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Piano faunistico venatorio, Barnini: “Permetterà di superare le logiche frammentate”

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È stata Brenda Barnini, presidente della commissione Sviluppo economico (Pd), ad avviare il dibattito in Aula riguardante l’approvazione del Piano faunistico venatorio regionale (Pfvr). Questo Piano, frutto del lavoro congiunto delle commissioni Ambiente, guidata da Gianni Lorenzetti (Pd), e Sviluppo economico, presieduta da Barnini stessa, giunge ora all’attenzione dell’Aula dopo un intenso lavoro collaborativo che ha avuto inizio un anno fa, portando a termine la fase di partecipazione. La presidente ha sottolineato che è stato un processo “rapido e intenso, ma sicuramente costruttivo”. Oggi, il risultato di questo lavoro rappresenta “il primo vero Piano faunistico regionale”, confessando di aver dedicato un notevole tempo allo studio approfondito del Piano e sperando che il dibattito in Aula riesca a sviluppare “modalità adatte al suo valore. Non stiamo discutendo su chi sia a favore o contro la caccia o su chi abbia maggiore o minore sensibilità ambientale – ha continuato –. Il Piano deve essere visto come uno spartito per un’orchestra”, con “un valore che risiede nella sua capacità di superare logiche frammentate”. Esso comprende elementi come la tutela della biodiversità, la gestione del territorio, le attività agricole, la sicurezza dei cittadini e la regolamentazione della caccia. È fondamentale gestire il rapporto tra la presenza faunistica, la sostenibilità ambientale, la difesa delle comunità locali e gli interessi di ciascuno: “Cercare un punto di sintesi alto che tuteli l’interesse pubblico è un obiettivo non solo realizzabile, ma anche il più naturale. Non deve essere visto in modo ideologico o come una contrapposizione semplificata tra interessi divergenti”.

Barnini ha aggiunto un punto fondamentale: “La fauna selvatica è un patrimonio collettivo, un bene pubblico da proteggere. È necessario tutelare habitat e specie vulnerabili in una visione complessiva della sostenibilità. Serve una strategia regionale in grado di coniugare diverse necessità: la conservazione del patrimonio naturale, il contenimento degli squilibri faunistici, la protezione del lavoro agricolo e una gestione responsabile dell’attività venatoria”. Secondo Barnini, quest’ultima “è parte integrante del patrimonio culturale e identitario della nostra regione, che in futuro non sarà sostenuta dalla tradizione, ma dall’innovazione”. La Toscana ha bisogno di una pianificazione moderna, supportata da dati aggiornati e monitoraggi costanti, oltre a valutazioni scientifiche chiare e una responsabilità condivisa da tutti i soggetti coinvolti. “Dobbiamo ambire a costruire un equilibrio più avanzato. C’è un tema di credibilità delle istituzioni: i cittadini, gli agricoltori e gli amministratori ci chiedono risposte efficaci. È possibile una convivenza più sostenibile tra attività umane, patrimonio ambientale e fauna selvatica e la Toscana ha la possibilità di farlo meglio e prima degli altri”.

All’inizio del suo intervento, la presidente della commissione Sviluppo economico ha voluto esprimere il suo ringraziamento “a tutte le persone che hanno collaborato a questo Piano”, citando il presidente Eugenio Giani e la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, la quale “ha voluto imprimere un elemento distintivo al Piano, evidenziando i diritti delle imprese agricole e affermando che non può esserci vocazione per la fauna selvatica in aree agricole coltivate”. Ha esteso il suo grazie al settore regionale, “al dirigente Ferretti, al Nurv (Nucleo di valutazione regionale, ndr)” e agli uffici dell’Assemblea legislativa, “al presidente Lorenzetti e a tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione. È stato un grande lavoro di squadra”.

“Abbiamo portato avanti un lavoro intenso e anche difficile, cercando di fornire risposte ai vari mondi: agricoltori, ambientalisti e cacciatori”, ha osservato Gianni Lorenzetti. “È un Piano complesso e articolato. In conclusione, ci siamo detti con la presidente Barnini che nessuno è completamente soddisfatto e questo significa che abbiamo messo a punto un buon piano”.

Durante l’apertura dei lavori, sono state respinte tre questioni pregiudiziali presentate dalla minoranza, sollecitando il rinvio dell’approvazione del Piano. Tali questioni sono state illustrate in Aula da Alessandro Capecchi (FdI), lamentando la mancanza di quantificazione delle risorse necessarie per il monitoraggio ambientale anno per anno; l’imminente approvazione da parte del Parlamento del decreto legge 1552, che riforma la legge nazionale 157/1992, prevedendo un ruolo per il cacciatore come bio-regolatore; e l’assenza di coinvolgimento della commissione di Controllo, necessaria per verificare la coerenza degli atti con la programmazione regionale.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

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