Carlo Ginzburg è scomparso: docente alla Normale di Pisa e tra i più influenti storici del Novecento

Carlo Ginzburg è scomparso: docente alla Normale di Pisa e tra i più influenti storici del Novecento

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(Claude Truong-Ngoc / Wikimedia Commons – cc-by-sa-3.0)

Carlo Ginzburg è scomparso all’età di 87 anni, lasciando un vuoto tra i più importanti storici italiani del Novecento e uno dei protagonisti della storiografia contemporanea a livello globale. Nacque a Torino il 15 aprile 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, e durante la sua lunga carriera, ha sviluppato una forte connessione con la Toscana.

Dopo aver frequentato l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, Ginzburg è tornato alla Normale come docente di Storia delle culture europee dal 2006 al 2010.

Riconosciuto come storico delle mentalità e delle credenze popolari, è considerato un pioniere della “microstoria”, un approccio che sposta il focus dalle grandi dinamiche politiche ai racconti individuali, alle voci marginalizzate e ai dettagli storici. Opere come Il formaggio e i vermi e I benandanti sono diventate fondamentali per studenti, traducendo la ricerca archivistica in narrazioni che attraversano diverse discipline: antropologia, storia religiosa, storia culturale e semiotica.

In Toscana, ricevette il Premio Viareggio-Rèpaci nel 1998 per saggistica con Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza, un riconoscimento che rafforzò ulteriormente il suo legame con uno dei premi letterari più significativi in Italia.

Durante la sua carriera, Ginzburg ha insegnato anche all’Università di Bologna e in prestigiose università statunitensi come Harvard, Yale, Princeton e UCLA, continuando a pubblicare saggi che hanno avuto un forte impatto nel dibattito storiografico internazionale.

Tra i suoi lavori ricordiamo anche Indagini su Piero, dedicato all’opera di Piero della Francesca e ai cicli pittorici di Arezzo, un volume che ha fornito una nuova lettura storico-iconografica del Rinascimento italiano. Così, il suo legame con la Toscana si è manifestato non solo attraverso la sua attività accademica a Pisa, ma anche attraverso un profondo apprezzamento per il patrimonio artistico e culturale della regione.

Negli anni Ottanta, insieme a Giovanni Levi, ha diretto la collana “Microstorie” per Einaudi, contribuendo a un’importante fase della ricerca storica in Italia. Era anche membro dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze e ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale, tra cui il Premio Balzan e il Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei.

I COMMENTI

“Con la scomparsa di Carlo Ginzburg, perdiamo uno dei più grandi intellettuali della nostra epoca, uno storico che ha rivoluzionato il nostro modo di comprendere e raccontare il passato. Attraverso i suoi studi e, in particolare, con la lezione della microstoria, ha insegnato a generazioni di studiosi e lettori che anche le storie apparentemente marginali possono illuminare i grandi eventi della storia”. Così l’assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti.

“La sua figura – continua – è stata intimamente legata alla Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e a quel patrimonio culturale rinascimentale che ha saputo interpretare con rigore, originalità e straordinaria capacità di analisi delle fonti. In questo periodo, il suo nome è tornato al centro del dibattito culturale grazie alle riflessioni sul recente allestimento delle opere di Botticelli agli Uffizi, dove il dialogo tra la Primavera e la Nascita di Venere richiama quel metodo di lettura delle immagini e dei simboli che Ginzburg ha reso fecondo e attuale. Con la sua scomparsa, il mondo della cultura perde una voce autorevole, libera e appassionata, capace di unire ricerca, senso critico e impegno civico. Resta un’eredità intellettuale immensa – conclude Manetti, che continuerà a ispirare le nuove generazioni e chiunque crede nel valore della conoscenza come strumento di libertà”.

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