Convertire le ingiurie e gli attacchi sessisti ricevuti sui social media in un supporto concreto per le donne che non hanno risorse finanziarie per difendersi e denunciare. Questa è la decisione della sindaca Sara Funaro, che ha annunciato oggi le prime azioni legali, presentate a titolo personale, contro i messaggi più gravi ricevuti online, e la volontà di destinare ogni eventuale risarcimento alla creazione di un fondo per garantire tutela e assistenza legale gratuita alle donne vittime di odio e violenza sul web. L’obiettivo è creare uno sportello di assistenza legale gratuita attraverso una rete di collaborazione tra istituzioni, associazioni e professionisti. La decisione è stata spinta da offese sessiste, insulti personali e messaggi violenti, che addirittura evocano la morte. “Ma avete notato che le donne in politica di sinistra sono brutte e cattive?”, “Speriamo che succeda a te Funaro”, commento su un post che menzionava un sequestro e una violenza sessuale, fino a “c’è solo un modo, sparare alla Funaro”. Sono solo alcuni dei messaggi indirizzati alla sindaca sui social, ai quali Funaro ha scelto di non rispondere in silenzio.
“Ho deciso di denunciare perché ci sono limiti che non possono essere superati – ha affermato la sindaca Sara Funaro -. Se siamo noi, donne e uomini, amministratori e rappresentanti delle istituzioni e della politica, i primi a denunciare e a dare un segnale chiaro, forse possiamo davvero cambiare qualcosa. Le mie scelte possono essere contestate, le mie decisioni criticate, anche severamente; il dissenso è parte della vita pubblica. Tuttavia, qui non stiamo parlando di critiche politiche, ma di attacchi che colpiscono una donna in quanto tale, il suo corpo, il suo aspetto fisico e la sua dignità. Non possiamo considerare tutto ciò normale solo perché accade sui social.”
Da qui la volontà di creare una rete che coinvolga il maggior numero possibile di amministratrici e amministratori, rappresentanti delle istituzioni e della politica per estendere l’iniziativa anche ad altre aree. “Collaboreremo con le associazioni locali, partendo da Artemisia e da altre realtà che si occupano di questi temi. Coinvolgeremo anche l’Ordine degli Avvocati – ha spiegato Funaro -. A breve invierò una lettera a tutte le rappresentanti e i rappresentanti istituzionali toscani per chiedere loro di aderire e fare lo stesso, in modo che questo fondo possa espandersi sempre di più. Ho già contattato anche la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che in ANCI ha la delega alle Pari opportunità, per chiederle di estendere questa iniziativa a tutti i rappresentanti istituzionali a livello nazionale, indipendentemente dall’orientamento politico.” “Io ho gli strumenti per difendermi e ho deciso di farlo – ha proseguito la sindaca -. Ma so che molte donne, di fronte agli stessi attacchi, possono sentirsi sole o rinunciare a denunciare perché non hanno le risorse per intraprendere un percorso legale. Chi rappresenta le istituzioni ha una responsabilità in più: utilizzare gli strumenti che ha per aprire la strada anche per gli altri. Vorrei che da un evento profondamente negativo potesse nascere un supporto concreto per altre donne. Più denunciamo, più possiamo lavorare affinché quest’ondata di odio venga fermata.”
Non è la prima volta che Funaro decide di denunciare abusi e violenza online. Nell’agosto 2025, la sindaca si è rivolta alla Polizia postale dopo aver scoperto che alcune sue fotografie, scattate durante eventi pubblici durante la campagna elettorale, erano state pubblicate senza il suo consenso su un forum, accompagnate da commenti volgari e sessisti. Già allora Funaro aveva evidenziato l’importanza di denunciare non solo per tutelare se stesse, ma anche per incoraggiare altre donne a non rimanere in silenzio.
Oltre a garantire una protezione concreta alle donne che decidono di reagire agli attacchi online, Funaro ha anche riacceso il dibattito sull’identificazione digitale degli utenti dei social, per combattere l’anonimato e facilitare l’identificazione delle responsabilità in caso di comportamenti illeciti. “Voglio anche rilanciare e chiedere a tutti i rappresentanti istituzionali di sostenere la proposta di legge sull’identità digitale presentata alla Camera nel febbraio 2025 dal deputato Piero De Luca, che segue la stessa direzione dell’iniziativa proposta in precedenza dal premier spagnolo Pedro Sánchez.”
La libertà di espressione è un diritto fondamentale e deve sempre essere tutelata, ma non può essere confusa con la possibilità di utilizzare l’anonimato per insultare, minacciare o attaccare qualcuno pensando di non dover rispondere delle proprie azioni. “Ciò che è illecito al di fuori della rete non può diventare accettabile dietro uno schermo – ha concluso la sindaca -. Chiunque desideri aderire, anche se non ha ricevuto commenti sessisti ma offese di altro tipo, è il benvenuto. Questa non è una battaglia che divide donne e uomini: deve essere un’iniziativa in cui uomini e donne si uniscono contro la violenza, contro l’odio e contro il sessismo.”
Fonte: Comune di Firenze – Ufficio Stampa
