Ritrovata a Siena una delle più antiche trascrizioni dell’Inno di Caedmon

Ritrovata a Siena una delle più antiche trascrizioni dell’Inno di Caedmon

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(foto dal sito ufficiale del Trinity College Dublin https://www.tcd.ie/)


L’Università di Siena esprime le sue congratulazioni alla dottoressa Elisabetta Magnanti, ex studentessa dell’Ateneo e attuale ricercatrice al Trinity College di Dublino, per la scoperta avvenuta presso la Biblioteca Nazionale di Roma di un manoscritto IX secolo contenente il “Inno di Caedmon” all’interno della Historia ecclesiastica di Beda. Questo eccezionale ritrovamento filologico porta anche la firma della brillante studiosa formatasi a Siena, le cui solide radici accademiche affondano nell’Università di Siena.

Attualmente ricercatrice post-doc presso il Trinity College di Dublino, la dottoressa Elisabetta Magnanti, in collaborazione con il collega Mark Faulkner, ha scoperto un reperto definito “di inestimabile valore” per la filologia germanica, destinato a riscrivere capitoli significativi della storia della lingua inglese. Nei fondi della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, la studiosa ha identificato un manoscritto redatto tra l’800 e l’830 d.C., originariamente connesso all’Abbazia di Nonantola, che presenta la terza trascrizione più antica del celebre “Inno di Caedmon”. Questo componimento di nove versi, la cui composizione originale risale alla fine del VII secolo, è considerato il più antico testo della letteratura inglese. La vera straordinarietà del ritrovamento consiste nel fatto che l’Inno, redatto in antico inglese (anglosassone), è inserito direttamente nel corpo del testo latino della Historia ecclesiastica gentis anglorum del Venerabile Beda. Fino ad oggi, i rari manoscritti conosciuti presentavano la traduzione latina dell’Inno o relegavano i versi anglosassoni ai margini; questo manoscritto romano evidenzia il grande valore attribuito alla poesia vernacolare dai lettori altomedievali.



Prima di intraprendere il dottorato di ricerca a Vienna e il suo attuale post-doc al Trinity College in Irlanda, la ricercatrice ha studiato presso il campus di Arezzo durante il suo corso di laurea triennale, laureandosi successivamente nel corso di laurea magistrale in Lettere Moderne all’Università di Siena sotto la supervisione della professoressa Maria Rita Digilio.

Fondamentale per acquisire le competenze necessarie a tali indagini è stato il periodo trascorso come allieva del Master in Informatica del Testo, un prestigioso programma senese fondato e inizialmente diretto dal professor Francesco Stella e attualmente guidato dalla professoressa Elisabetta Bartoli.

I docenti commentano: “Il traguardo scientifico conseguito da Elisabetta Magnanti è motivo di orgoglio per l’Ateneo senese ed esemplifica un percorso formativo di eccellenza, capace di unire l’umanistica alle nuove metodologie.”

Questa preparazione interdisciplinare si è rivelata cruciale: la scoperta è stata possibile grazie all’incontro tra la ricerca filologico-letteraria e l’impiego delle nuove tecnologie, facilitato dal lavoro di digitalizzazione dei patrimoni manoscritti promosso dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

I dettagli del sensazionale ritrovamento sono stati recentemente pubblicati dalla Cambridge University Press sulla rivista scientifica ad accesso aperto “Early Medieval England and its Neighbours” (https://www.tcd.ie/news_events/top-stories/featured/caedmons-hymn-discovery/).

Fonte: Università di Siena

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