Negli ultimi anni, le aree di Prato e Pistoia stanno vivendo un allarmante fenomeno di desertificazione bancaria, che minaccia l’accesso ai servizi finanziari per cittadini, aziende e intere comunità.
I dati sono inequivocabili. Tra il 2013 e il 2025, gli sportelli bancari sono diminuiti di oltre la metà in entrambe le province: in provincia di Pistoia siamo passati da 180 a 86 sportelli, registrando una riduzione del 52,2%, mentre in provincia di Prato il numero è sceso da 134 a 59, corrispondente a un calo del 56,0%.
Un arretramento così pronunciato in un periodo relativamente breve mette in evidenza una trasformazione profonda e strutturale del sistema bancario, il quale sembra abbandonare progressivamente i territori.
Attualmente, il problema non riguarda soltanto la diminuzione degli sportelli: in diverse località si è già arrivati alla loro totale assenza.
In provincia di Pistoia, due Comuni sono privi di sportelli bancari: Marliana e Sambuca Pistoiese. A questi si aggiungono quattro Comuni con un solo sportello ciascuno – Chiesina Uzzanese, Massa e Cozzile, Montale e Uzzano – che si trovano in una situazione di elevata vulnerabilità e rischio di desertificazione a breve termine.
La situazione è altrettanto critica in provincia di Prato, dove i Comuni di Cantagallo e Vernio non hanno più alcun presidio bancario.
Particolarmente significativa è la dinamica delle recenti chiusure: nel solo 2025, Intesa Sanpaolo ha chiuso quattro filiali nel territorio pistoiese – Abetone, Montale, Casalguidi e Margine Coperta – contribuendo in modo rilevante al calo degli sportelli locali.
In questi territori, la chiusura delle filiali non è solo una riorganizzazione aziendale, ma comporta un vero e proprio vuoto di servizi essenziali. I cittadini, spesso anziani, e le piccole imprese sono costretti a recarsi nei comuni vicini anche per operazioni bancarie di routine, con un aggravio di costi, tempi e disagi.
La Fisac Cgil ribadisce da tempo che la digitalizzazione non può rappresentare l’unica soluzione. Non tutti i cittadini sono in grado di utilizzare strumenti online, e la presenza fisica delle banche resta un elemento cruciale per l’inclusione sociale, la stabilità economica e il sostegno al tessuto produttivo locale.
In sempre più casi, alla chiusura degli sportelli si affianca l’installazione di ATM avanzati, spacciati come alternative valide: si tratta, tuttavia, di strumenti che non possono sostituire il rapporto diretto con il personale e che, non di rado, presentano malfunzionamenti, lasciando i cittadini privi di un servizio effettivo.
A ciò si aggiunge la continua riduzione dell’occupazione nel settore, impoverendo ulteriormente i territori anche sotto il profilo lavorativo e professionale.
Come Fisac Cgil di Prato e Pistoia, denunciamo da anni questa situazione, che è stata più volte portata all’attenzione delle istituzioni locali, ma è rimasta inascoltata dal settore bancario, il quale continua a ridurre la propria presenza nonostante un significativo aumento degli utili.
È fondamentale trovare soluzioni che assicurino un livello minimo di servizio nelle aree, evitando che la logica del profitto prevalga completamente sul diritto di accesso ai servizi.
Chiediamo alle banche di esercitare una responsabilità sociale verso le comunità in cui operano e alle istituzioni di attivarsi per contrastare un fenomeno che rischia di amplificare le disuguaglianze già esistenti.
La desertificazione bancaria non è inevitabile: è il risultato di scelte specifiche e, come tale, può e deve essere contrastata.
Leonardo Bardi
Segretario Generale FISAC CGIL Prato e Pistoia
