Durante il dibattito tra candidati per la Regione Toscana, tenutosi a Firenze per iniziativa di Savethecity, si è discusso di sanità e liste d’attesa. Sull’argomento è intervenuto Alessandro Tomasi, candidato del centrodestra, il quale ha evidenziato che “il privato non è il male assoluto“.
Secondo Tomasi, almeno il 51% dei toscani si avvale già oggi di strutture private a causa delle lunghe liste d’attesa, mentre circa l’8% rinuncia alle cure per mancanza di mezzi economici, un dato che considera “inadeguato per una regione moderna come la nostra, dove la sanità presenta punti di eccellenza“.
Il candidato ha proseguito: “Non importa chi fornisca il servizio, pubblico o privato. Ciò che è fondamentale è rispettare due criteri chiave: chiare direttive dal sistema pubblico e controlli immediati sulla qualità dei servizi. Con queste regole, il privato può effettivamente diventare una risorsa utile, evitando scappatoie, poiché oggi molti si rivolgono al privato proprio perché il pubblico non esercita completamente queste funzioni“.
“Desideriamo ridurre le liste d’attesa in tre anni” per la sanità in Toscana, “puntando anche a un uso più strategico degli esami diagnostici anziché incentivare il privato, utilizziamo i fondi per stabilizzare il personale e riassorbire i servizi“, ha affermato Antonella Bundu, candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione Toscana.
Nel frattempo, Eugenio Giani, presidente della Regione e candidato del centrosinistra per un secondo mandato, ha commentato a margine dell’evento, sostenendo che “rispetto all’anno scorso, le liste d’attesa sono diminuite di almeno il 15%. Nel bilancio regionale sono stati già previsti 20 milioni di euro per ulteriormente ridurre i tempi di attesa. La sanità toscana è seconda in Italia – ha aggiunto – secondo la Fondazione Gimbe, Agenas e altri enti di valutazione, su 300 indicatori emerge la qualità e l’eccellenza delle nostre prestazioni. Anche le liste d’attesa devono essere considerate in questo contesto, poiché le nostre visite sono tra le migliori“.
