Presso l’ospedale Santo Stefano di Prato, è stata portata a termine con successo un’operazione chirurgica di alta complessità per il trattamento di un tumore renale avanzato, caratterizzato dalla presenza di un trombo situato nella vena cava a livello sottoepatico. La procedura, consiste in una nefrectomia destra con rimozione del trombo cavale, ed è stata eseguita interamente con una tecnica mininvasiva robotica, sottolineando l’eccellenza dell’équipe medica.
L’intervento ha comportato la rimozione “en bloc” del rene destro e del trombo cavale, un’operazione particolarmente delicata che richiede il controllo temporaneo della vena cava (la principale vena addominale) e della vena renale controlaterale. Durante l’operazione, la vena cava è stata “chiusa” (ossia bloccato l’afflusso di sangue) per 11 minuti, tempo necessario per inciderla, rimuovere contemporaneamente il trombo e il rene destro e procedere alla sutura vascolare. Tutte le fasi sono state effettuate con l’ausilio della piattaforma robotica, che garantisce alta precisione, migliore visione operatoria e una minore invasività.
La complessità dell’intervento ha richiesto competenze altamente specializzate e una stretta collaborazione tra diverse figure professionali, in particolare con l’équipe urologica guidata dal dottor Graziano Vignolini, direttore della SOC Urologia del Dipartimento delle Specialistiche Chirurgiche dell’Asl Toscana centro, e il gruppo anestesiologico diretto dal dottor Vittorio Pavoni, che ha seguito il paziente in tutte le fasi e nella gestione emodinamica, così come il personale infermieristico di sala operatoria, essenziale per la tempestiva gestione dello strumentario chirurgico. Hanno contribuito all’intervento anche l’equipe della Radiologia Interventistica dell’ospedale di Torregalli, diretta dal dottor Massimo Falchini, che il giorno prima dell’operazione ha effettuato l’embolizzazione del rene per ridurre l’afflusso di sangue, e il dottor Alberto Lapini, direttore dell’Urologia dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze.
Il successo dell’intervento è stato il risultato di un’attenta pianificazione preoperatoria, frutto del lavoro del gruppo multidisciplinare uro-oncologico coordinato dalla dottoressa Elena Zafarana dell’Oncologia di Prato. Il caso è stato valutato congiuntamente da urologi, radiologi, radioterapisti, medici nucleari e dall’infermiera di percorso Tania Pirrone, con un’analisi dettagliata del quadro clinico e delle opzioni terapeutiche possibili.
La tecnica mininvasiva robotica ha permesso un rapido recupero funzionale: il paziente ha iniziato a muoversi già dal giorno successivo all’intervento. La procedura, che ha avuto una durata complessiva di circa quattro ore, si è svolta senza complicanze perioperatorie, con una degenza ospedaliera breve.
L’intervento testimonia l’elevato standard qualitativo dell’Asl Toscana centro nella gestione delle patologie uro-oncologiche complesse, in linea con i principali centri nazionali ed europei di chirurgia robotica.
Fonte: Ausl Toscana Centro
