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Liste di attesa in Toscana: Monni interviene sul piano da 32 milioni in commissione sanità

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Monia Monni (Foto Regione Toscana)

L’assessora alla Sanità e Welfare Monia Monni è stata audita oggi dalla commissione Sanità guidata da Matteo Biffoni (Pd). L’incontro si è focalizzato sul piano del governo riguardante le liste di attesa per il 2026.

Monni ha evidenziato che per alleggerire le liste di attesa in Toscana, la Giunta regionale ha destinato 32 milioni di euro di fondi propri: 20 milioni saranno utilizzati per migliorare la produttività del sistema pubblico e 12 milioni per il privato convenzionato. “Una novità di quest’anno – ha dichiarato l’assessora – è che sono stati liberati 4 milioni di euro, destinati alle aziende sanitarie che dimostreranno miglioramenti in ambiti specifici, con risultati verificabili”.

Nell’anno precedente, sono state recuperate circa 356 mila prestazioni ambulatoriali e 16 mila interventi chirurgici. Tuttavia, il vero nodo, su cui si gioca la sostenibilità del sistema sanitario universale – ha sottolineato Monni – è l’appropriatezza delle prescrizioni. Negli ultimi anni, infatti, la richiesta di visite ed esami è esplosa. Ciò ha comportato difficoltà nel fornire risposte tempestive da parte del sistema sanitario regionale. “Lo scorso anno – ha continuato l’assessora – c’è stata una crescita del 41 per cento delle prescrizioni di visite specialistiche e un incremento del 49,8 per cento delle prescrizioni di diagnostica strumentale”. Per affrontare questo problema, è stato sviluppato un sistema per guidare i medici di famiglia nelle prescrizioni, mediante un menù a tendina che stabilisce priorità, con l’obiettivo di limitare le prescrizioni inappropriate.

Le principali criticità riguardo ai tempi di attesa per le prime visite si riscontrano in specialità come dermatologia e oculistica, dove gli obiettivi vengono raggiunti rispettivamente nel 55 per cento e nel 77 per cento dei casi. In merito agli interventi chirurgici, quelli di classe A (che prevedono ricovero entro 30 giorni) sono effettuati nei tempi previsti nell’88 per cento dei casi.

Numerose sono state le domande e le osservazioni da parte dei commissari.

Sul tema dell’appropriatezza, Alessandro Tomasi (FdI) ha messo in evidenza come l’appropriatezza di una prescrizione “spesso possa essere valutata solo in un secondo momento”, dopo che l’esame o la visita sono stati effettuati. Lorenzo Falchi (Avs) ha aggiunto che “un sistema che limita troppo rigidamente i medici di famiglia, come il menù a tendina, può portare a una mancanza di responsabilizzazione”. A riguardo, dalla Giunta è stato chiarito che il medico mantiene un margine di discrezionalità e può scegliere liberamente. Diego Petrucci (FdI) ha commentato che “l’appropriatezza non va confusa con l’accesso improprio, che è spesso la legittima ricerca di salute da parte del cittadino”. Rivolgersi al pronto soccorso in alcuni momenti della settimana, o dopo aver tentato senza successo di prenotare visite ed esami in tempi rapidi, rappresenta a volte l’unica soluzione per avere risposte veloci, secondo il consigliere. Petrucci ha anche ribadito che i dati delle liste di attesa “in tutte le Regioni, sia governate dal centrodestra che dal centrosinistra, risultano falsati, come dichiarato anche dalla Corte dei Conti. Infatti, i numeri tengono conto solo di coloro che riescono a prenotare una visita o un esame, ma non considerano le migliaia di cittadini che vengono rimbalzati e non ci riescono e alla fine si rivolgono ai privati o rinunciano alla visita”. A questa osservazione, Monni ha risposto che la metodologia adottata è nazionale e che se “i dati sono ritenuti falsati, si dovrebbero costruire nuovi indicatori; la Toscana è disponibile a ogni forma di cooperazione”. È altresì vero che “l’80 per cento degli accessi al pronto soccorso sono impropri e si sta cercando di rimediare a questo tramite il potenziamento dei servizi territoriali e altri filtri”.

