Tredici anni di ricordi sottratti in un click: la fan page di Renato Zero cade nelle mani degli hacker

Tredici anni di ricordi sottratti in un click: la fan page di Renato Zero cade nelle mani degli hacker

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In un contesto sempre più dominato dai social ma, paradossalmente, meno sociale, siamo quotidianamente portati a controllare i nostri profili, interagire con amici e familiari, scrivere post, caricare foto e video, e comunicare tramite messaggistica istantanea. Condividiamo la nostra vita online e, senza accorgercene, mettiamo nelle mani di piattaforme come Facebook, Instagram e altri social network i nostri ricordi e informazioni. La tecnologia si è evoluta al punto che siamo diventati convinti che i nostri dati siano sempre al sicuro, tutelati da password, algoritmi e autenticazioni a due fattori. Tuttavia, il problema della cybersicurezza è sempre più attuale e interessa tutti noi.

Prendiamo ad esempio Cinzia, l’amministratrice di un gruppo Facebook che contava quasi 21mila iscritti e che, improvvisamente, è caduto nelle mani di malintenzionati. Questo gruppo, fondato in 13 anni di condivisione, amicizie e incontri, non appartiene più a chi lo ha creato e gestito per tutto questo tempo.

Facciamo un passo indietro per analizzare il gruppo. Fondato 13 anni fa con il nome ‘Sei Zerofolle Se…‘, era una community di ‘sorcini‘ – il celebre appellativo per i fan di Renato Zero – che nel tempo era arrivata a quasi 21mila membri. Cinzia, residente a Capraia e Limite, ha trasformato la sua passione in un’opportunità per unire i fan di Renato Zero da ogni parte d’Italia, organizzando raduni e creando una comunità affiatata.

Per Cinzia, che ha denunciato l’accaduto, quel gruppo non era solo una pagina Facebook, ma uno spazio per condividere passioni, emozioni, e ricordi vissuti con altri. All’interno del gruppo, Cinzia condivideva anche la sua esperienza da fan: 318 concerti di Renato Zero, raccontando l’emozione di ascoltare dal vivo un artista amato.

Era, insomma, molto più di un semplice gruppo Facebook. I post arrivavano a generare anche 700-800 commenti, creando interazioni quotidiane tra le persone, alcune delle quali finivano per diventare amiche. Un lavoro di aggregazione che si era costruito lentamente, in un arco di 13 anni.

Poi, in pochi minuti, tutto è cambiato: dal 29 agosto in poi, ‘Sei Zerofolle Se…’ non esiste più, almeno nel formato conosciuto da Cinzia e dagli altri membri. Il gruppo è stata trasformato in ‘Cucina Semplice e Buona‘, un contenitore di spam con post su cucina, ricette fatte in casa e semplici equazioni matematiche. In alcuni casi, racconta Cinzia, sono comparsi anche post con immagini di pipistrelli. Per di più, l’amministratrice è stata bannata dal gruppo e non ha più accesso ad esso.

Ciò che è accaduto a Cinzia non è un caso isolato: dopo aver creato una nuova pagina, ‘New Sei Zerofolle Se…‘, che ha già attratto 3.700 follower, ha cominciato a comunicare con altre amministratrici e ha scoperto che da mesi c’è una vera ondata di furti di gruppi Facebook in tutta Italia. Gruppi costruiti in anni di lavoro volontario vengono sottratti in pochi istanti e utilizzati per truffe e pubblicità ingannevoli legate a Intelligenza Artificiale, criptovalute e link malevoli.

Ho aperto un vaso di Pandora – ha raccontato Cinzia – e ricevo contatti da tantissime persone. Ho scoperto almeno 30 gruppi con nomi simili: tutti hackerati, tutti rapiti, alcuni con decine di migliaia di iscritti, trasformati in gruppi incentrati sulla cucina, gestiti da account stranieri”.

La situazione rientra in un contesto più ampio di minacce e abusi che colpiscono giornalmente gli utenti dei social network. Secondo dati ufficiali della Polizia Postale per il 2025, gli esperti del Commissariato di P.S. Online hanno gestito oltre 25 mila richieste di informazioni e più di 94 mila segnalazioni, riguardanti phishing, social network e attacchi informatici.

