Consiglio Comunale di Empoli: prossima seduta mercoledì 11 giugno

Referendum Multiutility: Avviato l’Iter per l’Indizione. Polemiche sul ‘Parere’ del Ministero

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Tra letture di dizionari, rielaborazioni di frasi, osservazioni grammaticali e discussioni che oscillano tra il filologico e il giuridico, la discussione sul referendum comunale riguardante la Multiutility di ieri nel consiglio comunale è apparsa una questione di punteggiatura e di parole. Sfumata tra le polemiche dell’ultimo lungo consiglio comunale la possibilità di accorpare il referendum comunale con le prossime elezioni regionali del 12 ottobre, la vecchia mozione è stata un’opportunità per tracciare un percorso verso la modifica del regolamento sugli istituti di partecipazione e la data del referendum.

La mozione originale è stata infatti ‘emendata’ e separata dalla sua iniziale ratio, l’accorpamento, per impegnare il consiglio e la Giunta a lavorare per l’indizione del referendum: la maggioranza, con una propria proposta emendata e successivamente approvata, ha infatti disposto “agli uffici competenti di redigere il regolamento e convocare la I Commissione, e di elaborare la proposta da portare in consiglio comunale. Al sindaco di indire il referendum sull’abrogazione della delibera 99/2022 (quella sulla quotazione in borsa, ndr) in una data compresa nella finestra temporale prevista”, tenendo conto dell’impossibilità di accorpare il referendum alle elezioni regionali e quindi anche a un eventuale ballottaggio. Gli Uffici “stanno lavorando alla stesura del regolamento degli istituti di partecipazione che sarà presentato nella I Commissione e poi in Consiglio comunale”, ha dichiarato la capogruppo PD Viola Rovai.

“Finalmente si arriva alla discussione; senza accorpamento, permane la necessità di unificare Statuto e Regolamento”, spiega Leonardo Masi di BE, che sottolinea i “dati discordanti” tra i due, come ad esempio il numero di firme richiesto per autenticare il procedimento, che presenta una differenza di 500 voti, tra 3000 dello Statuto e 3500 del Regolamento, oltre al “quando si può fare, dato che il Regolamento non prevede, a nostro avviso erroneamente, l’accorpamento con le Regionali”.

Rappresenta un passo avanti verso il referendum, giunto dopo oltre 30 minuti di ‘pausa’ e di dialogo tra gruppi di maggioranza e opposizione non registrato dai microfoni. “Forse è una delle poche volte che abbiamo cercato, tra maggioranza e opposizione, di trovare un equilibrio per riuscire a condividere questa mozione, tramite un dialogo pacato e costruttivo”, ha riconosciuto la consigliera di BE Sabrina Ciolli; “prendiamo atto della scelta di impegnarsi su questo punto anche senza accorpamento”, ha affermato Andrea Poggianti del Centrodestra per Empoli.

Ma non è tutto oro quello che luccica; infatti, la discussione, protrattasi per circa due ore, oltre alla comune posizione sulla necessità di unificare i due documenti, si è incentrata su una disputa semantica. Non si tratta di una lezione di grammatica, ma di politica.

Nell’emendamento del PD, si richiamava il “parere negativo” del Ministero che avrebbe reso impraticabile l’accorpamento, una scelta che la Giunta ha presentato immediatamente come insindacabile e di natura tecnica, ma che per le opposizioni è stata invece di natura politica.

“Affermare che si tratta di un ‘parere negativo’ è un falso in atto pubblico, dichiara Poggiantie potrebbe anche essere oggetto di ricorso al Prefetto. Attribuire al Ministero l’interpretazione di ‘parere negativo’ è un falso e nel parere si trova scritto testualmente ‘non opportunità’. Non c’è alcun divieto, nemmeno se fosse scritto ‘non si può fare’. “

Poggianti invita a “non creare inciampi che potrebbero avere anche conseguenze giuridiche”, affermando che “si tratta di un parere non vincolante”, e propone al consiglio un “emendamento conciliativo” modificando il termine in “parere non vincolante” o semplicemente “parere. Ciolli ammonisce, “qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di includere in una mozione informazioni che divergevano dagli atti ufficiali” e con il vocabolario alla mano, legge il lemma ‘negativo’ in aula; Poggianti, dopo un’osservazione grammaticale, “non si mette una virgola prima di un verbo”, invita a “portare tutti insieme a casa, nell’interesse dei cittadini, questa proposta di buon senso senza tirare per la giacchetta un gruppo contro un altro”. Si vota emendamento per emendamento, e persino la presidente del consiglio mostra difficoltà di fronte al lavoro di taglia e cuci generale.

Il PD chiede cinque minuti di pausa, rientra in aula, ma la proposta viene rigettata: “Parere negativo non significa ‘vincolante’, né ‘vietato’, anzi, la dicitura ‘non vincolante’ sarebbe comunque più negativa”. L’emendamento conciliativo non passa, resta il ‘parere negativo’. È evidente che i ‘pareri’ discordanti derivano dalla diversa interpretazione del mancato accorpamento: per le opposizioni si tratta di una scelta politica, per la maggioranza è una decisione obbligata da obblighi tecnico-normativi. Da quanto trapela, non è escluso che la controversia sui termini venga sottoposta direttamente al Prefetto.

Fonte notizia

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