“Riconosciamo che la Toscana è una delle Regioni con i dati migliori riguardo le liste di attesa – ha evidenziato Luca Rossi Romanelli (M5S) – ma data la situazione nazionale di sofferenza, non possiamo applicare il principio del ‘male comune mezzo gaudio’”. Secondo Serena Spinelli (Pd), la questione dell’appropriatezza e l’aumento delle richieste si intreccia con una questione culturale: “occorre ristabilire un rapporto di fiducia tra il cittadino e il medico di medicina generale”. Spinelli ha inoltre commentato che ci sono alcune fragilità nei percorsi di secondo livello che meritano di essere migliorate e ha posto la questione di come controllare gli esiti delle prestazioni del privato sociale accreditato, chiedendosi “abbiamo il timone?”.

Per Jacopo Cellai (FdI), analizzando i numeri presentati, ci si dovrebbe domandare “se i dati sono questi, perché spendiamo di più?”. Pertanto, dovrebbe essere ben chiaro fin dal rapporto quel 65 per cento di rapporto tra prescrizioni e prenotazioni. Cellai ha anche espresso dubbi “sul fatto che i medici debbano seguire un menù a tendina e quando si parla di discrezionalità si afferma ‘per ora’”.

Enrico Tucci (FdI) ha giustificato l’aumento “stratosferico e sproporzionato” della diagnostica per immagini con “l’invecchiamento della popolazione, la presenza di macchine che non emettono radiazioni ionizzanti e le difficoltà di comunicazione tra medici di famiglia e assistiti”. Lorenzo Falchi ha aggiunto che “data la presenza di vincoli all’assunzione di personale pubblico, o ci si affida a prestazioni aggiuntive o si acquistano prestazioni private, ma questa non può essere la filosofia a lungo termine; è fondamentale investire nel servizio pubblico, soprattutto sul territorio”.

Il presidente Matteo Biffoni ha infine suggerito un monitoraggio periodico, i cui risultati dovranno essere analizzati e discussi nella commissione Sanità, riguardo alle liste di attesa. “Non dobbiamo regredire nella difesa della salute pubblica nel sistema regionale – ha affermato – ma è chiaro che le liste di attesa richiedono una risposta”. Secondo Biffoni, è anche opportuno lavorare per rendere più attraenti certe carriere nel settore pubblico per i giovani medici, in modo da risolvere le criticità emerse in alcune specialità e riflettere sui limiti di spesa. Il consigliere ha infine evidenziato che la Toscana si è distinta per aver avviato un confronto costruttivo con i medici di medicina generale, da cui è scaturita la condivisione sul nuovo percorso adottato per aumentare l’appropriatezza delle prescrizioni.

“L’assessora Monia Monni sta rivelando la sua mancanza di conoscenza, o la sua volontà di ignorare, le dinamiche della gestione del Servizio Sanitario Nazionale, sia a livello nazionale che toscano”. Così il deputato toscano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi risponde alle dichiarazioni rilasciate dall’assessora regionale alla Salute, la quale ha affermato che il Governo Meloni “non ha fornito nulla” per affrontare il problema delle liste d’attesa.

“Affermare che il Governo non ha investito risorse è semplicemente falso – dichiara Rossi –. Questo esecutivo ha portato il Fondo sanitario nazionale a un record di 143 miliardi di euro, con un incremento di 10 miliardi in tre anni. Altro che tagli. Diversamente dal passato, quando la sinistra riduceva i fondi alla sanità, oggi le risorse sono state aumentate in modo strutturale. Il problema delle liste d’attesa – commenta il parlamentare di Fratelli d’Italia – non può essere addebitato a Roma. Il Governo ha fatto la sua parte non solo sul piano finanziario, ma anche normativo. È stata approvata una legge che chiarisce alle Regioni le misure da adottare per garantire ai cittadini visite ed esami nei tempi stabiliti. Le risorse ci sono e le regole anche. È compito delle Regioni organizzare i servizi in modo efficiente”.

Per Rossi, “è troppo facile cercare scuse nel Governo quando la responsabilità organizzativa della sanità ricade sulle Regioni. La Toscana gestisce questo sistema da decenni. Se oggi le liste d’attesa rappresentano ancora un problema, le responsabilità sono prima di tutto regionali. L’assessora può stare tranquilla: questo Governo garantisce le risorse e continua a investire nella sanità pubblica. La Regione Toscana, piuttosto, dovrebbe concentrarsi nel garantire ai cittadini servizi e un reale abbattimento delle liste d’attesa. Quindi, meno polemiche e più risultati concreti”, conclude Fabrizio Rossi.

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