Circa un quarto delle cooperative in Toscana opera nelle zone interne, portando avanti iniziative economiche, sociali e culturali, contribuendo a combattere la desertificazione dei servizi e il fenomeno dello spopolamento. Inoltre, il 50% degli occupati sono donne, a conferma del loro ruolo trainante nel settore.
Questi dati sono stati presentati oggi durante l’assemblea di Confcooperative Toscana, dal titolo “Una buona regione per cooperare”, tenutasi presso l’Indigo Hotel di Firenze.
Il supporto nelle aree interne
Un’indagine condotta da FondoSviluppo per Confcooperative Toscana esamina la condizione del settore tra il 2019 e il 2025. I risultati sono chiari: la cooperazione rappresenta un baluardo contro la desertificazione dei servizi e il fenomeno dello spopolamento. Le cooperative di tipo A e B costituiscono il 24,2% della presenza in queste aree, indicando che una cooperativa su quattro svolge la propria attività qui. In particolare, le cooperative di comunità giocano un ruolo primario, ricoprendo quasi l’80% delle aree interne.
Donne, cuore e motore della cooperazione
Il settore cooperativo è confermato come quello con la maggiore intensità di lavoro femminile. Le cooperative “rosa” (gestite da donne) sono aumentate fino a rappresentare il 23% del totale regionale, ma il dato occupazionale è ancora più significativo: il 52% della forza lavoro totale di Confcooperative Toscana è composta da donne, che incidono per il 42,3% della base sociale. Tuttavia, le presidenti, sebbene in crescita, continuano a essere in minoranza, fermandosi intorno al 28%.
La metamorfosi del sistema: meno quantità, più solidità
L’analisi dei dati mette in luce una trasformazione strutturale profonda del movimento cooperativo in Toscana: tra il 2019 e il 2025, il numero complessivo di cooperative attive è diminuito del 31,3%, passando da 3.456 a circa 2.372 unità stimate. Questo non rappresenta semplicemente un declino, ma un processo di “ripulitura” e razionalizzazione del mercato. La selezione naturale ha colpito in particolare le micro-imprese meno strutturate, aprendo la strada a un sistema che, sebbene numericamente più esiguo, risulta oggi più solido, resiliente e capace di generare massa critica. Nonostante la robustezza dei dati, permane tuttavia un allarme per il crollo delle cooperative giovanili, scese dal 4,7% al 2,2%. È un segnale che richiede interventi urgenti.
“Nonostante le difficoltà generali del settore, le nostre cooperative mostrano segnali di controtendenza rispetto a diverse problematiche sociali del paese – ha affermato il presidente di Confcooperative Toscana, Alberto Grilli – e oggi più che mai siamo un punto di riferimento in quelle aree di frontiera, sia geograficamente che socialmente, dove altri non riescono a raggiungere. Garantiamo elevati livelli di occupazione femminile e abbiamo successo nell’integrare i migranti attraverso il lavoro. Ora è fondamentale lavorare per un ricambio generazionale, per assicurarci che i nostri servizi alle comunità possano continuare.”
