Una residenza nel cuore di Antella, sorretta da una rete di individui, servizi e associazioni, ha come obiettivo quello di supportare una famiglia di Gaza in fuga dai bombardamenti nel suo nuovo cammino di vita in Italia. Questo è un progetto di accoglienza “di comunità” a 360 gradi, realizzato dal Comune di Bagno a Ripoli in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II, l’ospedale pediatrico AOU Meyer Irccs di Firenze, la Regione Toscana, il Calcit Chianti Fiorentino e diverse associazioni di volontariato del territorio.
La famiglia è composta da una giovane madre, quattro figli e un nonno. È in Italia da circa un anno, poiché uno dei bambini, affetto da una grave disabilità motoria a causa di un bombardamento, riceve cure presso l’AOU Meyer Irccs. Il Comune ha trovato un appartamento di sua proprietà nella frazione di Antella, situato in una zona centrale e vicino ai servizi principali: lo metterà a disposizione per l’accoglienza della famiglia per i prossimi tre anni. Occorrerà tempo per effettuare alcune modifiche che ne migliorino l’accessibilità, ma la casa sarà presto pronta ad accogliere i nuovi inquilini. Tuttavia, l’obiettivo del progetto supera la semplice fornitura di un alloggio.
“Accogliere questa famiglia per noi non si limita a offrire una casa – afferma il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti –. Stiamo creando una comunità in grado di prendersi cura di questo nucleo familiare, sostenendolo e accompagnandolo con rispetto per la loro autonomia. Desideriamo che possano sentirsi gradualmente parte del nostro territorio, mantenendo la propria identità e dignità”.
“Il progetto – aggiunge l’assessora al Welfare Sandra Baragli – si propone di raggiungere due obiettivi: rispondere a un’emergenza e sviluppare le condizioni affinché l’emergenza si tramuti, nel tempo, in un percorso di autonomia e integrazione”.
Per questo motivo, il Comune sta lavorando per costituire una rete di accoglienza territoriale che coinvolgerà la scuola, in particolare l’Istituto comprensivo “Antonino Caponnetto”, i servizi sanitari, il volontariato e l’associazionismo. Saranno inclusi anche attività sportive e realtà educative. Tra le realtà già disponibili ci sono, oltre al Calcit, la Misericordia di Antella, la Croce Rossa di Bagno a Ripoli, la Fratellanza popolare di Grassina, la Caritas e il doposcuola di Antella.
Un’attenzione particolare sarà riservata ai minori: l’inserimento scolastico è una priorità e sono già in corso le verifiche per il loro ingresso nelle scuole locali. Saranno anche identificate soluzioni specifiche per garantire gli spostamenti del bambino con disabilità motoria. Sarà fondamentale l’apprendimento della lingua italiana per gli adulti e la creazione di opportunità di socializzazione e relazione, mediate da attività sportive, culturali e di volontariato.
La Fondazione Giovanni Paolo II, che ha sede a Firenze e si occupa di cooperazione internazionale in paesi come Palestina, Libano, Iraq, Siria e Burkina Faso, accompagnerà la famiglia all’interno del suo programma decennale di accoglienza in Italia per famiglie richiedenti asilo. In collaborazione con la Prefettura di Firenze, da ottobre scorso, sta già ospitando altre tre famiglie con figli provenienti dalla Striscia di Gaza: in totale, 14 persone, di cui 8 minorenni, vivono nella canonica della comunità parrocchiale di Sant’Agata in Arfoli, con il supporto del Comune di Reggello.
Come per queste famiglie, anche per la famiglia palestinese accolta a Bagno a Ripoli, gli operatori della Fondazione Giovanni Paolo II si occuperanno di tutte le pratiche burocratiche, rimanendo un punto di riferimento costante per le necessità quotidiane di bambini e adulti. Al fianco di questa famiglia, la Fondazione garantirà anche la presenza di un’operatrice di origine palestinese con grande esperienza nei progetti di accoglienza, che fungerà anche da mediatrice linguistica e culturale. Gli operatori e i volontari della Fondazione organizzeranno infine occasioni di apertura e conoscenza della comunità, promuovendo eventi di incontro, reciproca comprensione e integrazione reale.