Nonostante non sia chiaro come abbiano ottenuto accesso al gruppo, i meccanismi dei tentativi di furto sono noti e, se si apprende a riconoscerli, è relativamente facile prevenirli. I truffatori impiegano messaggi falsi che si spacciano per comunicazioni ufficiali di Meta, con avvisi del tipo: “Il tuo gruppo verrà chiuso entro 24 ore, clicca qui“, spingendo le vittime verso siti contraffatti, spesso indistinguibili da Facebook, per rubare le password. Una volta dentro, gli aggressori rimuovono tutti gli amministratori originali, in un’operazione chiaramente organizzata.

È fondamentale informarsi in questi casi. Il miglior modo per evitare truffe di questo tipo è prevenire gli attacchi, imparando a riconoscere i segnali che possono indicare un tentativo di phishing. Cinzia ha compreso subito questo concetto e, dopo essersi accorta di quanto era successo, ha immediatamente cambiato le password dei suoi account e ha temporaneamente bloccato l’home banking sul telefono, per timore di utilizzi illeciti dei suoi dati.

Ma, soprattutto, si è attivata per raggiungere gli utenti ancora presenti nel gruppo, pubblicando un messaggio sulla bacheca pubblica per chiarire la situazione e invitando gli iscritti a segnalare i profili falsi. E, ancor più, a non cliccare sui link e a non rispondere a messaggi o proposte provenienti dagli stessi account.

In tutto questo, cosa dire di Meta? Qui si apre un altro tema delicato. Siamo abituati a utilizzare quotidianamente gli spazi pubblici e gratuiti forniti da Meta, ma ciò non implica che siano di nostra proprietà. Quando qualcosa va storto, riprendere il controllo sui contenuti può dimostrarsi molto difficile.

L’assistenza di Meta, gestita in gran parte da sistemi automatizzati e chatbot basati su intelligenza artificiale, e negli interventi umani attraverso vere e proprie procedure standardizzate, non è riuscita ad aiutare Cinzia. Nonostante le numerose segnalazioni, la risposta ricevuta è stata secca: “Non è stata commessa alcuna violazione“. Una risposta inaccettabile per chi ha investito 13 anni della propria vita in quel gruppo. “È una cosa assurda – commenta Cinzia -. In 1500 segnalano e nessuno fa nulla“. Tuttavia, per l’autrice della denuncia, l’accaduto solleva anche una riflessione più ampia sul ruolo delle piattaforme e sulla protezione che dovrebbero garantire agli utenti e alle comunità che, quotidianamente, affidano loro una parte della propria vita digitale. Se un gruppo costruito in 13 anni può essere sottratto in pochi minuti e, nonostante centinaia o migliaia di segnalazioni, non torna ai suoi legittimi amministratori, la domanda sorge spontanea: quanto siamo davvero protetti nel concedere i nostri ricordi e le nostre comunità a una piattaforma?

Ed è proprio da questo valore, che per anni ha rappresentato quella community, che Cinzia racconta cosa volesse davvero dire ‘Sei Zerofolle Se’: “A livello sociale il gruppo aveva un grande valore – spiega Cinzia -. Era un’opportunità per fare comunità, per aggregarsi. Ogni post riceveva anche 700-800 commenti, con persone attive. Era uno spazio libero, una manifestazione d’amore che esprimevo per un artista che amo e che ci univa, grazie al quale ho creato bellissime amicizie e organizzato raduni in tutta Italia“.

Oggi, oltre ai post di spam, nel gruppo sono rimasti 13 anni di foto e video. Ricordi che non sono scomparsi, ma di cui Cinzia non può più disporre. E forse è questo l’aspetto più difficile da accettare: il furto non ha riguardato soltanto un account o una pagina, ma uno spazio digitale creato con impegno, giorno dopo giorno, grazie al volontariato di una persona e alla partecipazione di migliaia di utenti.

Cinzia non si arrende. Vuole far conoscere la sua storia e quella di molti altri gruppi e profili vittime di furti digitali, per “informare l’opinione pubblica su questo silenzioso fenomeno che sta distruggendo anni di lavoro volontario e chiedere una maggiore protezione per chi gestisce queste comunità“.

Nel frattempo, ha già presentato una denuncia alla Polizia Postale. L’obiettivo è riuscire a recuperare il gruppo e restituirlo ai legittimi amministratori. Ma, soprattutto, evitare che ciò che è accaduto a ‘Sei Zerofolle Se…rimanga un caso isolato e sconosciuto.

Niccolò Banchi

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