nostra”? Sebbene la vicenda rientri perfettamente nelle mansioni standard del Consolato italiano, essa lascia spazio a interpretazioni che oscillano tra discriminazione economica e pregiudizio nazionale riguardo all’affidabilità di coloro che si rivolgono all’Ambasciata per richiedere un visto d’ingresso.

Quindici anni di impegno nella cooperazione internazionale attraverso il progetto Music & Resilience nei campi profughi del Libano hanno portato a realizzare progetti di didattica musicale attivi in 7 diversi campi, interventi psicosociali tramite la musica, azioni di musicoterapia clinica e formazione di personale dedicato, comprendente operatori sociali, insegnanti e professionisti nel settore clinico. Negli anni, il progetto ha offerto a oltre 400 giovani una reale alternativa alle dure condizioni di vita e alla mancanza di diritti civili e sociali nei campi, dove i rifugiati palestinesi vivono da quattro generazioni senza accesso ai diritti fondamentali come lavoro, istruzione e salute. Per molti ragazzi e ragazze cresciuti in questo contesto, la pratica musicale ha rappresentato un’effettiva alternativa al disagio e alla radicalizzazione, sviluppandosi attraverso azioni di cittadinanza attiva e protagonismo giovanile. Alcuni di loro hanno scelto di dedicarsi a una formazione e si sono impegnati a sostenere, nella stessa esperienza, ragazzi e ragazze più giovani, così alimentando il loro desiderio di accrescere competenze, partendo da un ruolo di volontari fino a diventare formatori.

Negli ultimi quindici anni, numerosi musicisti dall’Italia e dall’Europa hanno contribuito alla crescita del progetto e dei giovani coinvolti, ma nessuno scambio può definirsi tale se resta unidirezionale. È proprio da qui che nasce il desiderio di creare un luogo di incontro al di fuori del Libano, in un momento in cui il Paese dei Cedri è colpito da una violenta campagna militare condotta dallo Stato d’Israele, che occupa una vasta area a sud, costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare le loro case. È in tali contesti che la resilienza di un popolo si attiva, diventando fonte di sostegno per l’intera comunità, mentre il condividere musica, apparentemente un semplice divertimento culturale, manifesta tutto il suo potenziale come forma di espressione, partecipazione e inclusione sociale, a beneficio di chi soffre e rischia di perdere tutto, inclusa la propria identità culturale.



È per questo che il lavoro di formazione proposto da Prima Materia – continuano dall’associazione – non si è fermato di fronte al diniego: i giovani partecipanti al progetto, provenienti da Montespertoli e zone limitrofe, ma anche dalla Sicilia e dall’Emilia Romagna, si stanno dedicando alla creazione di uno spettacolo-concerto che esprimerà in modo ancora più profondo e toccante il desiderio di liberazione e autodeterminazione condiviso da tutti i popoli, rappresentando una traversata musicale simbolica attraverso il Mediterraneo.

Il nome dello spettacolo “Assomoud Music Flotilla” simboleggia il convoglio di solidarietà che dall’Italia aspira a giungere in Palestina con un carico di strumenti e voci, attraversando le sponde del Mediterraneo e abbracciando le sue molte tradizioni di Resilienza e Libertà.

“Come il mare” – affermano nella loro presentazione – la musica non ha confini: fluisce, si mescola, crea collegamenti e scambi tra culture“. Il progetto coinvolge giovani musicisti dell’associazione Prima Materia di Montespertoli insieme a ragazzi e ragazze palestinesi e libanesi dell’associazione Beit Atfal Assomoud (Casa dei Bambini Resilienti) in Libano.

Percorre una rotta fatta di suoni, canti, parole di confronto e conoscenza. L’idea dello scambio è stata fortemente voluta da parte dei giovani studenti e volontari del progetto, concretizzandosi grazie al supporto del bando “Siete Presente. Giovani e associazionismo”, promosso dal Cesvot, il Centro Servizi per il Volontariato in Toscana, che ha reso possibile la struttura necessaria per invitare e ospitare in Italia il gruppo di musicisti dal Libano. L’obiettivo del progetto è la valorizzazione del contributo umano e sociale dei giovani attraverso il dialogo interculturale, il confronto e il potenziamento professionale e personale.

“Lo spettacolo, aggiungono dall’associazione Prima Materia, sarà presentato in tre diverse occasioni di restituzione pubblica, tutte con ingresso gratuito:
29 luglio, sede di Prima Materia a Montespertoli con apericena alle 20 (info@primamateria.it, 0571620311 WA)
31 luglio, circolo ARCI Monterappoli a Empoli con cena alle 19.30 (0571589451)
1 agosto, teatro InStabile-Culture in Movimento a Firenze.

Agli spettacoli saranno accostati momenti di dialogo e confronto con i giovani protagonisti dell’iniziativa, che condivideranno in prima persona le discriminazioni che vivono come palestinesi residenti in Libano, ma anche l’aspirazione di far sentire la propria voce, di raccontare le proprie radici culturali e di condividere esperienze con coetanei, affinché si formino persone più consapevoli, mature e resilienti, anche attraverso il linguaggio universale della musica“.

“Il progetto, concludono dall’associazione Prima Materia, è realizzato grazie al bando “Siete Presente. Giovani e associazionismo. Ed. 2026″, previsto per il progetto “Giovanisì – Spazi di crescita”, promosso dal Cesvot e finanziato dalla Regione Toscana – Giovanisì, in accordo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.”

“Il progetto beneficia della collaborazione di una vasta rete di partner, tra cui il Comune di Montespertoli, Canto Rovesciato APS, Seme APS, Associazione Casa del Popolo I’Poggio, Circolo ARCI di Ortimino, Associazione Culturale Teatro C’Art Comic Education Onlus, Associazione Culturale InStabile – Culture in Movimento, Coordinamento Montespertoli con la Palestina e Rete Antifascista di Montespertoli.”

Fonte notizia