Ieri pomeriggio, nei locali del Meyer, ha avuto luogo la firma del protocollo di collaborazione tra Comune e Fondazione, per disciplinare l’utilizzo dell’immobile, coordinare gli interventi e gestire la collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti. Presenti, accanto alla famiglia, il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti, il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II Damiano Bettoni, la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop e il direttore generale del Meyer Federico Gelli.
“Grazie alla disponibilità del Comune di Bagno a Ripoli e delle associazioni locali, possiamo accogliere una nuova famiglia fra le tante che, provenienti da Gaza, cercano un luogo sicuro dove ricominciare. Lavorare in rete, come stiamo facendo in questo territorio, significa “accogliere” nel vero senso della parola. Non si tratta solo di offrire un tetto, ma di creare le condizioni affinché una persona, dopo il dolore, la distruzione e la malattia, possa nuovamente immaginare un futuro. Le famiglie di Gaza che da un anno ospitiamo a Reggello ci stanno mostrando, con i loro sorrisi e la loro determinazione, cosa voglia dire tornare a vivere, crescere i propri figli in salute e costruire un progetto di vita. Questo è ciò che rende merito all’importante e spesso faticoso impegno della Fondazione Giovanni Paolo II nell’accoglienza concreta in Italia e nei progetti di cooperazione in Terra Santa e nei luoghi dove c’è più bisogno. Sperare non significa essere ingenui o dimenticare il dolore. Significa ricordarlo e affrontarlo, per poter proseguire verso un futuro di vita e indipendenza”, dichiara Damiano Bettoni, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II.
“Siamo estremamente contenti – afferma Federico Gelli, direttore generale dell’AOU Meyer Irccs – che una storia iniziata in modo così drammatico, sotto le bombe di Gaza, stia arrivando a una svolta positiva e siamo grati a tutti coloro che hanno reso possibile questo importante risultato. Quando è arrivato nel nostro ospedale, il piccolo versava in condizioni molto critiche ed è stato assistito dai nostri specialisti: dopo un breve ricovero in Rianimazione, si sono occupati di lui chirurghi e ortopedici. Al suo fianco ci sono sempre state le nostre psicologhe e assistenti sociali, che si sono prese cura anche delle esigenze della madre, dei fratelli e del nonno. Grazie anche al supporto della Fondazione Meyer, questa famiglia ha intrapreso un percorso di accoglienza che ha ora raggiunto una fase cruciale. Dall’inizio del conflitto, il Meyer ha curato trenta bambini palestinesi, occupandosi anche dell’accoglienza delle loro famiglie”.
“L’intreccio di solidarietà internazionale, il desiderio di pace, e il welfare di comunità – afferma la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop – rendono questo progetto di un valore inestimabile. L’impegno del Comune di Bagno a Ripoli, insieme alla Fondazione Giovanni Paolo II e a tutte le realtà del territorio, mira a creare una rete stabile di accoglienza e accompagnamento, capace di durare nel tempo. La Regione Toscana guarda con favore a questo modello, offrendo la sua disponibilità a rimanere al fianco di una famiglia e di un bambino fuggiti dalle bombe, in cerca di serenità”.
“Un ringraziamento fin da ora – concludono Pignotti e Baragli – alla Fondazione, al Meyer, alla Regione e a tutte le realtà e associazioni che ci supporteranno nella cura di questa famiglia. L’accoglienza funziona quando è una responsabilità condivisa e quando chi viene accolto non è visto semplicemente come destinatario di assistenza, ma come una persona con una storia e, soprattutto, un futuro da costruire”.
