Farine di insetti: uno studio internazionale dell'UniPi rivela le preferenze dei consumatori, con l'Italia tra i paesi più cauti.

Farine di insetti: uno studio internazionale dell’UniPi rivela le preferenze dei consumatori, con l’Italia tra i paesi più cauti.

67 0

L’Italia continua a essere uno dei Paesi più riservati in merito all’utilizzo di farine di insetti come alimento per animali, con una sensibilità dei consumatori che varia in base ai diversi tipi di allevamenti: il pesce è quello percepito più positivamente, seguito da pollo e uova, mentre le maggiori resistenze si riscontrano per il maiale. Questo è quanto rivela uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Insects, che ha visto la collaborazione del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, Cornell University, Università di Parma, Tecnológico de Monterrey e Nanjing Agricultural University.

“Il pesce e, in parte, anche il pollo, sono visti dai consumatori come più affini a un’alimentazione naturale che include gli insetti – afferma il professore Simone Mancini del Dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa – Questa percezione è valida anche per il maiale, che è onnivoro, ma nell’immaginario dei consumatori è meno associato a questo tipo di dieta”.

Lo studio ha esaminato le preferenze dei consumatori in Cina, Messico, Italia, Belgio e Stati Uniti riguardo a quattro categorie di prodotti – pesce, pollo, maiale e uova – derivanti da animali alimentati con mangimi a base di insetti. L’indagine, condotta online, ha coinvolto 3.418 adulti. Ai partecipanti è stato richiesto di esprimere le loro intenzioni di consumo e acquisto, oltre alla disponibilità a pagare un prezzo maggiorato, in due scenari distinti, con o senza informazioni sui benefici ambientali legati all’utilizzo delle farine di insetti.

In generale, il pesce ha mostrato la maggiore disponibilità all’acquisto, seguito da pollo e uova, mentre il maiale risulta il meno accettato, in particolare nei Paesi occidentali.

Analizzando i singoli contesti nazionali, l’Italia emerge come il Paese più cauto tra quelli esaminati, con i livelli di intenzione di consumo e acquisto che si attestano intorno a 4 su una scala di 7 punti, rispetto ai valori superiori a 5 registrati in Cina e Messico. Belgio e Stati Uniti si trovano in una posizione intermedia, con valori generalmente compresi tra 4 e 4,5. L’apertura maggiore riscontrata in Cina e Messico è correlata anche a una familiarità culturale con il consumo di insetti, già presente, in forme diverse, nelle tradizioni alimentari locali.

Un aspetto comune riguarda il ruolo dell’informazione. In tutti i Paesi, la consapevolezza dei benefici ambientali legati all’uso degli insetti nei mangimi contribuisce a ridurre la porzione di consumatori contrari all’acquisto. Tuttavia, questo effetto non sempre si traduce in una maggiore disponibilità a pagare di più per i prodotti.

“Oggi in Europa – conclude Mancini – potremmo già consumare pesce, pollo, uova e maiale provenienti da allevamenti che utilizzano mangimi a base di insetti, poiché il loro impiego è autorizzato. Si tratta, quindi, di una soluzione già disponibile dal punto di vista normativo, ma che stenta a diffondersi su larga scala, soprattutto a causa dei costi elevati delle farine di insetti. In questo contesto, l’informazione ha un’importanza cruciale: può contribuire a ridurre le resistenze dei consumatori, anche se, come dimostra il caso italiano, non è sempre sufficiente da sola a modificare in modo significativo le scelte di acquisto”.

Fonte: Università di Pisa – Ufficio stampa

Fonte notizia