Un uomo, una divisa, una carriera trascorsa in mare. E una lotta che dura anni per ottenere il riconoscimento di una verità: la malattia contratta non è stata un evento sfortunato, ma il costo del servizio. Oggi questa verità è finalmente consolidata.
Dopo tre gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiuso il caso di Claudio Apicella, 78 anni, residente a Porto Santo Stefano (GR), confermando in modo definitivo il riconoscimento dello status di vittima del dovere per l’ex finanziere di mare, esposto all’amianto durante il servizio sulle navi della Guardia di Finanza a Taranto, Palermo e Porto Santo Stefano. Questa decisione non riguarda solo lui, ma apre la strada a centinaia di militari che per anni hanno operato su navi e motovedette della GDF, senza piena consapevolezza dei rischi associati all’amianto.
La battaglia legale di Apicella si è conclusa con una vittoria totale. Il Tribunale di Grosseto aveva già riconosciuto il diritto allo status di vittima del dovere e ai benefici stabiliti dalla legge. Questo riconoscimento è stato confermato anche dalla Corte d’Appello di Firenze. Ora, la Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso dei Ministeri dell’Economia e dell’Interno, rendendo irrevocabile la sentenza. I giudici hanno giudicato i risultati degli accertamenti tecnici come completamente affidabili: la malattia – placche pleuriche e asbestosi – è stata causata dall’esposizione alla fibra tossica durante il servizio. “Si tratta di un precedente unico di valore storico: il primo caso di un finanziere di mare riconosciuto vittima del dovere a causa dell’amianto”, spiega l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e avvocato di Apicella, che sottolinea – “Questa decisione rafforza la protezione di tutti i membri delle Forze armate e di polizia che operano in contesti a rischio elevato, aprendo concrete possibilità per chi ha vissuto esperienze simili.”
Il costo del servizio – Per oltre trent’anni, Apicella ha lavorato come motorista e direttore di macchina in ambienti chiusi, come vani motore e tubazioni, dove l’amianto era ampiamente presente e spesso invisibile. Le sentenze hanno riconosciuto che quel servizio – che includeva operazioni contro il contrabbando, il traffico di droga e l’immigrazione clandestina – lo ha esposto a un rischio concreto e duraturo, con effettive conseguenze per la salute.
Una lotta lunga e complessa – La vittoria di Claudio Apicella non è stata immediata. Nonostante il riconoscimento in primo grado, le amministrazioni hanno proseguito il contenzioso nei gradi successivi, costringendo il militare a una lunga battaglia legale durata anni. Un percorso difficile, segnato non solo dalla lotta per far valere i propri diritti, ma anche dall’amarezza di non ricevere subito il riconoscimento della propria situazione dalle stesse istituzioni servite per tutta la vita.
Ad Apicella spetteranno tutti i benefici economici previsti per le vittime del dovere, inclusi gli arretrati accumulati a partire dal 2015. Tra pensioni vitalizie e somme dovute, il riconoscimento economico supera complessivamente i 390.000 euro. Un risultato che rappresenta non solo un risarcimento economico, ma principalmente il riconoscimento di un danno subito durante il servizio. Oggi questa decisione apre una strada: per chi ha servito, per chi si è ammalato, per chi è ancora in attesa di giustizia.
L’ONA offre consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.
