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Cimitero della Futa: Manetti scrive all’Ambasciata tedesca

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Promuovere un dialogo tra le istituzioni italiane e tedesche e tutti i soggetti coinvolti nella questione del Cimitero Militare Germanico della Futa, al fine di verificare l’esistenza di condizioni favorevoli per un confronto sul futuro delle attività culturali in questo luogo di memoria. È quanto richiede l’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti, che ha contattato l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, auspicando la creazione di un’opportunità di discussione.

La lettera, indirizzata all’ambasciatore Thomas Bagger e alla console generale Susanne Welter, segue la decisione del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’ente tedesco responsabile della cura dei cimiteri di guerra, di interrompere le attività teatrali presso la Futa nel 2026 e di non permettere ulteriori iniziative culturali a partire dal 2027.

Da oltre vent’anni, la compagnia Archivio Zeta porta avanti rappresentazioni teatrali nel Cimitero della Futa, creando nel tempo un’esperienza culturale e civile legata alla memoria del luogo. La scelta del Volksbund, motivata anche dalla particolare natura dei cimiteri e dalla sensibilità dei familiari dei caduti, mette in discussione la continuità di questa esperienza.

“Le ragioni espresse meritano rispetto e attenzione – sottolinea Manetti –. Proprio per questo riteniamo fondamentale un ulteriore confronto prima che la decisione diventi definitiva.” L’assessora esorta a considerare l’importante esperienza accumulata alla Futa negli ultimi vent’anni, dove le iniziative teatrali hanno rappresentato un’esperienza culturale che va oltre il semplice intrattenimento.

“Il teatro può sembrare distante dalla natura di un cimitero se considerato nella sua accezione più comune – scrive Manetti –. Tuttavia, può assumere un ruolo profondamente diverso se utilizzato come mezzo di riflessione sulla guerra, sulla violenza, sulla responsabilità, sulla memoria e sulle conseguenze della storia europea.”

Da qui l’idea di organizzare un incontro tra il Volksbund, i rappresentanti delle famiglie dei caduti, gli organizzatori delle attività culturali e le istituzioni italiane e tedesche per valutare insieme se e a quali condizioni sia possibile coniugare la salvaguardia e il rispetto del luogo con iniziative di conoscenza e trasmissione della memoria.

La Futa non è solo il luogo di sepoltura di oltre 30.000 soldati tedeschi morti nella Seconda guerra mondiale, ma rappresenta anche un punto di vista tangibile sulle conseguenze della guerra e della violenza che hanno segnato l’Europa nel Novecento. La sua presenza in Toscana fa riferimento a un capitolo doloroso della storia europea e, al contempo, offre l’opportunità di trasformare quella memoria in una chance di conoscenza, riflessione e riconciliazione tra i popoli.

“Non si mette in discussione la natura del Cimitero della Futa, né la sensibilità delle famiglie dei caduti – chiarisce Manetti –. Si tratta piuttosto di verificare se ci sono le condizioni per far coexistire la necessità di proteggere la solennità del luogo con l’opportunità di garantire la valorizzazione culturale.”

Fonte: Regione Toscana

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