Tumore al seno: 60.000 nuove diagnosi ogni anno e buoni risultati grazie alla prevenzione.

Tumore al seno: 60.000 nuove diagnosi ogni anno e buoni risultati grazie alla prevenzione.

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“Il carcinoma mammario è un campo vasto, ma possiamo concentrarci su quattro sotto-categorie principali. Il tipo più comune è quello ormonosensibile, che rappresenta circa due terzi o tre quarti delle neoplasie mammari e si riscontra principalmente dopo la menopausa: all’interno di questa categoria, vi sono tumori ormonodipendenti che possono avere una proliferazione bassa o alta,” ha dichiarato Paolo Veronesi, capo della Chirurgia Senologica e della Breast Unit all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e presidente della Fondazione Umberto Veronesi, in un’intervista con Marco Klinger per Medicina Top, format televisivo dell’agenzia di stampa Italpress.

Veronesi sottolinea che ci sono diversi approcci terapeutici: “Di solito, i tumori ormonosensibili necessitano di un intervento chirurgico o di radioterapia, nel caso in cui si richieda un approccio più conservativo, insieme a una terapia ormonale. Quest’ultima dipende dallo stato menopausale della paziente: alle donne più giovani può essere prescritto tamoxifene, soprattutto se il tumore è di piccole dimensioni o linearly negativo, oppure si può considerare un trattamento più complesso che prevede l’inibizione del ciclo e l’induzione della menopausa attraverso farmaci; in questo scenario, le prospettive di guarigione sono molto buone, ma dipendono anche dallo stadio iniziale. Quando la proliferazione è più attiva, potrebbe essere necessario aggiungere un trattamento chemioterapico, sia prima che dopo l’intervento.”

Riguardo alla prevenzione del tumore mammario, continua: “Possiamo implementare ottime strategie preventive, poiché la crescita solitamente non è rapida e quindi è raro che sfugga ai controlli regolari: sfortunatamente, vi sono anche forme di tumore molto aggressive che emergono tra i controlli e sfuggono alla prevenzione, mentre i tumori ormonali sono facilmente identificabili quando sono piccoli, poiché tendono a crescere lentamente nel tempo. L’aspetto di uno studio multicentrico è, naturalmente, quello di reclutare un numero maggiore di pazienti in un tempo ridotto: il nostro obiettivo è anticipare uno studio genomico che di solito viene offerto ai pazienti post-intervento in caso di tumori con proliferazione attiva, per valutare se ci possa essere un reale beneficio da un trattamento chemioterapico; questo approccio permette di eseguire il test prima dell’intervento chirurgico, per stabilire se la paziente sia idonea a una chemioterapia neoadiuvante o a una terapia ormonale, oppure se debba procedere direttamente all’intervento.”

Paolo Veronesi riflette poi sull’eredità del padre Umberto, sottolineando come “mio padre non è stato solo un genitore per me ma anche un punto di riferimento per tutti i senologi italiani e per chi si occupa di questa patologia: ha insegnato l’importanza di rispettare la femminilità e l’immagine della donna, ha introdotto approcci chirurgici conservativi, ha guidato ricerche sulla conservazione dei linfonodi e sulla possibilità di evitare la radioterapia post-intervento; a lui dobbiamo anche la ricostruzione mammaria e la chirurgia oncoplastica, evidenziando l’importanza della qualità della vita e dell’aspetto estetico per minimizzare il disagio collegato all’asportazione dei linfonodi. Un altro insegnamento di mio padre era di non fermarsi mai: posso ricordare che ogni volta che concludevamo uno studio scientifico, lui ci incoraggiava a proseguire. Era sempre pronto a innovare: anche negli ultimi anni della sua vita, quando sapeva che uno studio sarebbe potuto rimanere incompiuto, continuava a proporlo e successivamente lo abbiamo portato a termine noi. I medici di oggi hanno accesso a tecnologie che mio padre non poteva nemmeno immaginare: hanno la possibilità di accedere a informazioni più dettagliate rispetto a un tempo. Credo, tuttavia, che l’aspetto umano sia ugualmente fondamentale, soprattutto per creare empatia con i pazienti e comprendere le loro aspettative, progetti per il futuro e desideri, il che ci consente di adattare le terapie alle loro esigenze, sempre rispettando i principi della correttezza scientifica. Un altro elemento importante è l’esame clinico: spesso oggi ci si concentra sugli esami ma si trascura l’importanza di visitare la paziente e costruire un rapporto personale. È altrettanto cruciale prendere in considerazione gli esami diagnostici: al giorno d’oggi, si tende a leggere i referti senza dedicare attenzione alle mammografie, mentre io e mio padre non avevamo accesso a mammografie digitali e studiavamo le lastre stampate con la lente.”

Infine, Veronesi conclude parlando delle attività della Fondazione Umberto Veronesi, evidenziando che “ci stiamo impegnando a fondo in tema di prevenzione: ci sono ancora lacune nella prevenzione primaria, specialmente riguardo gli stili di vita; per quanto riguarda la seconda forma di prevenzione, stiamo cercando di capire perché molte donne, soprattutto nel centro-sud, non desiderano sottoporsi a questi esami, nonostante le invitiamo a farli gratuitamente; talvolta abbiamo ricevuto risposte indicando una paura di scoprire una malattia e dover affrontare un intervento chirurgico, ma questo è un approccio culturale errato, poiché, se riesce a essere diagnosticata una malattia in fase iniziale, è sufficiente un intervento rapido in un Day Hospital.”

– foto tratta da video Medicina Top –

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