Presentiamo la terza e ultima parte dell’intervista esclusiva a Igor Protti, pubblicata oggi, 22 maggio 2025, in coincidenza con l’anniversario dell’addio al calcio di Protti. Quella fu la sua ultima partita, e l’ultimo gol, in un Livorno-Juve.
Qui puoi trovare la prima parte dell’intervista, e qui la seconda.
Sei stato vicino al ritiro o a lasciare Livorno nel 2003…
“Sì, nel 2003, dopo il mio primo anno in Serie B in cui sono diventato capocannoniere. Ero già stato capocannoniere in Serie A e due volte in Serie C nel 2002-2003, quindi quando ho riportato il Livorno in B e ho fatto il campionato di B da capocannoniere, ho pensato che non avrei avuto più obiettivi da raggiungere.”
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E invece…
Successivamente è arrivato Walter Mazzarri insieme a Cristiano Lucarelli. Stavo trascorrendo delle vacanze con la mia ex moglie e i figli quando ho iniziato a ricevere telefonate dal presidente Spinelli e da Cristiano. Poi mi ha contattato anche il mister Walter Mazzarri, che mi ha dato un’ottima impressione. Ho visto la squadra, composta in gran parte da miei ex compagni, e ho pensato che potessimo puntare a qualcosa di grande, cosa a cui prima non avevo mai pensato. Il mio obiettivo iniziale nel 1999 era di riportare il Livorno in Serie B. Dopo l’incontro con Mazzarri, ho creduto che potessimo vincere il campionato e andare in Serie A, e così è stati. Abbiamo vinto in un campionato lungo e difficile, con ben 46 partite.”
Un campionato infinito di 46 partite…
“Avevo 37 anni e ho giocato tutte le 46 partite. Ero uno dei pochi, insieme ad alcuni portieri, a non saltare neanche una partita. A quel punto, ci siamo qualificati per la Serie A, in un campionato con club storici come Fiorentina, Napoli, Torino e altri. È stata una impresa straordinaria.”
Coppia Lucarelli-Protti, un’intesa immediata. È stato il compagno d’attacco con cui ti sei trovato meglio?
“Sì, abbiamo avuto un’intesa immediata. Ci è voluto un po’ per adattarci, dato che Cristiano era abituato a giocare in modo più individualista rispetto a me. Con il tempo, abbiamo iniziato a sviluppare una buona connessione in campo.”
All’inizio segnavi di più tu, lui è partito più lentamente…
“Infatti, segnavo io mentre lui entrava in forma più tardi. Cristiano è intelligente e ha capito subito che doveva collaborare con me. Dicevo sempre agli attaccanti di giocare in funzione del loro compagno, essere armoniosi.”
Qual è stata la festa più grande, quella per la B o per la A?
“A Livorno, sicuramente per la B. A livello nazionale, la promozione in Serie A ha avuto più risonanza, ma per i tifosi è stata una liberazione, un sogno realizzato.”
L’anno successivo in Serie A ci sono state difficoltà, segni 6 gol in 27 partite. Ti sentivi in forma?
“Il campionato era iniziato male, ma avevo 38 anni e pensavo di essere in forma. Ma la Serie A è più difficile, ho comunque segnato 6 gol e aiutato Cristiano a diventare capocannoniere con 24 gol.”
Ricordo il tuo ultimo gol contro la Juve, un salto simile al primo gol di Pelè nel ’70…
“Sì, è stato un bel momento. Ho affrontato difensori molto forti come Cannavaro, Materazzi, Nesta e altri, e ricordo che Baresi mi citò come un giocatore che lo impressionava.”
Non hai mai giocato per la nazionale, pur essendo del ’67 come Baggio e Zola…
“Proprio così, eravamo in un’epoca con molti talenti. È importante riflettere su come stiamo formando i giovani calciatori oggi.”
Che cosa rende speciale Livorno per te?
“Livorno è come un amore; ha una grande passione. Mi ha attratto la sua autenticità, e sono sempre stato attratto dalla lotta.”
Quali sono i tuoi posti preferiti a Livorno?
“Ho vissuto a Livorno solo 3 anni, ma i miei posti preferiti sono lo stadio e il lungomare, specialmente durante i tramonti di settembre.”
Un tuo tifoso, Diego Perez, mi ha chiesto del tuo litigio con gli ultras…
“Fu una litigata di gelosia. A Messina, tornai dopo 10 anni e fui accolto calorosamente. Poi, nonostante la sconfitta, sentii offese e mi sembrò strano. Dopo una chiacchierata, capii che era una gelosia verso il mio affetto per altre città.”
Sognavi di giocare a calcio quando eri giovane?
“Sì, da piccolo sognavo di giocare con il Milan. Avevo molto nervosismo prima delle partite, ma ho imparato a gestirlo nel tempo.”
Dal 2005 a oggi, cosa hai fatto?
“Dopo il ritiro, mi sono allontanato dal calcio e ho avviato alcune attività. Ho anche lavorato come osservatore in Serie A, poi come dirigente al Tuttocuoio e successivamente sono tornato a Livorno. Ora sono a casa e mi godo la mia famiglia, essendo diventato nonno.”
I tifosi si fidavano di te quando eri in campo?
“Sì, credo di sì. Mi vedevano come un ultras in campo. Spero di non sbagliarmi, ma sono certo di questo.”
René Pierotti
