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“Come associazione di pazienti, accogliamo con grande entusiasmo ogni innovazione in ambito di ricerca e applicazione. È indubbiamente un traguardo significativo comunicare l’esistenza di una nuova opzione terapeutica, soprattutto quando questa è già concretamente disponibile in Italia. I pazienti aspettano terapie accessibili. In questo caso specifico, abbiamo a disposizione un’immunoterapia a base di durvalumab, associata alla chemioterapia, nel contesto perioperatorio, ovvero prima e dopo un eventuale intervento chirurgico. Questo offre nuove speranze per ridurre il rischio di recidiva della malattia dopo l’intervento,” ha dichiarato Laura Magenta, assistente alla presidenza dell’Associazione Palinuro, durante un incontro a Milano sulle novità terapeutiche in oncologia dal titolo “Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi”.
“Durante l’incontro di oggi, si è parlato addirittura della possibilità di evitare l’intervento chirurgico in alcuni casi, qualora la terapia neoadiuvante producesse risultati così promettenti da giustificare un’attesa prima dell’intervento. Questa è senza dubbio una novità fondamentale, che ci premureremo di comunicare ai pazienti che si rivolgono a noi, affinché possano valutare, all’interno dei centri di cura, se questa opzione possa essere adatta alla loro situazione.”
“È sempre complesso dialogare con le istituzioni, specialmente quando si tratta di singole patologie. Le richieste che facciamo alle istituzioni sono quindi molto diversificate nell’ambito oncologico – ha spiegato – Ci sono molteplici aspetti da considerare, come i percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali, dove come associazione sentiamo la necessità di far sentire la nostra voce. Le istituzioni devono essere pronte a collaborare e a ascoltarci. Un altro aspetto importante è la qualità della vita. Le terapie devono anche garantire una buona qualità della vita. È essenziale tenere in mente le diverse fasi della malattia, poiché non si tratta solo della fase più grave, ma anche di quelle iniziali che possono essere curate, nonostante attualmente ci siano poche opzioni terapeutiche. Infine, è cruciale per il paziente comprendere come affrontare tutto ciò e come continuare a vivere dignitosamente, evitando gravi effetti collaterali e mantenendo la propria vita familiare.”
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