(Immagine del Collettivo di Fabbrica ex Gkn)
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono tornati in Italia, tra cui cinque toscani a bordo delle navi fermate da Israele di recente. Fra loro si trovano Antonella Bundu, ex consigliera comunale e già candidata alla presidenza della Regione Toscana, e Dario Salvetti, membro del Collettivo di Fabbrica ex Gkn. Questa mattina, presso la fabbrica di Campi Bisenzio, i due attivisti fiorentini hanno tenuto una conferenza stampa subito dopo il loro rientro in Toscana.
In una dichiarazione, i due attivisti hanno inizialmente espresso ringraziamenti: “Agli abitanti di Gaza che hanno protestato per la Flotilla mentre si trovavano sotto attacco. Alle resistenze globali che ci hanno supportato da terra. Ai compagni e compagne che hanno cantato Bella Ciao nelle loro lingue: sapere di non essere soli ci ha dato forza“. Successivamente, Bundu e Salvetti hanno descritto la loro esperienza: “Il sequestro è avvenuto in acque internazionali, ed è fondamentale chiarirlo e non normalizzarlo. Un gommone si è avvicinato alle imbarcazioni: c’erano uomini armati che hanno sparato sulle barche con persone a bordo. Ci hanno sequestrato i passaporti. Da quel momento eravamo numeri su una nave con quattro container. Tecnicamente, possiamo considerarlo un mini campo di concentramento galleggiante. Le 48 ore successive sono state un tormento fisico e psicologico. Siamo tra i fortunati che non hanno subito ferite fisiche permanenti per ora, mentre gli effetti psicologici a lungo termine devono ancora essere valutati. Ogni spostamento avveniva con le mani legate dietro la schiena e la testa abbassata. Si dormiva accalcati nei container come in un carro bestiame, al freddo della notte. La tortura in prigione era non farti dormire“.
Dopo il fermo delle navi, erano circolate fotografie del sequestro. Durante la conferenza, hanno aggiunto: “Siamo stati informati che ci sono stati schiamazzi per le immagini di Ben Gvir (Ministro della sicurezza nazionale del governo Netanyahu), dei prigionieri, costretti a sedere per terra, ma è stato uno dei momenti più leggeri“. “Qualsiasi spostamento era sempre accompagnato da manette e con la testa abbassata. A volte ti costringevano a tenere la testa bassa fino a non riuscire più a camminare. Ognuno di noi ha subito esperienze simili ma diverse, ognuno di noi è stato torturato in modo distinto“. Successivamente, Bundu e Salvetti hanno menzionato ciò che “non è stato documentato: il tunnel di uscita dove i soldati israeliani ci malmenavano. Il cannone ad acqua con un liquido giallo. Gli spari con munizioni. La gabbia di ferro 1,5 per 1,5 metri in cui ci trasferivano. Due minuti concessi per parlare con un avvocato, dopo aver rifiutato di firmare che eravamo “entrati illegalmente”. Le scariche elettriche alla nuca non appena sbarcati dalla nave prigione, coricati sul pontile mentre canticchiavano canzoni. Lo spogliamento di pantaloni, scarpe e maglietta“. Inoltre, hanno dichiarato: “siamo a conoscenza dell’uso del taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, molestie sessuali, e che sono stati sparati sell pallini. Abbiamo visto persone implorare di allentare le manette perché avevano le mani che sanguinavano. Ci hanno spruzzato con il cannone ad acqua un liquido giallo per costringerci nei container tra il filo spinato“.
Bundu e Salvetti hanno aggiunto: “Ci riprendevano perché erano orgogliosi di ciò che facevano, si divertivano nella nostra sofferenza. Quello che abbiamo vissuto non è nulla in confronto a ciò che il popolo palestinese subisce ogni giorno. Noi avevamo il privilegio di sapere che, prima o poi, sarebbe finita. Loro no. Sorprende un po’ che ci si indigna tanto per Ben-Gvir, che è solo un distrattore dal quesito reale. Il sistema che abbiamo osservato era raffinato, ben collaudato e con ampio consenso. C’era una macchina amministrativa immensa e la sensazione che nessuno stesse solo “seguendo ordini”: sembravano convinti. Il Mediterraneo è il mare più sorvegliato al mondo — avevamo droni di stati e agenzie internazionali sopra di noi ogni giorno. Una nave cargo-prigione non può essere ignorata. Non è stata invisibile: è stata trascurata“.
“L’unica vera risposta è un boicottaggio diffuso” continuano i due attivisti. “L’economia del regime sionista si basa per il cinquanta per cento su sicurezza, forze armate e sostegno internazionale. Con un boicottaggio non potrebbe resistere. L’immagine di una barca a vela contro una nave militare simboleggia il nostro viaggio — e trasmette tutto sulla relazione di forze che desideriamo sovvertire. Proseguiremo la mobilitazione fino a quando non saranno interrotti i rapporti militari, commerciali e accademici con lo Stato sionista di Israele. Fino a quando tutti i prigionieri politici palestinesi, sia in Italia che nei territori occupati, non saranno liberati. Fino alla fine dell’occupazione“.
“Abbiamo ricevuto numerosi messaggi di solidarietà dai gazawi” e “rifaremmo tutto. Non possiamo permettere che l’importante messaggio ai palestinesi che hanno manifestato per noi sia che, poiché abbiamo subito torture, ora ci ritiriamo“. Si è così chiesta una campagna di boicottaggio, sociale ed economica, affinché “le istituzioni rompano ogni rapporto con Israele“, concludendo che “il silenzio non è più tollerabile“.
“Esprimo la mia massima solidarietà ad Antonella Bundu e Dario Salvetti e il mio pensiero costante per le violenze subite, per la frustrazione provata mentre bloccati in acque internazionali venivano portati in Israele, diventando vittime di quanto i giornali stanno raccontando, evidenziando atti di brutalità e sopraffazione inaccettabile in un paese civile“. Così ha dichiarato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, a margine di un evento a Firenze. “A mio parere, Israele, con il suo premier Netanyahu e soprattutto con questo ministro della guerra” Itamar Ben-Gvir “dimostra di essere un paese attualmente indegno di interagire in un contesto internazionale. Questo richiede delle sanzioni“. Giani ha inoltre aggiunto che “Israele ha eseguito un genocidio a Gaza, evidente, ed è responsabile di un’espansione che ha causato gravi lutti in Libano. Sinceramente, non possiamo più tollerare e questi gesti da parte del ministro, questi atti nei confronti della Flotilla rappresentano un’ulteriore indicazione che o ci uniamo per interrompere oppure la deriva rischia di intensificarsi. Non possiamo più affrontare le conseguenze di questi atti“.
“La testimonianza di oggi documenta crimini perpetrati dal governo israeliano con la consapevolezza dei governi europei, incluso il nostro, che non ha ancora sospeso la fornitura di armi” ha dichiarato Dimitrij Palagi, consigliere comunale di Firenze per Sinistra Progetto Comune, in seguito ai racconti di Bundu e Salvetti. “Chiediamo al Comune di Firenze di esercitare pressione su tutti i livelli istituzionali affinché venga interrotta ogni forma di complicità. Il privilegio di sapere che “prima o poi sarebbe finita” non è condiviso dal popolo palestinese. Finché questa situazione persiste, la nostra richiesta non cambia“.


